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SIENA RINASCE NEI “CAVALLI D’AUTORE” DI CLAUDIA NEROZZI

News inserita il 20-10-2020 - Attualità

In mostra al Santa Maria della Scala quattro opere della pittrice panterina

Il messaggio lanciato è quello di una rinascita, sociale e culturale al tempo stesso, attraverso la quale Siena torni a riappropriarsi della sua smarrita quotidianità. Dai quadri di Claudia Nerozzi, esposti fino al 31 ottobre al Santa Maria della Scala nell’ambito della rassegna Cavalli d’autore, scaturisce l’idea che la città, segnata dai mesi del lockdown ed alle prese con un’attualità di timore ed incertezze, possa, anzi debba, rialzare la testa facendo leva sulle proprie tradizioni e su quelle eccellenze che la caratterizzano per imboccare la via d’uscita dal tunnel.
Classe 1987, senese e panterina, Claudia Nerozzi ha un rapporto speciale con i cavalli. Influenzano la sua arte pittorica da sempre, come soggetti ritratti o come frutto di fantasia non fa differenza, ciò che conta è la loro presenza. Durante l’edizione 2019 di Cavalli d’Autore, aveva affascinato i visitatori con due opere, dedicate rispettivamente ai barberi Preziosa Penelope e Remorex, quest’anno lo spazio a lei dedicato si amplia con quattro nuove opere, che Claudia La Pittrice, come ama farsi chiamare, ci racconta all’indomani dell’inaugurazione della mostra: “Riflessi del futuro - spiega Claudia Nerozzi - ho iniziato a dipingerlo durante i giorni del lockdown. Su consiglio di Alessandro, ho scelto l’occhio di Queen Winner, cavalla che in quel periodo era in dolce attesa e che poi è diventata mamma: nello sguardo del barbero si scorge il profilo del Drappellone, che rappresenta idealmente il futuro, ai bordi del quadro ho poi distribuito pennellate di colore sul pelo dell’animale; citando Tambus, le definirei un arcobaleno che si sbriciola sui colli di Siena e dà vita alle Contrade. Sera insieme nasce invece dalla collaborazione con un fotografo che ha immortalato i panorami delle Crete: è una pittura su stampa di foto su tela, una tecnica per la quale mi sono avvalsa del prezioso contributo di Roberto Bassan, il paesaggio è quello che si scorge da Leonina, al quale ho aggiunto un piccolo ritocco sul profilo di Siena. Sono molto legata a Holiver e Flaminia, un omaggio al rapporto di amicizia ed affetto che esiste tra i bambini ed i cavalli, qualcosa di molto bello e intimo che pure io ho avuto la fortuna di vivere: Flaminia e Massimo Minelli, con grande disponibilità, mi hanno concesso di utilizzare l’opera, della quale sono già proprietari. Espongo poi un mio autoritratto, in cui sono vestita dalla facciata del Palazzo Comunale ed ho una farfalla che mi si posa sul braccio, quest’ultimo un richiamo simbolico al cambiamento, verso una nuova vita: l’ho eseguito riappropriandomi, dopo anni, della tecnica con colori ad olio e l’ho intitolato Siena rinasce, auspicando appunto una rinascita della città dopo i due mesi trascorsi al chiuso delle mura casalinghe e un’estate trascorsa senza Palio. Il profilo del cavallo che mi affianca, e che guarda anch’esso al futuro, è quello di Tornasol.
Facciamo un passo indietro. Come e quando nasce la vena artistica di Claudia Nerozzi?
Non ho un ricordo di me, bambina, senza matite, colori, fogli e cartoncini: è una passione innata, non soltanto legata alla pittura dato che ho seguito anche studi che indirizzavano verso la scultura, però con il passare degli anni mi sono riscoperta pittrice e da quel momento, indicativamente dal 2004, ne ho fatto la mia attività. È stato un percorso complesso, e continua ad esserlo per tanti motivi, ma ho avuto alle spalle una famiglia eccezionale, che negli anni mi ha sempre sostenuto in questa scelta, incoraggiandomi ad andare avanti. Credo che quell’espressione, vena artistica, sia spiegabile nel mettere se stessi interamente al servizio di ciò che si dipinge: la mano, in definitiva, altro non è che un tramite tra il pennello ed il cuore.
C’è un humus fortemente senese a caratterizzare le sue opere…
La Città, volutamente con lettera maiuscola, la Contrada, il Palio, il cavallo li abbiamo nel sangue. Interpretarli e rappresentarli lo ritengo un dare forma alle forti emozioni e sensazioni, uniche ed inimitabili, che caratterizzano la nostra vita di senesi. Non è come svolgere un lavoro quotidiano, non sono semplici soggetti da ritrarre, è la trasposizione artistica del proprio Dna.
Ci racconta il suo rapporto con i cavalli?
Con Iron Horse, il mio cavallo, c’è lo stesso rapporto che si ha con una persona di famiglia. Si va d’accordo, si discute, soprattutto si cerca sempre di comprendersi. I cavalli ti insegnano l’amicizia, il rispetto e, per quanto possa sembrare scontato, l’amore: un amore a trecentosessanta gradi perché, non avendo la parola ma facendosi capire in qualsiasi modo, ti spingono ad accettare i limiti propri e quelli altrui. Ho iniziato a studiarli da piccola, in coincidenza di una malattia contratta in tenera età, e questo mi ha portato a volerli rendere protagonisti dei miei quadri.
Tra i suoi soggetti preferiti, i barberi del Palio…
Sono molto legata a Berio, perché ha rappresentato un periodo nel quale ho iniziato seriamente a lavorare con i cavalli da Palio: era il barbero ritratto sul mio Drappellone, nel 2013, e sono stata molto contenta di aver donato quest’anno al suo proprietario, Marcello Roti, un bozzetto che riguardava proprio quel particolare. Cito anche Preziosa Penelope, che per me è un’amica, una vera e propria portafortuna, e della quale mi porto sempre dietro un oggetto che la riguarda. Infine Remorex, col quale grazie a Massimo Columbu ho costruito lo scorso anno un piccolo rapporto confidenziale.
Ha accennato al Drappellone dipinto per il Palio di luglio 2013. Cosa ha significato per la sua carriera?
È stata una bomba emotiva. Un’immensa soddisfazione, certo, perché essere stata scelta, a soli 26 anni, tra quasi 150 artisti rappresentava un successo, e per motivi personali era pure un punto di partenza, di rinascita: considero quei mesi di intensa ed emozionante attività sulla seta come un periodo di gestazione, poi, al suono delle chiarine dentro il Cortile del Podestà ed alle reazioni della gente di fronte al mio Palio, ho capito che questo “figlio” ormai era pronto a crescere, da solo.
Il giudizio dell’Entrone, immediato e senza filtri, è qualcosa di irrituale se paragonato ai tempi, lunghi e riflessivi, di una normale critica d’arte…
La manifestazione di un mancato apprezzamento provi a metterla nel conto, essere senesi e conoscere le regole del gioco un po’ aiuta, certo è che sono momenti fuori dalla norma nella vita di un artista. Io ero concentrata sulle facce di persone amiche, cercavo il loro sguardo per capire se il primo impatto li aveva o meno colpiti, ma la reazione fu molto positiva in generale: era un Palio volutamente molto leggibile, volevo che arrivasse a tutti quel concetto di celebrazione del rito e di festa che poi avrebbe coinvolto pochi giorni dopo sul tufo, e negli anni a venire dentro a un museo, la Contrada vincitrice.
È tornata a rivederlo, quel Palio?
Sì e ogni volta sono tentata di abbracciarlo. È come un legame di sangue, lo porti dentro di te per tutta la vita. La Contrada dell’Oca è stata molto affettuosa e disponibile nei miei confronti, li ringrazio per la cortesia con la quale mi accolgono, ogni volta, nel loro museo. Devo dire che fa un certo effetto vedere il mio Palio accanto a quelli di artisti importanti come Marte, Schifano, Mazzieri, Di Benedetto.
Come sta vivendo, il mondo artistico, un’attualità che limita fortemente il contatto diretto con il pubblico?
È un momento molto difficile, lo è per tutti. L’arte, nello specifico, purtroppo non rappresenta un genere di prima necessità e gli effetti negativi di questi mesi, a livello lavorativo, si stanno facendo sentire: continuano a passare annunci di misure di sostegno, quanto però al conforto vero e proprio, quello manca. Esistono limitazioni, è vero, e nessuno è in grado di sapere quando usciremo da questo tunnel, una situazione che impaurisce e paralizza moltissime persone. Forse sarebbe preferibile far passare il messaggio che nel rispetto delle normative, che poi è soprattutto il rispetto di se stessi e degli altri, la vita può comunque andare avanti.
Progetti per il futuro, a Siena, se ne riescono a fare?
In campo artistico a Siena succede ciò che succede altrove, con eventi e mostre che sono stati cancellati in attesa di tempi migliori. Un’esposizione come Cavalli d’autore, per la riuscita della quale è necessario esprimere un forte ringraziamento a Elena Conti e Stefano Berrettini oltre che a tutti gli artisti partecipanti, rappresenta un’eccezione della quale andare orgogliosi: manca quel contesto di ripartenza che tutti auspicavamo, ma è almeno un primo tentativo di riaprirsi al contatto con il pubblico, ovviamente in piena osservanza delle regole contingenti. Parteciparvi è un grande onore, sia perché si svolge in una cornice magnifica quale il Santa Maria della Scala, sia perché si lega ad un’iniziativa di beneficenza che coinvolge la LILT: abbiamo lavorato molto per organizzarlo, sin dal mese di giugno, e quella del Comune di Siena è stata una partecipazione attiva, che credo meriti un plauso. Non possiamo attenderci le presenze della passata edizione, ma la speranza è di avere almeno numeri incoraggianti perché il mondo dell’arte si nutre di incontri, di partecipazione, di relazioni e di emozioni condivise.
Matteo Tasso

 

 

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