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LA MENS SANA RITROVA BERGAMO, 35 ANNI DOPO LA...MONETINA

News inserita il 23-12-2018

Nel 1983 una domenica caldissima al palasport. Arbitro ferito, 0-2 a tavolino e squalifica del campo senese

Premessa Sono giorni di acque agitate, anzi mosse, molto mosse, in casa Mens Sana. L’attenzione verso la parte sportiva è stata, ovviamente, fagocitata negli ultimi giorni dai guai finanziari che affliggono il club, dalle dichiarazioni di alcuni dei protagonisti che si trovano in queste ore a tentare di sbrogliare la matassa di problemi che cingono viale Sclavo, dalle preoccupazioni più che giustificate di una tifoseria che vede riaprirsi (ancora una volta) ferite mai del tutto cicatrizzate dopo il clamoroso crac finanziario del 2014. Ciononostante, oggi si gioca...e già questa potrebbe essere una notizia da titolo a nove colonne. Non sposta i problemi, la partita contro Bergamo (li ha spostati il pagamento del “lodo Simonovic”, il versamento di una buona parte degli stipendi del team in scadenza una ventina di giorni or sono, una nuova intesa con quella che una volta era la casa-madre, che oggettivamente ha i suoi problemi ma non li ha da oggi, né da ieri, né dall'altro ieri), ma per un attimo lungo 40' On Sharing-Bergamo Basket rappresenterà una boccata d'ossigeno. Un po' per tutti. E allora, nonostante tutto quanto sopra, abbiamo deciso di concentrare in queste poche ore domenicali anche lo spazio amarcord. Da domani, magari con due punti in più in classifica, si torna giustamente a parlare di altro.

La Mens Sana ritrova Bergamo, 35 anni dopo “la partita della monetina”. Il film della storia biancoverde si riavvolge e va a domenica 2 gennaio 1983, quinta giornata di ritorno di un campionato di A2 che l’allora Sapori stava provando a riprendere per i capelli (a rimettere in carreggiata la squadra allenata da Tonino Zorzi era stato l’ingaggio di Mike Bantom, al posto di Vroman, dopo otto giornate), non nascondendo l’ambizione di lottare per la massima categoria.
Sulla strada dei senesi arriva la Sav Bergamo capolista, squadra fortissima che vincerà il campionato perdendo sole otto partite, con al timone un Charly Recalcati poco più che debuttante ed una coppia di stranieri dal trentello facile (non esisteva ancora il tiro da tre punti…) quali lo “sceriffo” Chuck Jura e C.J. Kupec. C’è pure un certo Mauro Poletti, in canotta orobica: classe 1959, fa parte del nucleo storico che in pochi anni porta i gialloneri dalle minors all’A1 e, una volta appese al chiodo le scarpette da basket e messa su famiglia con la cestista azzurra Lorella Bernardoni, nel 1988 diventerà padre di un bimbo cui mette il nome Mitchell. Ma questa, chiaramente, è tutt’altra storia.
Vanno in quattromila, quel pomeriggio, a tifare George Bucci e compagni. Difficile dire se è la Sapori, a dispetto del suo storico sponsor, ad aver evitato stravizi durante le feste o la Sav (acronimo di Studi e Applicazioni di Vibrotecnica, azienda bergamasca tutt’oggi esistente, anche se per i lettori di Superbasket era diventata la Sempre Avanti Vincendo, simpatica e geniale intuizione del grande Aldo Giordani) ad aver ecceduto col tradizionale “polenta e osei” bergamasco, tant’è che Siena gioca un primo tempo super e si trova sopra di nove (34-25) spinta da una seconda linea, detto col massimo del rispetto, che si chiama Stefano Bechini: è un’ala di scuola varesina, anche se è nato a Livorno, ed è stato l’unico acquisto estivo della Mens Sana, con la quale rimarrà per quattro stagioni alternando giornate da incorniciare, soprattutto sotto l’ala protettrice di Bantom (che poi ritroverà al Bancoroma), ad altre passate nel dimenticatoio.
A 7’ dall’intervallo, la coppia di fischietti rosetani Zeppilli-Belisari prende due o tre abbagli clamorosi. Il pubblico si scalda, la Sav rientra sul 34 pari, il buon Alberto Ceccherini firma il nuovo vantaggio biancoverde ma dopo un altro paio di topiche arbitrali il clima è ormai quello del far west. Dagli spalti, un imbecille (aggettivo migliore non lo si trova) lancia una moneta e colpisce Domenico Zeppilli, che sanguina dalla testa, è fortemente scosso, oltre che dolorante, e guadagna la via degli spogliatoi: Zeppilli, che anni dopo arbitrerà la drammatica finale Livorno-Milano (quella del canestro valido/non valido di Forti) viene accompagnato e medicato in ospedale, ma intanto la partita finisce lì ed il martedì successivo la Sapori subisce lo 0-2 a tavolino più la squalifica del proprio campo per due giornate (le giocherà entrambe oltre Appennino, la seconda in una clamorosa trasferta di massa a Bologna contro la Rapident Livorno: da sola, meriterebbe un amarcord). Oltre ad allontanarsi, irrimediabilmente, dal sogno del ritorno in A1.
Matteo Tasso

 

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