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SIENA PIANGE GIORGIO BRENCI, MAESTRO DI BASKET E DI VITA

News inserita il 08-03-2021 - Mens sana

Il grande coach selvaiolo si è spento a 84 anni. Protagonista con la Mens Sana, ma anche con Costone e Virtus

L’ennesimo colpo basso di questi ultimi tempi ci porta via Giorgio Brenci, maestro di basket e di vita per intere generazioni di senesi. Gli almanacchi e le enciclopedie on line lo etichettano come mensanino, vero, ma Giorgio è stato un pilastro di tutta la pallacanestro senese, nato e cresciuto al Costone (come capitato a quasi tutti i selvaioli purosangue) sotto l’ombrello del grande Don Vittorio Bonci e comunque passato anche dalle parti di quella che oggi si chiama Piazzetta Perucatti, alla Virtus, perché sì, diciamolo senza retorica, Brenci era un patrimonio di tutta la palla a spicchi della città.
Credo siano appena una manciata i ragazzi senesi che hanno giocato a basket senza passare sotto il suo sguardo, non abbiano abbassato il capo davanti ai suoi berci e non si siano presi qualche sua “trattenuta” (si acquisiva coscienza di tante cose in questo modo, se del caso anche dei propri limiti, e questo evitava che genitori invadenti proiettassero inutili e dannose aspettative sui propri bimbi), sì perché Brenci è stato più di ogni altra cosa un talent scout e con i giovani ha trascorso gran parte della propria vita in palestra. Non sono in grado di raccontarvi, un po’ per l’emozione del momento un po’ perché non l’ho vissuto, il Giorgio Brenci degli anni Sessanta (il racconto che raramente dispensava sul derby perso dal suo Costone contro la Mens Sana nel ’67, quello che per anni non ha fatto dormire mezza città, era un concentrato di incazzatura e sorrisi ed è una testimonianza che mi porto dentro), e dei primi anni Settanta, chiedo venia ma sicuramente ci sarà chi potrà farlo, e bene, al mio posto in queste ore. Inizio a ricordarmelo bambino, io ovviamente, alla guida di una Mens Sana che mette in scena un basket frizzante e spettacolare e torna in A1, l’anno è il 1978 e il profeta di quella promozione, italianizzandone il nome, si chiama come lui, Giorgio, mentre di cognome fa Bucci: Brenci è subentrato (gli capiterà anche l’anno dopo, per qualche settimana, con Zorzi) all’amico di sempre, Ezio Cardaioli, del quale è assistente da una vita, un leit motiv che ricorrerà anche negli anni a venire, ad esempio nell’estate del 1981, quando ripartendo dall’A2 la Mens Sana lo chiama a fare il capo allenatore dopo un anno nato male e finito peggio che ha visto il Carda messo sulla graticola da buona parte dell’ambiente, ma pure nell’inverno tra il 1988 ed il 1989, quando di nuovo viene dato in fretta e furia il benservito al prof. Ezio e Brenci quasi compie il miracolo di promuovere i biancoverdi dalla B. Vince nove partite in fila, Giorgio, ma gli sfugge di mano la decima, in casa contro Sassari, e questo comporta non avere il fattore campo nei playoff, proprio contro Sassari: diversamente, forse, avrebbe riportato lui la Mens Sana in A, cambiandone la storia moderna perché non sarebbe arrivato il povero Dado Lombardi e…vabbè, chissà….con i se ed i ma non si fa la storia, è risaputo.
Ho avuto la fortuna di conoscere a fondo Giorgio Brenci qualche anno dopo, come commentatore tecnico delle partite probabilmente più belle di tutta la nostra storia mensanina. Abbiamo raccontato assieme per Canale 3 sette degli otto scudetti della Mens Sana, un privilegio nel privilegio seppur non fossimo Flavio Tranquillo e Dan Peterson, anzi, tutt’altro: Giorgino, perché lo chiamavamo tutti così alla Mens Sana (dove era rimasto ad allenare i ragazzini), arrivò dopo un paio di partite del campionato 2006/2007 (prima di lui avevo accanto Cardaioli, la storia si ripeteva anche dietro ad un microfono…), presentandosi così, in quattro e quattr’otto, “Allora Matteo, ascolta, io non ho mai fatto una telecronaca, comunque te commenti le azioni e io guardo quello che succede in campo, iniziamo e basta”. Potrei riempire un libro di aneddoti sui suoi interventi al microfono in quegli anni, dal “siamo Campioni d’Italia” sussurrato, col groppo in gola, dopo il canestro da quattro di Kaukenas contro la Virtus Bologna, al “caro…caro…caro…non mi viene il nome…sì, ecco, caro Matteo, io non so più dove siamo, parla te” detto non so se al secondo o terzo supplementare dell’infinita semifinale con Roma, a qualche schermaglia/intemperanza nei confronti di un ben individuato playmaker avversario durante la finale del 2011, che costrinse il buon Riccardo Caliani ed i tecnici di Canale 3 a bippare l’audio prima della messa in onda registrata. Ciò che, però, ho imparato di tecnico in quegli anni grazie ai suoi consigli rappresenta un patrimonio che conservo gelosamente, anche adesso che sono costretto a scrivere un pezzo del quale avrei volentieri fatto a meno.
Brenci se n’è andato stanotte, a 84 anni. Faccio, anzi facciamo le condoglianze a tutta la sua bella famiglia e spero che la Mens Sana di oggi (ma anche le altre società senesi) sappiano ricordarlo come merita, adesso che seppur a fatica si è tornati a giocare a basket.
Nel paradiso degli allenatori, lassù, tutti lo aspettano per imparare a “fare bilancia difensiva”. Ciao Giorgio!
Matteo Tasso

 

 

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