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MEDICINA E SALUTE: SCOMPENSO CARDIACO, 86MILA PERSONE NE SOFFRONO IN TOSCANA

News inserita il 05-11-2020 - Attualità - Rubrica Medicina e Salute

Partita ieri l’importante campagna di sensibilizzazione

È partita ieri da Firenze l’importante campagna di sensibilizzazione sullo scompenso cardiaco “LUI BATTE PER TE, TU BATTITI PER LUI”. La scelta della piazza per il kick off non è casuale. In Toscana vivono infatti circa 86mila persone con scompenso cardiaco, il 2,3% della popolazione regionale: una prevalenza superiore alla media italiana dovuta in parte al fatto che qui vive una popolazione relativamente più anziana che nel resto d’Italia. Nel 2019 sono stati oltre 60mila i ricoveri causati da questo complesso quadro di sintomi che, se non curato in maniera adeguata e tempestiva, porta a rapido peggioramento delle condizioni di salute. Si tratta di pazienti anziani, per lo più over75, spesso affetti anche da altre patologie. Il 10% dei pazienti muore a 30 giorni dal ricovero e fra quanti ritornano a casa il 17,3% ha bisogno di essere nuovamente ricoverato entro un mese dalle dimissioni (fonte: ARS Toscana). A soffermarsi sulla situazione dei pazienti con scompenso cardiaco in Toscana è stata la prima tappa del roadshow organizzato nell’ambito della campagna “LUI BATTE PER TE, TU BATTITI PER LUI”, promossa dal gruppo di lavoro di specialisti del calibro di Gianfranco Gensini, Francesco Musumeci, Gino Gerosa e Fabrizio Oliva per portare all'attenzione dei cittadini e delle Istituzioni la necessità di una maggiore informazione sullo scompenso cardiaco e una migliore gestione dei pazienti. Un bisogno messo in evidenza con precisione da un'indagine realizzata dall’Istituto di Ricerca IPSOS, che ha coinvolto specialisti e popolazione e ha individuato i nodi critici del percorso del paziente scompensato. Primo fra tutti una mancanza di coordinamento fra le diverse figure professionali coinvolte nella cura di questa condizione, tutte importanti per gestire al meglio il paziente, ma spesso lasciate senza tutti gli strumenti necessari per svolgere al meglio il loro ruolo. A tutto ciò si aggiunge una scarsa sensibilità e conoscenza da parte dell'opinione pubblica. Mentre appena il 25% dei toscani sa che la prima causa di morte è costituita dalle malattie cardiovascolari e non dai tumori, il dato ancora più allarmante è quello relativo alla conoscenza dello scompenso cardiaco: ben il 75% dei toscani, infatti, non ha alcuna idea di cosa sia lo scompenso cardiaco.

“Lo scompenso è una condizione cronica. Pertanto, il ricorso all’ospedalizzazione è un campanello d’allarme della mancata gestione ottimale del paziente”, afferma Gianfranco Gensini, Presidente ITAHFA, Direttore Scientifico dell'IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni e coordinatore del gruppo di lavoro della campagna “LUI BATTE PER TE, TU BATTITI PER LUI”. “É importante che gli operatori siano maggiormente consapevoli della gravità di questa condizione e che siano a conoscenza di tutte le opzioni terapeutiche disponibili. D'altra parte, è necessario che il Sistema Sanitario sia in grado di prendersi carico di questi pazienti in maniera completa, senza tralasciare alcuna possibilità”.

Questo il tema centrale emerso dal primo incontro della campagna, tenutosi ieri, a cui hanno partecipato portando il loro contributo numerosi rappresentanti regionali delle principali società scientifiche e categorie coinvolte nella gestione del paziente scompensato.

L’INCONTRO: la malattia e le terapie

Lo scompenso cardiaco, o insufficienza cardiaca, è una condizione molto complessa, progressiva e spesso “silenziosa”, in cui il cuore non riesce a fare arrivare il giusto apporto di sangue a tutto il corpo. Generalmente si sviluppa a seguito di altre patologie cardiovascolari che rendono il muscolo cardiaco più debole e “rigido”. Negli over 65 è la prima causa di ricovero ospedaliero[1].

L'indagine IPSOS svela anche la percezione degli italiani nei confronti dei diversi trattamenti, tutti chiaramente indicati come molto efficaci: da quelli elettrici (impianto di defibrillatori o di pacemaker) a quelli farmacologici, da quelli chirurgici (interventi di bypass, angioplastica coronarica, riparazioni valvolari) e all’impianto di dispositivi meccanici come il VAD (Ventricular Assist Device, dispositivi di assistenza ventricolare, dunque sistemi che fanno le veci del cuore), fino ad arrivare al trapianto di cuore. Appare però evidente che in pochi sappiano ad esempio cosa sia un VAD: il 97% dei toscani non ne ha mai sentito parlare. Allo stesso modo anche fra i medici di base il VAD, nonostante le eccellenti prestazioni, è scarsamente conosciuto: 1 su 3 non ne ha mai sentito parlare, mentre gli specialisti indicano come barriera al suo utilizzo il numero limitato di centri in grado di gestire il dispositivo.

È urgente migliorare la conoscenza degli operatori. Se il mondo cardiologico è consapevole di ciò che oggi si può offrire al paziente minore è la conoscenza su tutti gli operatori sanitari e da parte della popolazione. Una diagnosi non tempestiva e il conseguente ritardo nell’invio del paziente idoneo al percorso adatto rischiano di incidere negativamente sul processo di cura”, sottolinea Giancarlo Casolo, presidente di ANMCO Toscana. “Quando le migliori terapie farmacologiche non possono offrire altro al paziente occorre infatti poter accedere alle terapie più avanzate di supporto alla circolazione.  Ad oggi purtroppo vi è scarsa conoscenza del LVAD e questo rischia di influenzare le scelte dei Cardiologi procurando una pericolosa inerzia terapeutica che rischia di ripercuotersi negativamente sulla salute dei pazienti. È importante creare percorsi chiari e facilmente accessibili stendendo una rete assistenziale diffusa e capillare per individuare e trattare tempestivamente i casi che si possano giovare di questi strumenti”.

Infatti, sia per i pazienti in attesa di trapianto in funzione di bridge o recovery sia per quelli non candidabili al trapianto per età o presenza di comorbidità in funzione di destino, i Sistemi di Assistenza Meccanica al Circolo (MCS), come i dispositivi VAD (Ventricular Assist Device, dispositivi di assistenza ventricolare) sono una scelta terapeutica valida. “Il VAD, se impiantato tempestivamente a complemento della terapia farmacologica con device e prima che le disfunzioni multiorgano ne rendano impossibile l’impianto, può migliorare sensibilmente l’aspettativa di vita”, evidenzia Michele Emdin, Direttore Dipartimento Cardiotoracico della Fondazione toscana Gabriele Monasterio e Presidente SIC Toscana. “E’ quindi necessario creare percorsi terapeutici regionali condivisi, sviluppando canali di contatto sistematici tra cardiologi e cardiochirurghi, rispondendo in maniera concreta all’esigenza di migliorare il dialogo tra tutti gli specialisti impegnati nella cura dello scompenso tra ospedali e centri di cardiochirurgia”.

“In Toscana la rete per lo shock cardiogeno è già una realtà (delibera 1254 del 15/9/2020), questo ha portato ad un significativo aumento del numero di pazienti discussi e inviati al centro TC/VAD dell’AOU Senese per il successivo percorso. Nell’anno corrente 17 pazienti sono stati trattati con dispositivi di sostegno del circolo a breve termine: 5 con Impella, 12 pazienti con ECMO, 15 pazienti sono stati trapiantati e 5 hanno ricevuto un VAD” ha sottolineato Serafina Valente Direttrice Cardiologia Osp. Az. Ospedaliero Universitaria Senese di Santa Maria alle Scotte. “Attualmente 35 pazienti sono in lista d’attesa per trapianto di cuore e 120 sono stati valutati nei primi 10 mesi dell’anno. L’impegno del prossimo biennio è consolidare e rafforzare lo stato attuale del percorso dello shock cardiogeno ma soprattutto strutturare e realizzare la rete dello scompenso cardiaco cronico della Regione Toscana”.

BACKGROUND: la campagna “LUI BATTE PER TE, TU BATTITI PER LUI”

Primo obiettivo della campagna è promuovere e sostenere in maniera concreta un dialogo continuativo e un confronto sempre più diretto tra pazienti, professionisti del settore e Istituzioni tramite il roadshow virtuale che toccherà in questa fase Toscana, Lazio Veneto e Lombardia, per poi concludersi nel 2021 con un evento nazionale in cui verranno presentati i risultati dei lavori regionali e le prime indicazioni operative. Gli incontri, che vedranno la partecipazione di specialisti, rappresentanti delle Istituzioni regionali e pazienti, permetteranno di prendere in esame tutte le opportunità per un percorso di presa in carico ottimale del paziente scompensato, offrendo a tutti gli attori coinvolti l’occasione di condividere richieste, necessità e proposte legate alle esperienze cliniche e umane maturate nei rispettivi territori. In particolare, l'indagine IPSOS evidenzia che esiste una precisa percezione della mancanza di un collegamento organico tra i medici impegnati nel percorso del paziente. È necessario stabilire un filo diretto tra medico di base, internista, cardiologo e cardiochirurgo, creare una rete di supporto organizzata ed efficiente per il paziente, garantire che quest’ultimo sia preso in carico da un team multidisciplinare coordinato rispetto alla strategia clinica da seguire e che sia diffuso su tutto il territorio nazionale un protocollo condiviso tra le figure che entrano a far parte del percorso del paziente.

“I pazienti vorrebbero un maggior coordinamento tra medici di Medicina Generale e specialisti, per arrivare con chiarezza al miglior percorso di cura in tutte le fasi della malattia; non sentirsi abbandonati una volta usciti dall'ospedale. Forte è il bisogno di una rete di supporto e di assistenza che vada oltre la cura medica”, spiega Salvatore di Somma, Direttore Scientifico AISC. “Il tour virtuale aiuterà a portare queste esigenze direttamente al tavolo delle Istituzioni regionali”.

La campagna verrà illustrata e raccontata su una pagina Facebook  (https://www.facebook.com/Battepertebattitiperlui) che darà spazio a informazioni e consigli utili per la prevenzione e la gestione della patologia, tramite l’utilizzo di un linguaggio semplice e chiaro.

 

 

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