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PAZIENTE DECEDUTO ALLE SCOTTE, MANCATA COMUNICAZIONE TRA OSPEDALE E FAMIGLIA

News inserita il 11-08-2022 - Attualità

I parenti scrivono al Direttore Generale dell'Aou senese

La programmata riorganizzazione del Pronto Soccorso delle Scotte, a Siena, è ottima notizia per gli utenti della struttura ma anche per la città intera, che potrà contare, si spera, su più efficienti risposte alle esigenze dei periodi anche più intensi come quello estivo, di un'estate peraltro particolarmente calda. 

In questo clima di promesse e speranze ci arriva la segnalazione di una famiglia che descrive la recente degenza di due parenti stretti e un black out di informazioni sui due ricoverati, di cui uno giunto in coma e poi deceduto. I fatti si riferiscono a luglio. Ma l'autrice del documento tiene a sottolineare che non si tratta di mancanza di professionalità. La chiama invece grave carenza di comunicazione tra famiglie e ospedale. E raccoglie i suoi commenti in una lettera inviata al direttore generale dell'Azienda ospedaliera senese.

''Non voglio additare nessuno, tantomeno i medici del Pronto Soccorso, bensì il totale silenzio terrificante che è calato dopo il ricovero di mia zia e di mio cognato - commenta la docente di musica Lucia Goretti, autrice della lettera -. Nel primo caso abbiamo saputo solo in ritardo del suo intervento. Nel secondo, ci hanno informato del decesso ma prima non abbiamo purtroppo ricevuto notizie per ben 37 ore. Immaginabile quello che abbiamo passato in quei giorni di black out informativo. ed è un dato che ho riscontrato anche tra parenti e amici che si sono trovati a rivolgersi al Pronto Soccorso del Policlinico senese.

Ho intanto appreso con piacere che si stanno attivando soluzioni volte a ridurre le congestionate attese per l’accesso a quel reparto da parte dei pazienti, e questa è indubbiamente una notizia che solleva  - scrive Lucia Goretti -. Le mie segnalazioni, tuttavia, toccano un altro aspetto. In poco tempo due nostri congiunti sono stati ricoverati, prima mia zia, ai primi di luglio, e poi mio cognato.  Con le disposizioni Covid non è permesso ai familiari l'accesso al reparto, così mia zia ha portato il mio recapito telefonico ai sanitari ed ha chiesto che io venissi informata''.

''Dopo circa 5 ore dal ricovero d'urgenza, intorno a mezzanotte, ricevo una chiamata dal personale sanitario che mi comunica che mia zia si trova in condizioni abbastanza critiche e stanno valutando un intervento, e rimaniamo d'accordo che mi terranno aggiornata. Ma così non è stato. Infatti, 12 ore dopo, mia zia mi chiama per dirmi che ha subito l'intervento. Nessuno del personale mi aveva chiamato per aggiornarmi quantomeno sul fatto che l’intervento era stato effettuato e aveva avuto buon esito. Il resto della degenza nel reparto di Chirurgia d'Urgenza e Traumatologia scorre bene.''

Quello che accade due settimane dopo solleva di nuovo nella famiglia gravi dubbi sul modo in cui l'Aou Le Scotte informa le famiglie dei degenti. Perché sul cognato ricoverato al pronto soccorso in condizioni di coma e poi deceduto il black out informativo è durato ben 37 ore. Eppure comunicare con le famiglie è uno dei punti  cardine di ogni ricovero.

''Dopo la chiamata ricevuta dal personale sanitario intorno alle 2,30 della notte fra il sabato e la domenica, c'è stata un'assenza totale di aggiornamenti fino alle 15 del lunedì (circa 37 ore dopo). Eppure noi abbiamo chiamato molte volte il numero preposto. Alla fine ci viene detto che il nostro numero sarebbe stato consegnato al medico affinché ci chiami. Mai ricevuta alcuna chiamata. Non ci è stato nemmeno permesso di poter andare alle Scotte per chiedere informazioni di persona.''

''La telefonata che ci arriva appunto alle 15 del lunedì è per dirci che la situazione sta volgendo al peggio, infatti stavolta l’epilogo sarà purtroppo infausto, e si verificherà di lì a poco. In quella chiamata si dà per scontato che via via i sanitari, durante la permanenza in Pronto Soccorso, ci abbiano avvisato delle condizioni, quindi mio marito tiene a puntualizzare che nessuno, mai, in quel lungo lasso di tempo ci aveva contattato, neanche dietro nostre richieste. Poi purtroppo la situazione precipita velocemente.

Nella chiamata successiva, in cui ci avvertono del decesso, viene espresso rammarico per la presa di coscienza di non averci tenuti informati. Senz’altro apprezzabile gesto, ma certo non sufficiente a rimediare a una considerevole incuria nella gestione dei rapporti con i familiari.''

 Quindi al dolore della perdita si unisce una sensazione di frustrazione e smarrimento, da qui la necessità di scrivere una lettera all'ospedale e alla stampa. Anche se si ritiene ovvio che la priorità sia curare i pazienti più che comunicare.

''Siamo profondamente convinti che il personale sanitario, tutto, debba prioritariamente e completamente dedicarsi ai pazienti. Siamo altrettanto consapevoli che quel tipo di reparto presenta delle criticità e freneticità tali nel soccorso medico, da non lasciare tempo per fare altro. Però ci sembra importante non misconoscere che dietro al paziente c’è una famiglia che ha diritto di essere aggiornata con una certa frequenza sulla situazione del congiunto, a maggior ragione quando c’è la consapevolezza che siamo in presenza di rischio vita. ''

 E la conclusione di Lucia Goretti ha anche un tocco di amarezza.  

''Sembra impossibile che non esista un sistema per lasciar fare, certamente, ai sanitari il loro prezioso lavoro, ma al contempo fornirsi di personale incaricato come tramite con le famiglie. Qualcuno che sia designato a recapitare ai parenti aggiornamenti sulle condizioni di salute del familiare, con un sistema ritenuto adeguato. Non può essere colpa delle limitazioni pandemiche: ciò poteva essere plausibile agli inizi quando il covid ci colse di sorpresa. Dopo due anni e mezzo, di misure migliorative nei vari campi se ne avrebbero potute prendere, eccome!''

La lettera quindi si chiude con una nota sul lato umano del rapporto tra sanità a paziente, che non può essere trascurato.  

''Chiamiamolo rispetto, chiamiamola doverosa considerazione, chiamiamola come vogliamo, ma c’è e deve restare sacrosanta. Altrimenti si rischia di scivolare nella pericolosa deriva dell’indifferenza.''

Non si è fatta attendere la precisazione dell' Azienda Ospedaliera, che per prima cosa afferma:

''In riferimento alla segnalazione ricevuta, l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese precisa che per quanto riguarda il caso del paziente terminale, poi deceduto in Pronto Soccorso e arrivato già in condizioni gravissime, il direttore del Pronto Soccorso, Giovanni Bova, si è scusato durante il ricovero con il fratello del paziente per i ritardi nella comunicazione con i familiari, aspetto da migliorare e potenziare, informandolo della gravità della situazione. Il paziente, viste le condizioni critiche, è stato ricoverato in isolamento dove il fratello ha potuto vederlo: anche un altro medico gli ha spiegato la gravità della situazione e la condizione irreversibile.''

Poi si precisa che il caso si è svolto proprio nei giorni in cui c'era un afflusso record di pazienti al Pronto Soccorso, questo il commento del professor Antonio Barretta, direttore generale delle Scotte: «L’iper-afflusso registrato in quei giorni non giustifica la mancanza di comunicazione che deve essere prioritaria, sia per rassicurare familiari e caregiver, sia per massima chiarezza e trasparenza sul percorso clinico del paziente. Ci scusiamo quindi nuovamente con la famiglia per non aver fornito informazioni con continuità. Siamo a lavoro – prosegue il direttore generale delle Scotte - per migliorare il Pronto Soccorso sia per quanto riguarda la logistica, con lavori di ampliamento che saranno terminati in autunno e consentiranno di fornire maggior comfort e spazio ai pazienti, anche con percorsi distinti e dedicati, sia per l’organizzazione che consentirà di potenziare anche la comunicazione tra professionisti e familiari. In particolare, le segnalazioni dei parenti e dei pazienti ci aiutano a migliorare il servizio di Pronto Soccorso.''

''Abbiamo infatti già attivato un’area attrezzata esterna per parenti e caregiver - prosegue il professor Barretta - e abbiamo attivato una procedura per la somministrazione di pasti in Pronto Soccorso per chi venisse trattenuto oltre il tempo previsto e potenzieremo gli aspetti relativi alla comunicazione, anche identificando momenti ad hoc di ascolto, d’intesa con il Comitato di Partecipazione e i direttori dei settori interessati e cioè Giovanni Bova per il Pronto Soccorso e Maria Serena Beccaluva per il Dipartimento delle Professioni Infermieristiche. Ci scusiamo per i ritardi di comunicazione che possono verificarsi e comprendiamo che, a causa delle restrizioni Covid e delle indicazioni imposte dalla normativa, sia difficile non essere accanto ai propri cari durante l’accesso in Pronto Soccorso e, quindi, miglioreremo gli aspetti relazionali e di comunicazione".  

il comunicato quindi si conclude precisando che ''la famiglia è stata contattata successivamente anche dall’URP dell’Aou Senese per ulteriori approfondimenti del caso''.

Annalisa Coppolaro

 

 

 

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