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LAUREATA UNIVERSITÀ SIENA SCOPRE ANTICA TRASCRIZIONE DEL PRIMO TESTO INGLESE

News inserita il 13-05-2026 - Attualità Siena

Rinvenuto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma un manoscritto del IX secolo con l’“Inno di Caedmon”: la scoperta porta la firma della ricercatrice Elisabetta Magnanti, oggi al Trinity College di Dublino

Elisabetta Magnanti, laureata Uni Siena, scopre antico testo inglese

Una scoperta di grande rilievo per gli studi medievali e per la storia della lingua inglese è stata annunciata tra le collezioni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. È qui che è stato identificato un manoscritto risalente al IX secolo contenente una delle più antiche trascrizioni conosciute dell’“Inno di Caedmon”, considerato il primo testo della letteratura inglese.

Il ritrovamento, definito dagli studiosi “di inestimabile valore”, potrebbe contribuire a riscrivere alcuni passaggi fondamentali della tradizione filologica germanica e della diffusione della poesia in antico inglese.

Il manoscritto del IX secolo e la riscrittura della storia letteraria

Il codice individuato è databile tra l’800 e l’830 d.C. e sarebbe originariamente riconducibile all’Abbazia di Nonantola. Il documento tramanda una versione eccezionalmente antica dell’“Inno di Caedmon”, un componimento poetico di nove versi composto nella seconda metà del VII secolo.

La sua importanza è duplice: da un lato si tratta della terza trascrizione più antica conosciuta del testo, dall’altro rappresenta una testimonianza rara della circolazione precoce della poesia in volgare anglosassone nell’alto Medioevo.

L’Inno di Caedmon: il primo testo della letteratura inglese

L’“Inno di Caedmon” è universalmente considerato il testo fondativo della letteratura inglese. Originariamente composto in antico inglese (anglosassone), il poema celebra la creazione divina ed è attribuito al poeta Caedmon, attivo nel VII secolo.

La peculiarità del manoscritto romano risiede nella sua struttura: i versi in antico inglese sono inseriti direttamente nel corpo della “Historia ecclesiastica gentis Anglorum” del Venerabile Beda, anziché essere relegati ai margini o tradotti in latino come in altre testimonianze coeve.

Questa scelta scribale suggerisce una maggiore centralità del testo volgare rispetto a quanto finora ipotizzato dalla critica.

La scoperta della ricercatrice Elisabetta Magnanti

Il manoscritto è stato identificato dalla dottoressa Elisabetta Magnanti, attualmente ricercatrice post-doc al Trinity College di Dublino, in collaborazione con il collega Mark Faulkner.

La studiosa, laureata all’Università di Siena, ha svolto un ruolo decisivo nell’individuazione del codice durante l’analisi dei fondi digitalizzati della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Secondo gli studiosi, la scoperta rappresenta un punto di svolta per la filologia medievale e per lo studio della trasmissione dei testi anglosassoni.

Il percorso accademico tra Siena, Vienna e Dublino

Il profilo scientifico di Elisabetta Magnanti affonda le sue radici all’Università di Siena, dove ha completato il percorso di studi in Lettere Moderne sotto la supervisione della professoressa Maria Rita Digilio.

Durante la formazione, la ricercatrice ha frequentato anche il campus di Arezzo, proseguendo poi con un dottorato di ricerca a Vienna e approdando infine al Trinity College di Dublino per l’attuale attività post-doc.

Determinante è stato inoltre il Master in Informatica del Testo dell’Università di Siena, percorso altamente specialistico fondato dal professor Francesco Stella e oggi diretto dalla professoressa Elisabetta Bartoli.

L’Università di Siena celebra il risultato scientifico

L’Università di Siena ha espresso le proprie congratulazioni alla ricercatrice, sottolineando il valore del suo contributo scientifico.

I docenti dell’Ateneo hanno evidenziato come il risultato rappresenti “un vanto per l’Università e l’emblema di un percorso formativo d’eccellenza capace di coniugare discipline umanistiche e nuove tecnologie”.

Filologia e digitale: il ruolo decisivo delle nuove tecnologie

La scoperta è stata possibile anche grazie all’integrazione tra competenze filologiche tradizionali e strumenti digitali avanzati. Fondamentale è stata infatti la digitalizzazione dei manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che ha consentito un’analisi più approfondita e sistematica dei testi.

Questo caso evidenzia il crescente ruolo delle humanities digitali nello studio dei patrimoni medievali e nella riscoperta di testi fondamentali per la storia culturale europea.

 

 

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