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NON AUTOSUFFICIENZA, ALLARME DELLO SPI CGIL TOSCANA

News inserita il 08-05-2026 - Attualità Siena

Il sindacato: "Il caso di Siena è solo la punta dell’iceberg: tra costi insostenibili e povertà crescente, l’assistenza non può gravare solo sulle famiglie"

Il caso del pensionato senese Fabrizio Pinassi, rimasto con appena 132 euro al mese dopo aver sostenuto la quota sociale per la moglie in RSA, accende i riflettori su una crisi che non riguarda un singolo episodio, ma un fenomeno sempre più diffuso. A intervenire è lo SPI CGIL Toscana, che parla apertamente di una “emergenza sociale strutturale”.

Secondo il sindacato dei pensionati, quanto accaduto a Siena rappresenta “la punta di un iceberg vastissimo e profondo”. In una regione tra le più anziane d’Italia, l’intreccio tra aumento delle rette, pensioni ferme, costi delle strutture residenziali e lunghe liste d’attesa sta producendo effetti sempre più pesanti sulle famiglie.

Le rette delle RSA, divise tra quota sanitaria (a carico del sistema pubblico regionale) e quota sociale (a carico degli utenti e dei Comuni), possono arrivare oggi a cifre comprese tra i 3.500 e i 4.000 euro mensili. Un livello che, a fronte di pensioni medie spesso ferme tra i 1.200 e i 1.300 euro lordi, rende il sistema di compartecipazione sempre più difficile da sostenere.

Il fenomeno, sottolinea lo SPI CGIL Toscana, si inserisce in un quadro più ampio di crescita della povertà tra gli anziani, già evidenziato in diversi studi e iniziative sindacali. Molti pensionati, oltre a non riuscire a far fronte ai costi dell’assistenza per i familiari non autosufficienti, sono costretti a rinunciare a spese essenziali come cure mediche o riscaldamento.

“È inaccettabile che una vita di lavoro si concluda con la paura di non poter vivere dignitosamente a causa della malattia di un coniuge”, denuncia il sindacato.

Di fronte a questa situazione, lo SPI CGIL Toscana avanza una serie di richieste precise: revisione dei criteri di compartecipazione alle rette per garantire maggiore equità; potenziamento dell’assistenza domiciliare e di modelli abitativi alternativi come co-housing e condomini solidali; rafforzamento della medicina territoriale e della prevenzione per favorire l’invecchiamento attivo; e soprattutto il rifinanziamento strutturale del Fondo per la Non Autosufficienza, sia a livello regionale che nazionale.

“Il dolore vissuto a Siena è lo specchio dello sconforto di migliaia di anziani lasciati soli”, conclude lo SPI CGIL Toscana. “Serve una riforma profonda e immediata: la non autosufficienza deve diventare una priorità politica, non un problema scaricato sulle famiglie. Non c’è più tempo da perdere”.

 

 

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