“Mi immedesimo in Sarbana perché, come lei, affronto ogni sfida con cuore, istinto e passione”

Benedetta Aucone è una dei fotografi più conosciuti del mondo del Palio. Laureata alla libera Accademia di Belle Arti di Firenze, si è avvicinata alla fotografia perché una macchina fotografica è l’unico strumento capace di fissare e piegare il tempo. Giraffina, sogna di diventare la fotografa dei bambini della sua Siena.
Come si è avvicinata al mondo della fotografia e cosa rappresentano i suoi scatti?
“Mi sono avvicinata alla fotografia perché mi rendevo conto che la mia vita stava scorrendo velocemente.

Ha detto che la fotografia è un metodo per fissare il tempo. Cosa significa per lei che la fotografia è eterna?
“Ci sono momenti che sfuggono in un istante, come la nascita di un bambino, il pancione di una mamma, l’affetto della propria famiglia, ma una volta fotografati restano vivi per sempre. Quando riguardi una foto, non vedi solo un’immagine: rivivi le stesse sensazioni, lo stesso profumo, le stesse emozioni. È come se, per un attimo, il tempo si piegasse e ti permettesse di tornare lì. La fotografia è eterna perché non invecchia mai davvero: anche quando cambiamo noi, lei resta lì, a ricordarci chi eravamo, cosa provavamo e quanto abbiamo vissuto”.
Da fotografa, quale è il suo rapporto con il Palio?
“Il mio rapporto con il Palio è profondo, viscerale e allo stesso tempo complicato come quello di ogni senese. Fotografarlo per me non è solo un lavoro, ma un atto d’amore e di rispetto verso la mia città e le mie radici. Il Palio non si lascia catturare facilmente: è veloce, travolgente, pieno di emozioni contrastanti, é faticoso, perché é una corsa contro il tempo soprattutto adesso che sono anche diventata mamma. Essendo Senese e Giraffina, non posso negare che ci sia anche una forte componente emotiva. Fotografare qualcosa che senti nel profondo è bellissimo ma anche difficile. Ogni volta è una sfida; infatti, devo ammettere di aver fatto passi da gigante visto che prima di fotografare il Palio, la corsa non la guardavo nemmeno alla tv, adesso faccio le foto. Sono riuscita a fotografare anche l’intera corsa vinta nel 2019. Incredibile vedere la foto dell’arrivo scattata da me, stampata per il corteo. Un’emozione unica, ma riconosco anche che sia stato un grande privilegio! Lo stesso camminare sul tufo, prima della prova! É un momento al quale ancora non mi sono abituata perché mi sento molto in soggezione; ti guardano tutte le persone in palco, dalle finestre o dalla piazza, ma è una bella libidine e sono felice perché la faccio insieme agli altri miei colleghi che riescono sempre a farmi vivere al meglio quel momento”.
Ha ambizioni e progetti futuri?
“Vorrei continuare a crescere sia come fotografa del Palio sia del mondo della maternità e delle famiglie che mi regalano ogni giorno emozioni immense. Mi piacerebbe diventare per la mia città, la fotografa dei bambini”.
Esiste per lei uno scatto perfetto?
“Per me lo scatto perfetto non esiste in senso tecnico. Esiste invece uno scatto vero, sincero che arriva dritto al cuore. Può essere anche imperfetto, sfocato o sbilanciato, ma se trasmette qualcosa, se riesce a far emozionare chi lo guarda, allora per me è perfetto. La fotografia non è solo estetica, è empatia. Lo scatto perfetto è quello che non ha bisogno di essere spiegato: parla da solo e ti fa sentire qualcosa dentro. Quindi esiste ma è sempre un qualcosa di soggettivo”.
Che cavallo del Palio si sente?
“Direi Sarbana perché è un cavallo al quale sono molto legata. L’abbiamo avuta in sorte due volte. La prima è stata nel 2016, proprio durante l’anno in cui stavo realizzando la mia tesi di laurea dietro le quinte del Palio. Ho passato quattro giorni nella stalla insieme al barbaresco e allo staff Palio, vivendo da vicino emozioni, tensione, attesa e affetto. È stata un’esperienza fortissima, che mi ha legata ancora di più a lei e al mondo che ruota intorno al Palio. Forse mi immedesimo in Sarbana perché, come lei, affronto ogni “corsa” con cuore, istinto e passione tanto che alla fine, l’anno dopo, é riuscita a portare il cencio in Giraffa regalandomi quella ciliegina sulla torta che era mancata al mio progetto di Laurea”.
Niccolò Ricci



































