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RIAPRE "CACIO E PERE" E UN COMITATO GIÀ SI LAMENTA. DOVE STA ANDANDO SIENA?

News inserita il 18-04-2019

Forse abbiamo imboccato la via più facile per trasformare una piccola cittadina stimolante in un dormitorio triste

Dove sta andando Siena? Il suo splendido centro storico cambia volto, piano piano ma inesorabilmente. Negozi storici che chiudono dopo cinquant'anni di attività per affitti esageratamente alti, negozietti di seconda classe che li sostituiscono, locali dove si fa musica che chiudono i battenti, bar e locali notturni in diminuzione.
E appena si parla di riapertura di un locale, un comitato di residenti si oppone ''temendo il degrado'', la musica di notte, dal vivo, in via della Stufa Secca...Ma forse non ci siamo accorti che il degrado è in atto, da anni.
Sono passate poche settimane dall'annuncio della chiusura di due locali dove si esibivano band e musicisti dal vivo, due luoghi dove ci si divertiva, ascoltando o suonando musica. Cacio e Pere (peraltro anche sede di eventi culturali come presentazioni di libri, teatro, letture poetiche ed altro) ha chiuso in febbraio, e subito dopo La Diana. Due posti sempre pieni di ragazzi, studenti, turisti ma anche lavoratori trentenni, quarantenni e oltre, due posti dove poteva esibirsi ad esempio chi studia musica a Siena, e lo ricordiamo, sono migliaia di persone (Siena Jazz University, Siena Jazz, Conservatorio e Chigiana contano studenti di ogni paese del mondo). Ma anche tante band di ogni tipo e molte scuole di musica come la Rock Factory, la Diapason, la Music Ensemble. Docenti e grandi nomi ogni anno tengono corsi in città e anche loro sceglierebbero i locali per suonare...se ci fossero.
La bella notizia della riapertura del Cacio e Pere proprio dove si trovava La Diana ha rincuorato molti, ma non sono passate 24 ore che la stampa si è vista invasa di comunicati da parte di tale Comitato Stufa Secca, un centinaio di persone ''che vanno a lavoro la mattina'' (forse questo si dichiara in opposizione ai musicisti i quali, si sa, lavorano di notte...forse non di lavoro si tratta???).
Persone che dichiarano di voler lottare per ''non trasformare la Stufa Secca in un'altra Pantaneto'' (ossia nella strada più vivace e frequentata dagli studenti di ogni dove).
E si appellano al Comune. Che peraltro, proprio il 1 marzo, ha deciso di erogare 100 mila euro annui per far sì che al Siena Jazz University possa partire il biennio di specializzazione tanto voluto e rimandato purtroppo per alcuni anni. “Questa Amministrazione – ha detto il sindaco Luigi De Mossi - crede moltissimo in questa istituzione ed ha contribuito fortemente al compimento e alla realizzazione dell'evoluzione di Siena Jazz come istituzione di alta formazione musicale....gli studenti di Siena Jazz, una volta ottenuto il diploma triennale non saranno più costretti a lasciare la città per studiare altrove ma potranno continuare a farlo qui a Siena”. Perché il futuro della città, va detto e ribadito, dipende da queste istituzioni che nel mondo hanno una noteole reputazione ma che qui a Siena paradossalmente tra la gente non sono certo amate come dovrebbero. Per schemi mentali di chiusura e per interessi di orticello, si rischia di far morire una città che ha ancora tanto da offrire e dove i ragazzi non vogliono arrendersi. Dove i turisti ancora vengono e vogliono divertirsi. Ma è difficile, se si teme la musica dal vivo che rimbomba e la gente che si diverte. Forse abbiamo imboccato la via più facile per trasformare una piccola cittadina stimolante in un dormitorio triste dove gli unici residenti veri hanno sopra ai 70 anni e non vanno al lavoro ogni mattina. Peraltro, molti di loro adorano la musica, ma se non ci sarà più dove suonarla, dovremo rassegnarci a perdere le migliori istituzioni cittadine.

Annalisa Coppolaro

 

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