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IL CARDINALE LOJUDICE NEL PRE-PARTITA CULTURALE ALLO STADIO

News inserita il 08-11-2021 - Attualità

“Il futuro è ora, bisogna sapersi confrontare. Aspetto il Papa a Siena”

Antonio Felice Zondadari è stato l’ultimo Cardinale di Siena, nel 1801. Da porporato ricevette Papa Pio VI tra le antiche mura medievali durante il suo decisivo viaggio alla volta della Francia. Soltanto dopo 216 anni, l’Arcivescovo della città del Palio ha ricevuto la berretta cardinalizia, precisamente il 28 novembre 2020: Augusto Paolo Lojudice. E ieri il Cardinale, che ha come motto episcopale “Mihi fecistis”, è stato ospite del pre partita culturale del Siena calcio, a poche ore dalla sfida con il Modena. Inevitabile un parallelo con il suo predecessore Zondadari sull’eventuale accoglienza del Papa: “Francesco – ha detto Lojudice rispondendo ad una domanda del responsabile della comunicazione della Robur, Andrea Bianchi Sugarelli che ha moderato l’incontro – è profondamente legato a Santa Caterina ed io e la nostra Diocesi siamo qui che lo aspettiamo. La sua visita è probabile, magari durante le feste cateriniane. Ma non ama troppo i cerimoniali, lo ha dimostrato. Noi speriamo di averlo a Siena alle prossime celebrazioni”.

L’incontro, a cui hanno partecipato circa 35 abbonati bianconeri della Tribuna d’Onore, è stato incentrato sul tema: “I confini del futuro: Siena, fede e sport”. Il Cardinale ha parlato per circa un’ora di fronte ad un pubblico attento che lo ha applaudito, primo fra tutti il sindaco Luigi De Mossi. Lojudice ha ricordato i suoi inizi da sacerdote, i quartieri romani, Tor Bella Monaca, la volontà di abbattere i muri e di combattere l’emarginazione: “Nei primi anni del mio ministero sacerdotale – ha rivelato il Cardinale – ho cercato di insegnare ai giovani del quartiere di guardare oltre ad un muro alto tre metri. Quel muro era un confine non solo per la zona, ma per la loro stessa vita. Non sapevano che oltre quella frontiera c’era un altro mondo, c’erano tante opportunità, ma anche bambini e ragazzi come loro che soffrivano la fame ed il freddo. Ci siamo impegnati a lavorare per gli ultimi e ci siamo riusciti. Lo sport – ha detto ancora Lojudice – è stato un importante veicolo di socialità. Io ho praticato basket, pallavolo e nuoto, il calcio non mi ha mai affascinato, ma a Tor Bella Monaca abbiamo realizzato due campi da gioco ad undici che hanno fatto felici tante famiglie, ragazze e ragazzi del posto. Io credo ad un calcio alternativo, che fa divertire i giovani, educandoli, con allenatori che debbono essere principalmente dei maestri di vita. Noi abbiamo bisogno del calcio delle parrocchie e non quello dei milioni che offuscano la mente, che danno a tanti bambini l’idea di una ricchezza facile ed effimera. Personalmente ogni giorno mi trovo di fronte a tanti altri temi da affrontare, come ad esempio il problema dei minori stranieri non accompagnati. Al convegno che si è svolto pochi giorni fa alla Camera dei Deputati ho invitato i politici presenti a seguire l’esempio sinodale. Non possiamo più perdere tempo intorno alle parole, sono questioni che dobbiamo affrontare ora e non rimandarle continuamente”.

Augusto Paolo Lojudice, rivolgendo l’attenzione alla sua esperienza senese, è stato molto esplicito: “Papa Francesco mi ha mandato nella città di Santa Caterina. Ma ho scoperto che è riduttivo fermarsi solo alla sua figura. Questa – ha detto ancora il Cardinale – è una patria di passioni, sentimenti, valori, tradizioni e radici che non si possono racchiudere in una sola figura, benchè grandissima come Caterina. Qualcuno potrebbe dire il Palio, io invece dico le Contrade che sono il cuore pulsante della vita quotidiana di Siena. Ho scoperto la loro importanza grazie al sindaco che una sera mi fece girare i 17 rioni. Finimmo alle due di notte, ma ne valse la pena. Quella passeggiata estenuante mi aprì un mondo che non immaginavo e che è pura fede. Un po’ come sono state, e lo sono tutt’oggi, le parrocchie italiane. Ma la vita di contrada non ha riscontri con nessun’altra città del mondo. Siena è davvero un insieme di colori e di emozioni che sanno coinvolgerti. E secondo me è troppo piccola per tutto quello che racchiude al suo interno. Basti pensare alla nostra Piazza Duomo. Io la osservo nel suo insieme e la vedo come la più bella piazza mariana dell’avvenire. Il futuro? E’ oggi, bisogna sapersi confrontare con esso. Indietro non si può tornare, dovremo riflettere e trovare soluzioni a ciò che accade ogni giorno. Dall’immigrazione alla pandemia, dall’ambiente al turismo. Noi, ad esempio, abbiamo bisogno di accrescere e migliorare i servizi sociali, di intervenire dove le carenze non sono ancora problemi insormontabili. Il tempo ci impone di smettere di procrastinare ulteriormente” ha concluso il Cardinale di Siena.

 

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