Lo studio IRES Toscana e CGIL Siena fotografa stagnazione produttiva, crisi industriale e perdita del potere d’acquisto, con un forte aumento del lavoro povero

Siena, economia in rallentamento: stagnazione, export in calo e redditi in perdita
La provincia di Siena affronta una fase economica caratterizzata da stagnazione produttiva, indebolimento dell’export e progressiva erosione del potere d’acquisto dei redditi. È quanto emerge dal nuovo studio presentato da IRES Toscana e dalla CGIL Siena nel corso di una conferenza con il gruppo dirigente sindacale provinciale.
All’incontro hanno partecipato il presidente dell’istituto Maurizio Brotini e il ricercatore Andrea Cagioni, che hanno illustrato i principali risultati dell’analisi sull’economia senese.
Il quadro generale: crescita debole e rischio stagnazione
Secondo lo studio, dopo il rimbalzo post-pandemico l’economia locale ha progressivamente perso slancio. Le previsioni indicano una crescita del PIL pari allo 0,3% nel 2025, inferiore sia alla media nazionale (0,5%) sia a quella regionale (0,4%). Un andamento che, secondo gli analisti, rischia di diventare strutturale.
Nel commentare i dati, la segretaria generale della Alice D’Ercole sottolinea come lo studio confermi le criticità già denunciate dal sindacato: stagnazione produttiva, arretramento dell’export, crisi industriale e un’inflazione superiore alla media nazionale.
Secondo D’Ercole, l’aumento dell’occupazione non tiene conto della qualità del lavoro, sempre più caratterizzato da precarietà e diffusione del lavoro povero. Un ulteriore elemento critico riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali, con oltre 4,7 milioni di ore utilizzate, segno di un sistema produttivo in difficoltà.
Il report evidenzia una trasformazione profonda del tessuto economico senese. Il settore dei servizi resta il principale motore occupazionale, arrivando al 71,8% degli occupati, ma con una crescente diffusione di forme di lavoro instabili e a bassa retribuzione.
Il cosiddetto terziario arretrato rappresenta il 40,3% degli addetti ma produce solo il 26,3% della massa salariale, segnalando uno squilibrio strutturale tra occupazione e redditi generati.
L’industria continua a mostrare segnali negativi: dopo la ripresa del 2021-2022, il settore registra una contrazione del -1,1% nel 2025 e una riduzione delle unità di lavoro rispetto al 2008.
Le costruzioni, dopo la forte espansione legata a bonus fiscali e PNRR, rallentano sensibilmente, mentre l’agricoltura mantiene un andamento discontinuo, con criticità legate anche a forme di reclutamento non sempre trasparenti.
Particolarmente critico il dato sull’export, in forte riduzione rispetto ai livelli del 2023. Parallelamente cresce il ricorso alla cassa integrazione, che nel 2025 segna un aumento del +322% rispetto al 2023, con una concentrazione del 95% nel settore industriale.
Redditi e inflazione: perdita del potere d’acquisto
Il report evidenzia che, nonostante una crescita nominale dei redditi, l’inflazione ne ha annullato gli effetti. Nel periodo 2014-2024 i lavoratori dipendenti registrano una significativa perdita di potere d’acquisto, più marcata nel settore pubblico e particolarmente intensa nel territorio senese (-13,9%).
In controtendenza, alcune categorie del lavoro autonomo registrano aumenti significativi dei redditi nominali, ampliando le disuguaglianze economiche.
Il documento richiama infine il ruolo strategico della Banca Monte dei Paschi di Siena, evidenziando come le trasformazioni del sistema creditizio possano incidere sul tessuto produttivo locale, composto in larga parte da microimprese.
Secondo lo studio, eventuali operazioni straordinarie sull’istituto potrebbero avere ricadute significative sia sull’occupazione diretta sia sull’indotto.







































