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INTITOLATA AL FANTINO AMARANTO UNA SALA DEL COMUNE DI SELCI

News inserita il 11-09-2019 - Palio

Domenica 22 nel suggestivo borgo reatino verrà proiettato il docu-film realizzato da "Ricordi di Palio"

La riscoperta di personaggi che hanno fatto la storia del Palio si spinge, ancora una volta, al di fuori delle mura cittadine. Stavolta tocca ad Amaranto, nome di battesimo rimasto nell’immaginario popolare senese ben più di quel soprannome, Boccaccia, con il quale nel luglio del 1932 la Giraffa lo consegnava, appena ventenne, alla sua prima volta sul tufo di Piazza del Campo: riportata in auge da un filmato realizzato nei mesi scorsi da Michele Fiorini e Roberto Filiani per l’Associazione “Ricordi di Palio”, la lunga e sfortunata parabola paliesca del fantino laziale troverà la sua giusta collocazione proprio nel natio borgo reatino di Selci, che ha deciso di intitolare ad Amaranto Urbani una sala all’interno della propria Torre Comunale nell’ambito di una serie di eventi dedicati in programma domenica 22 settembre.

E’ stato proprio il Comune di Selci, piccolo e suggestivo paese di poco più di mille abitanti immerso nella natura ed adagiato sulle diramazioni occidentali dei Monti Sabini, a volere fortemente questa celebrazione di uno dei suoi figli più illustri e, a tutt'oggi, ricordati. Gli anziani del posto ancora narrano le gesta di Amaranto (che nella loro inflessione dialettale diventa quasi sempre Amarando) e le tramandano ai più giovani, raccontando la sua eleganza e la sue capacità di fantino, come pure la sua onestà e rettitudine di uomo semplice: caratteristiche che lo fecero entrare a pieno diritto nel mondo del Palio, ma che pure ne ostacolarono i successi, spesso e volentieri legati a doppio filo a quegli accordi sotterranei tra fantini ai quali mal volentieri si piegava e dei quali rimase spesso e volentieri vittima, sfiorando in più occasioni la vittoria ma mai riuscendo ad alzare il nerbo al bandierino.

“A cavallo è er mejo de tutti, ma er Palio è n’antra cosa…”, sentenziò Beppe Gentili: poche ma significative parole, che meglio di ogni altra considerazione interpretano il male oscuro del quale Amaranto sembrò “ammalarsi” negli ultimi anni della sua carriera sul tufo, attanagliato dalla paura di vincere e ostaggio di una pressione che lo faceva arrivare al canape sempre più svuotato, Palio dopo Palio, fino all’ultimo atto della sua esperienza senese, nell’agosto del 1953 indossando il giubbetto della Civetta.

Si sarebbe spento, Boccaccia, poco tempo dopo nella sua Selci, appena quarantaquattrenne. Selci che nel pomeriggio del 22 settembre ha deciso di proiettare alla comunità il docu-film realizzato da Fiorini e Filiani, invitando l’Associazione “Ricordi di Palio” a raccontare cosa Amaranto ha rappresentato, prima e dopo la Guerra, per Siena e per il mondo del Palio.

Matteo Tasso

 

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