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REMO CHITI IL FUTURISTA DI STAGGIA, STORIA DI UN ARTISTA VALDELSANO

News inserita il 10-02-2020 - Poggibonsi

Nato e cresciuto all'ombra della rocca ha attraversato il movimento futurista spaziando dalla pittura al teatro

L'occasione è stata la visita alla grande mostra sui futuristi a Palazzo Blu a Pisa appena conclusa, un'antologia sul concetto di futurismo inteso sì nella sua forma di massima espressione artistica, quella pittorica, ma non solo, è stato un movimento completo che ha coinvolto tutte le forme d'arte: letteratura e teatro in primis.
Navigando nel variegato mondo futurista ho incontrato metaforicamente Remo Chiti, conterraneo nato a Staggia Senese nel 1891 trasferitosi per ragioni di studio a Firenze dove la sua passione per l'arte si incontrò con il movimento futurista. Egli come tanti giovani dell'epoca rimase attratto dal concetto di forza e modernità che erano alla base del movimento artistico. Iniziò con la pittura e la critica d'arte, ma iniziò ad appassionarsi alla scrittura nel senso più ampio. Il Chiti era un artista molto eclettico passava dalla prosa alla poesia spaziando dalla lirica al teatro.
Fu proprio il teatro l'arte che lo vide più prolifico, partecipò attivamente all'elaborazione di un'espressione artistica poliedrica e aperta alla contaminazione artistica, tanto da produrre un vero e proprio documentario cinematografico ante litteram sul futurismo intitolato "vita futurista" dove il Chiti recitò in molte scene della pellicola.
Negli anni successivi divenne firma di punta di molti giornali scrivendo e illustrando gli articoli della terza pagina, la pagina culturale dei giornali dell'epoca. La sua ultima opera “Pregiatissimo signore” fu pubblicata nei primi anni 50, quando ormai la corrente futurista stava scomparendo, un'opera la sua, molto lontana da quelle degli inizi dove però permanevano procedimenti e formule stilistiche del futurismo, un testamento artistico per i posteri. Remo Chiti morì nel 1971 venendo ben presto dimenticato, così come la sua corrente artistica legata al periodo fascista e quindi rimossa dall'Italia repubblicana e democratica.
Cento anni dopo, la riscoperta e la consapevolezza che molti concetti esposti dai futuristi nei primi due decenni del XX°secolo sono molto attuali ancora adesso un secolo dopo, mettendo in luce la grande modernità che per l'epoca, fu questo movimento artistico

Filippo Landi

 

 

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