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"LE MALELINGUE", IL GIALLO DI LUIGI PRATESI AMBIENTATO NEL SENESE

News inserita il 19-10-2016 - Attualità

I luoghi e le atmosfere di Buonconvento sullo sfondo di un omicidio e di un'indagine "fatta in casa"


C’è un pizzico di Agatha Christie ma siamo lontani dalle atmosfere britanniche, emergono reminiscenze de “La signora in giallo” però Cabot Cove è dall’altra parte dell’oceano, non sfugge il forte legame fra il narratore ed i luoghi di una quotidiana esistenza eppure non ci troviamo davanti agli squarci di Sicilia tipici di Camilleri.

Luigi Pratesi ha scelto i vicoli, la campagna, la storia e, soprattutto, la tranquilla atmosfera di Buonconvento, la sua Buonconvento, per ambientare “Le Malelingue”, giallo edito da Betti ed inserito nella collana “Strade Bianche” che verrà presentato venerdì 28 ottobre (ore 18.00) alla Libreria Mondadori di Siena. A sconvolgerla, quella tranquillità, è l’omicidio della giovane Sara Sella, investita in una notte d’autunno sulle strade della Valdarbia da un’auto scura che non si ferma a prestarle soccorso e che, col passare delle ore, dei giorni, sarà al centro di un’indagine portata avanti, parallelamente ai “canali ufficiali”, da Maria, la protagonista del romanzo: a ben vedere pure questa  un’iniezione di adrenalina, una scossa ai ritmi ormai blandi dei suoi quarantacinque anni appena compiuti, divisi fra l’assuefazione dei legami familiari e la monotonia di una bottega di paese, nella quale trascorre le sue ore lavorative. Nella ricerca del colpevole finiranno per essere coinvolti, non sempre entusiasti per la verità, parenti e amici di Maria: fra pettegolezzi, mezze verità e ammissioni sincere, col passare delle pagine, Luigi Pratesi alza il velo sulla vita di paese, un paese nel quale tutti si conoscono e nel quale tutti sanno tutto di chiunque faccia parte della comunità. O almeno credono di sapere. “E’ una storia nata quasi per gioco – spiega l’autore, 32 anni, al suo esordio editoriale -, una trama sbocciata durante un viaggio in auto sulle strade della Valdarbia, poi col tempo, con fatica e qualche ripensamento, è arrivato il romanzo vero e proprio”.

Ci sono i suoi luoghi della nascita, dell’infanzia, dell’adolescenza…

“Svelo una curiosità. Il libro nasce come copione di un lungometraggio, e forse questo si intravede anche nel taglio dato ad alcune scene, all’indomani di una serata fra amici nella quale ci si era proposti di creare qualcosa per far conoscere Buonconvento ed il suo territorio al di fuori dei canali, per così dire, tradizionali. Sono nato e cresciuto fra Ponte d’Arbia e Buonconvento, là vive la mia famiglia, là mi tuffo ogni fine settimana per frequentare le mie amicizie più vere. Al di fuori della conoscenza e delle esperienze personali di vita, comunque, mi è sembrata la location ideale per sviluppare una storia che facesse emergere certi rapporti umani che si instaurano nella vita di un piccolo paese come il mio”.

Uno dei primi capitoli si intitola “tè e biscotti al burro”. L’atmosfera e la cura dei dettagli narrati catapultano ben lontani da Buonconvento, poi spuntano fuori personaggi come Rigoverno, Suntina ed una serie di dialoghi che ricordano le commedie della “Compagnia PerNienteStabile”, per la quale lei recita…

“Esistono modelli ai quali ci si ispira e che influenzano ciò che si scrive, nello specifico però ho cercato di creare una storia il più genuina possibile. Volevo personaggi pertinenti al contesto, veri, e schietto doveva essere il loro modo di comunicare. Ciò non toglie che il tè ed i biscotti al burro, magari proprio quelli danesi dei quali scrivo nel libro, piacciano anche a Buonconvento…”.

“Le Malelingue” è già stato presentato sul…luogo del delitto. Che accoglienza ha avuto?

“Faccio una premessa. Ho sempre considerato la scrittura come un mezzo, primario, di comunicazione, un modo per raccontare qualcosa, anche piccolo e non necessariamente autobiografico, di me e allo stesso tempo per far sorgere in chi legge emozioni e stati d’animo che trasformano ciò che era solo mio in qualcosa di suo. Devo essere sincero, non mi aspettavo tutto questo interesse: credo che inizialmente ci sia stata molta curiosità per il fatto di aver ambientato un giallo fra i vicoli di Buonconvento, magari qualcuno avrà anche pensato di trovare riferimenti a fatti e persone del luogo, che invece non esistono. Esaurita questa prima fase, sto scoprendo tutta una serie di ritorni realmente gratificanti, in cui sento che effettivamente la mia storia è stata fatta propria da chi l’ha letta rendendola in qualche modo viva”.

Per scoprire chi ha ucciso Sara Sella, invece, non resta che acquistare “Le Malelingue” e goderselo, tutto d’un fiato.

Matteo Tasso

 

 

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