La studentessa della media "A.B. Sabin" ha realizzato una fiaba grazie alla Comunicazione Aumentativa e Alternativa

Viene da Siena una bella storia di inclusione e istruzione. La protagonista si chiama Giulia, frequenta la classe 1D della Scuola Secondaria di Primo Grado “Albert Bruce Sabin” ed è una ragazzina con Bisogni Comunicativi Complessi, universo molto variegato del quale purtroppo i media si occupano poco e (a volte) male.
Nei cosiddetti BCC (acronimo che traduce l’espressione Complex Communication Needs, coniata negli Usa sul finire del secolo scorso e alla base della Carta dei Diritti della Comunicazione che l’UE ha poi fatto propria e ratificato nel 2010) rientrano tutta una serie di persone affette da gravi difficoltà nell'uso del linguaggio verbale, scritto o gestuale, un problema che si riflette in ogni ambito dell’esistenza umana e soprattutto in quello scolastico, laddove alunni con difficoltà significative nella comunicazione, espressiva o ricettiva, spesso vivono in modo traumatico l’approccio con i compagni di classe. Difficoltà che trovano nell’introduzione e nell’utilizzo della Comunicazione Aumentativa e Alternativa un approccio multidisciplinare in grado di facilitare la comunicazione mediante l’utilizzo di tecniche, strategie e strumenti (per esempio immagini, simboli e dispositivi tecnologici) progettati per sostenere, migliorare o sostituire il linguaggio verbale in persone con disabilità comunicative temporanee o permanenti, al contempo stimolandone lo sviluppo verbale senza inibirlo.
In questo contesto nasce l’esperienza che vede Giulia pienamente inserita nel proprio percorso didattico, con la supervisione del dirigente scolastico dell’I.C. Tozzi, Floriana Buonocore, la guida della docente di Italiano, professoressa Silia Silvestri, e il contributo del team educativo. Un’esperienza proposta a tutta la classe 1D, alla quale è stata assegnata la produzione collaborativa di una fiaba con l’obiettivo di sviluppare competenze narrative, espressive e relazionali: Giulia, che quotidianamente utilizza la Comunicazione Aumentativa Alternativa come suo principale canale comunicativo, ne è stata parte attiva e integrante e la realizzazione di una fiaba, intitolata “Giulia e Golia” è il risultato scaturito da questo incontro tra didattica, inclusione e comunicazione, imperniato anche sul lavoro personalizzato dell’insegnante di sostegno, che ha raccolto, interpretato e restituito il mondo interiore di Giulia utilizzando simboli, immagini e strutture narrative accessibili.
La fiaba si sviluppa attorno al rapporto che Giulia ha con Golia, il cavallo dell’ippoterapia (attività centrale anche nel suo percorso di crescita personale e riabilitativa), e diventa metafora del superamento della paura, della fiducia e della trasformazione del “non posso” in “io posso”. Accanto a questo valore simbolico, emerge con forza anche la dimensione più autentica e concreta di Giulia, che ogni giorno arriva a scuola con entusiasmo, che non si sottrae all’esperienza, che affronta con determinazione le proprie difficoltà motorie e comunicative. Un esempio silenzioso ma potente di resilienza e di adesione alla vita, la sua presenza in 1D: Giulia cammina con il deambulatore e nelle sue gambe esili vive una forza tenace, una spinta continua a provare, a partecipare, a esserci, una forza che diventa esperienza condivisa per i suoi compagni, i quali la osservano, la accompagnano, crescono con lei. Nella quotidianità la classe impara che la fragilità non coincide con la debolezza, ma che il limite può trasformarsi in possibilità.
La condivisione della fiaba con il gruppo-classe ha rappresentato un momento di forte valore educativo, permettendo ai compagni di entrare nel mondo comunicativo di Giulia, di comprenderne i tempi, i codici e le modalità espressive, promuovendo empatia, consapevolezza e autentica inclusione. Il coinvolgimento della famiglia di Giulia ha ulteriormente confermato il valore del lavoro svolto: i genitori hanno riconosciuto nella fiaba la loro figlia, la sua forza, la sua identità, sottolineando il desiderio che questa esperienza possa essere condivisa oltre i confini della classe.
Il risultato è un testo che non rappresenta solo una storia, ma una vera e propria traduzione narrativa dell’identità di Giulia, una ragazzina che comunica attraverso i simboli, i gesti e gli sguardi, ma che esprime pensieri profondi e una forte consapevolezza di sé, come emerge fin dalle prime righe della fiaba, nella quale i suoi “no” vengono riconosciuti non come rifiuti, ma come confini e affermazione della propria identità. “Giulia e Golia” si propone quindi non solo come una fiaba, ma come testimonianza concreta di una scuola inclusiva, capace di dare voce anche a chi comunica in modo diverso, trasformando la diversità in narrazione, relazione e crescita collettiva.
È anche il racconto di una forza che non si arrende. Quella di chi, come Giulia, ogni giorno sceglie di esserci, e ogni giorno ricorda a tutti che, anche nelle condizioni più complesse, si può e si deve sempre trovare il modo di attaccarsi alla vita. (Scarica il PDF)
Matteo Tasso





































