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SANT'ANSANO: LA STORIA ED IL MARTIRIO DEL BATTEZZATORE DEI SENESI

News inserita il 30-11-2018

Il 1 dicembre, Siena festeggia il suo patrono.

Il 1° dicembre, Siena festeggia Sant’Ansano, primo patrono cittadino e questa data, da molti anni ormai, segna anche l’inizio del nuovo anno contradaiolo. Alle 17 partirà da Palazzo Pubblico il corteo con le contrade e le rappresentanze civiche che raggiungerà il Duomo dove, alle 17.30, l’Arcivescovo ed i correttori delle 17 consorelle, celebreranno la Santa Messa. Passando ad alcuni cenni di storia sulla figura del nostro Santo, vediamo come Ansano, nato nel 284, apparteneva alla famiglia romana Anicia ed il padre, Tranquillino, era un nobile. Condotto in gioventù al battesimo dalla madrina Massimina, dovette ben presto subire gli orrori delle persecuzioni di Diocleziano, le ultime prima dell’Editto di Costantino del 313 e, assieme alla madrina fu imprigionato. Mentre Massimina morì sotto le torture romane, Ansano riuscì ad evadere dalla prigionia ed al termine della sua fuga giunse, forse per volontà divina, a Siena, dove iniziò la sua opera di diffusione del Vangelo cominciando ad imporre anche i primi battesimi, e per questo motivo acquisì l’appellativo di “battista dei senesi”. La sua fama giunse anche al proconsole Lisia che iniziò una caccia spietata al giovane Ansano che venne nuovamente catturato e rinchiuso nella torre detta delle Rocchette, accanto all’attuale chiesa delle Carceri in Via San Quirico, e condannato ad essere gettato in una pentola di pece bollente che, miracolosamente si rovesciò, spegnendo il fuoco,  non appena Ansano vi fu immerso. Luogo del tentativo di esecuzione fu il cosiddetto Fosso di Sant’Ansano, dove tutt’ora possiamo ammirare una lapide marmorea a testimonianza dell’evento miracoloso. Il proconsole ordinò allora la decapitazione di Ansano, che avvenne il 1 dicembre 304 (o, come riportano alcuni storici, 303) presso Dofana, dove venne eretto un sacello che custodì il corpo del Santo fino al 1108 quando, a seguito di un accordo tra i vescovi di Siena ed Arezzo, nella cui diocesi si trovava allora Dofana, fu condotto, tra grandi festeggiamenti popolari, a Siena, per essere deposto in un altare marmoreo nel Duomo, mentre la testa fu portata, e si trova ancora, nella cattedrale aretina. Il giorno di Pasqua del 1359 un fulmine danneggiò gravemente l’altare del Santo ed anche le sue spoglie subirono gravi conseguenze. Oggi, di Sant’Ansano, rimangono solo il braccio destro, conservato in un reliquiario sopra l’omonimo altare del Duomo senese, il braccio sinistro, nella nostra Pinacoteca, un dito, conservato presso la Pieve di S. Giovanni Battista a Sant’Ansano, comune di Vinci, e la mandibola, visibile al museo dell’Opera del Duomo.

Davide Donnini

 

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