Percorso verso una legge regionale sullo sfruttamento, annunciata dal Presidente Giani

Un protocollo territoriale per rafforzare i controlli e una possibile legge regionale per contrastare lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Sono questi gli obiettivi emersi dal convegno che si è svolto il 4 marzo a Firenze, promosso da Cgil Toscana e Regione Toscana, con la partecipazione del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, del procuratore della Repubblica di Prato Luca Tescaroli e del presidente della Regione Eugenio Giani.
Al centro del confronto, la necessità di trasformare le buone pratiche già avviate sul territorio in strumenti normativi strutturali capaci di contrastare il fenomeno del caporalato.
Per la Flai Cgil di Siena e Grosseto la giornata rappresenta una tappa importante di un percorso avviato negli ultimi mesi con il “sindacato di strada” e la mappatura dei flussi di manodopera migrante. Attraverso le attività delle Brigate del Lavoro, lo scorso ottobre centinaia di lavoratori sono stati incontrati all’alba nei punti di raccolta tra la Valdichiana senese e l’Amiata grossetana, portando alla luce situazioni di sfruttamento e irregolarità.
Le segnalazioni del sindacato hanno contribuito ad accendere i riflettori sul fenomeno, spingendo le Prefetture di Siena e Grosseto a convocare congiuntamente il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e a istituire una task force interprovinciale per intensificare i controlli.
«Ringraziamo i Prefetti di Siena e Grosseto per la disponibilità – dichiarano Andrea Biagianti, segretario Flai Cgil Siena, e Paolo Rossi, segretario Flai Cgil Grosseto – e auspichiamo di arrivare rapidamente alla sottoscrizione di un protocollo che dia risposte immediate. È positivo che si stia lavorando a una check-list sugli appalti per permettere alle aziende committenti di verificare la regolarità delle imprese che forniscono manodopera».
Secondo i due segretari provinciali, il territorio ha bisogno soprattutto di strumenti di prevenzione. Tra le proposte avanzate dal sindacato ci sono la notifica dei contratti di appalto alla Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità e all’ente bilaterale, oltre alla sperimentazione di forme di collocamento pubblico dedicate ai lavoratori stranieri, con il supporto di mediatori culturali.
L’obiettivo è favorire un incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro, sottraendo spazio agli intermediari illegali che sfruttano la manodopera.
Durante il convegno è emersa anche la prospettiva di una nuova normativa regionale. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha infatti annunciato l’intenzione di avviare il percorso per una legge regionale contro lo sfruttamento lavorativo.
«Siamo molto soddisfatti di questa apertura – ha commentato Mirko Borselli, segretario generale Flai Cgil Toscana –. Nelle nostre proposte alla Commissione parlamentare d’inchiesta avevamo evidenziato la necessità di introdurre gli indici di coerenza previsti dalla legge 199 del 2016, per verificare la corrispondenza tra le ore di lavoro dichiarate e la reale capacità produttiva delle aziende».
In chiusura dei lavori è intervenuto anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha sottolineato come la Toscana possa diventare la prima regione italiana a introdurre per legge questi strumenti di controllo in agricoltura, sul modello del Durc di congruità già sperimentato nel settore edilizio.
Nel frattempo, nei territori di Siena e Grosseto si lavora alla definizione di un protocollo operativo tra istituzioni e parti sociali, considerato un passaggio fondamentale per rafforzare la prevenzione e contrastare in modo strutturale il caporalato nei campi.





































