SIENA, FALSE FATTURE NELL'EDILIZIA: SEQUESTRO DA 438MILA EURO

News inserita il 25-08-2026 - Cronaca Siena

La Guardia di Finanza indaga su operazioni per 1,185 milioni tra due imprese edili. Il Gip dispone il sequestro preventivo per l’imposta ritenuta evasa

Un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti tra due imprese edili della provincia di Siena ha portato al sequestro preventivo di beni per 438.240 euro. Il provvedimento, disposto dal Gip su richiesta del pubblico ministero, riguarda una ditta individuale e tre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare sottoposte a indagine.

L’attività, condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Siena sotto la direzione della Procura della Repubblica, trae origine dagli accertamenti effettuati nei confronti di due imprese edili della provincia. Secondo l’ipotesi investigativa, nel 2021 tra le due aziende sarebbero intercorse fatture per operazioni inesistenti nell’ambito di lavori riconducibili al cosiddetto “bonus facciate”, l’agevolazione fiscale collegata agli interventi di recupero o restauro delle facciate degli edifici situati in determinate zone.

Nel corso delle verifiche, i finanzieri del Gruppo di Siena hanno rilevato alcune anomalie. La società che aveva emesso fatture per complessivi 1.185.000 euro aveva dichiarato una perdita di 90 euro, nonostante i ricavi derivanti dai lavori edili. L’impresa che aveva utilizzato quelle fatture, invece, aveva pressoché azzerato il proprio margine di guadagno, dichiarando redditi per 30.000 euro.

Gli accertamenti sono stati quindi estesi ai proprietari degli immobili interessati dagli interventi. Dalle informazioni raccolte sarebbe emerso che i lavori di recupero delle facciate non erano stati realizzati dalla società che aveva emesso le fatture.

Le successive indagini hanno compreso sopralluoghi nelle sedi delle imprese, l’esame delle scritture contabili, la consultazione delle banche dati e la ricostruzione dei flussi finanziari. Secondo quanto riscontrato dalle Fiamme Gialle, la società emittente sarebbe risultata priva di una struttura operativa, senza capannoni, attrezzature e dipendenti, e non avrebbe mai acquistato le materie prime necessarie per effettuare gli interventi.

I lavori, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati invece eseguiti direttamente dalla ditta individuale che aveva utilizzato le fatture e alla quale erano stati affidati gli appalti. L’esame incrociato dei movimenti sui conti correnti bancari e delle fatture emesse e ricevute avrebbe inoltre evidenziato l’assenza dei pagamenti relativi alle fatture per complessivi 1.185.000 euro.

Sulla base degli elementi raccolti, il pubblico ministero ha chiesto l’applicazione della misura cautelare reale. Il Gip ha accolto la richiesta disponendo, nei confronti della ditta individuale e delle tre persone sottoposte a indagine, un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, per un valore di 438.240 euro, somma indicata come corrispondente all’imposta evasa.

Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. In base al principio della presunzione di non colpevolezza, la responsabilità delle persone coinvolte potrà essere definitivamente accertata soltanto con un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

L’attività rientra nell’azione della Guardia di Finanza a tutela del bilancio pubblico e nel contrasto alle condotte fraudolente in materia tributaria, anche attraverso l’analisi delle informazioni disponibili e la ricostruzione dei flussi finanziari.

 

 

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