Il sindacato denuncia una cultura ancora patriarcale e critica le recenti scelte del Governo che limitano l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole

"Segnale allarmante che interroga profondamente il mondo degli adulti, le istituzioni e l’intera comunità educante"
Il ritrovamento di una cosiddetta “lista di stupri” nei bagni dell’Istituto Sarrocchi rappresenta un segnale grave e inquietante che chiama in causa l’intera comunità educante. A sottolinearlo è la FLC CGIL Siena, che definisce l’episodio il prodotto di una cultura patriarcale ancora profondamente radicata.
Il sindacato condivide le parole della sindaca di Siena, secondo cui la scuola deve restare un luogo di crescita non solo culturale ma anche morale. Un principio che, però, rischia di rimanere tale se non sostenuto da scelte politiche coerenti. Secondo la FLC CGIL, infatti, le recenti decisioni assunte dal Governo vanno nella direzione opposta.
Nel dicembre 2025 la Camera ha approvato nuove disposizioni che subordinano le attività di educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole all’autorizzazione scritta delle famiglie. Una misura che, secondo il sindacato, impone di fatto un “silenzio educativo” e limita l’autonomia delle istituzioni scolastiche proprio su temi fondamentali come il rispetto, la parità di genere e la prevenzione della violenza.
«La scuola – sottolinea la FLC CGIL Siena – è il luogo deputato all’educazione, alla riflessione critica e alla costruzione di relazioni sane. Scaricare esclusivamente sulle famiglie il diritto-dovere educativo significa indebolire il ruolo della scuola nel momento in cui avrebbe invece bisogno di essere rafforzata».
Il sindacato rivendica il lavoro già svolto quotidianamente da insegnanti e insegnanti del territorio, che da anni portano avanti con competenza e responsabilità progetti di educazione all’affettività, al rispetto e alla prevenzione della violenza, spesso in collaborazione con associazioni ed enti locali.
Da qui l’appello finale: consentire alla scuola di continuare a svolgere pienamente il proprio compito educativo, senza vincoli ideologici e senza diffidenze preconcette. «Limitare l’azione della scuola italiana – conclude la FLC CGIL – significa rinunciare a uno degli strumenti più efficaci per contrastare la cultura della sopraffazione e della violenza».







































