Il gol del Prato all’89’ spezza l’equilibrio e indirizza la gara playoff. Voria: “Non è una sconfitta, ma un punto di partenza”. Lipari: “C’è orgoglio per il nostro percorso”

Nel dopo partita del playoff tra AC Prato e Siena FC, terminato 1-1 nei tempi regolamentari e deciso ai supplementari con il 3-1 finale a favore dei padroni di casa, in sala stampa hanno prevalso emozione, orgoglio e rammarico. Da una parte la soddisfazione del Prato per una vittoria conquistata in rimonta, dall’altra la delusione del Siena per un sogno svanito a pochi secondi dal traguardo.
Il tecnico bianconero Voria ha analizzato con lucidità una sconfitta maturata soltanto dopo il 90’. «Il gol preso a un minuto dalla fine lascia l’amaro in bocca perché la partita era praticamente finita», ha spiegato, sottolineando però come il percorso della squadra resti motivo di grande orgoglio. «Per me questa non è una sconfitta, ma un punto di partenza».
Voria ha ringraziato il gruppo per il sacrificio mostrato anche in condizioni fisiche complicate: «Avevamo diversi problemi e gestire 120 minuti era difficilissimo.

Non è mancata una domanda sulle sostituzioni, meno incisive rispetto ad altre occasioni: «Sono entrati in una fase della gara molto difficile. Il Prato doveva rimettere la partita sui suoi binari e loro hanno fatto ciò che potevano». Anche sull’espulsione arrivata nel finale il tecnico ha preferito non puntare il dito: «Era tensione agonistica, non cattiveria. Il giocatore si è subito scusato».
Guardando al futuro, l’allenatore ha confermato che il club ha già iniziato a pianificare la prossima stagione. «Questo gruppo è valido e lo ha dimostrato. La società aveva già impostato un percorso di crescita graduale e adesso dovremo accelerare». Voria ha inoltre parlato del rapporto costruito con tifosi e squadra: «Da quando sono arrivato siamo riusciti a ricreare un feeling che si era perso. Mi dispiace soprattutto per l’ambiente, perché un risultato straordinario avrebbe dato ulteriore entusiasmo».
Tra i protagonisti del Siena anche l’attaccante Lipari, autore di un finale di stagione in crescendo. Il giocatore ha parlato di «grande orgoglio» per il percorso compiuto dalla squadra dopo mesi difficili: «A gennaio eravamo vicini ai playout, oggi siamo usciti al 90’ da una potenziale finale playoff contro una squadra forte».
Lipari ha evidenziato la trasformazione vissuta sia sul piano personale sia collettivo: «Negli ultimi mesi ho trovato continuità e fiducia. Quando fai gol tutto diventa più semplice, ma il merito è sempre della squadra». L’attaccante ha però preferito non sbilanciarsi sul futuro: «Dopo una partita così c’è troppo dispiacere per pensare già al prossimo anno».
Sul confronto con il Prato, Lipari ha riconosciuto la maggiore fisicità degli avversari, ma ha ribadito l’equilibrio tra le due squadre: «Nei 90 minuti abbiamo pareggiato tutte le sfide disputate contro di loro. Credo che siamo sullo stesso livello, anche se oggi complimenti a loro perché hanno passato il turno».
Sul fronte opposto, il tecnico del Prato Dal Canto ha celebrato una vittoria sofferta ma meritata. «È stata una partita tirata, come avevo previsto. La squadra ha creato tante situazioni e alla fine penso che abbia meritato». Dal Canto ha ammesso che il rischio eliminazione era stato concreto: «Se non pareggiamo all’89’ con D'Orsi oggi staremmo parlando di una sconfitta».
L’allenatore biancazzurro ha elogiato la reazione mentale dei suoi dopo il gol subito: «Ogni tanto fa bene andare sotto per testare la capacità di reagire». Decisivo, secondo Dal Canto, anche l’impatto dei cambi e la scelta di mantenere un atteggiamento offensivo fino alla fine: «Ho preferito inserire la terza punta per non dare un messaggio sbagliato alla squadra».
Parole importanti anche per il gruppo e per chi ha trovato meno spazio durante la stagione: «Questo è un gruppo unito. Non so se siano i risultati a creare il gruppo o il gruppo a creare i risultati, probabilmente entrambe le cose». Infine, il tecnico ha dedicato un pensiero speciale ai tifosi del Prato: «La gente ha dimostrato un senso di appartenenza straordinario. È facile identificarsi nelle vittorie, loro invece ci sono stati sempre».
Christian Carapelli




































