GIUSTARINI, IL RITORNO DA CAPITANO È UN TRIONFO: "ABBIAMO INSEGUITO UN SOGNO"

News inserita il 19-08-2026 - Palio

Dopo 28 anni il capitano torna al successo con il Nicchio: «Ho trovato una Contrada meravigliosa che ha creduto in me»

Dopo 28 anni, Fabio Giustarini è tornato a ricoprire il ruolo di capitano del Nicchio e lo ha fatto nel modo più emozionante possibile: conquistando il Palio di agosto 2026 con Anda e Bola, montato da Giovanni Atzeni detto Tittia. Una vittoria costruita nel tempo, attraverso la fiducia della Contrada, il rapporto con il fantino e la capacità di tenere unito il rione nei giorni che hanno preceduto la corsa.

Al termine del Palio, Giustarini ha raccontato le emozioni di una vittoria che, come lui stesso ha spiegato, è nata da un sogno inseguito con pazienza e determinazione. Ha parlato della Contrada, del rapporto con Tittia, della lunga mossa e anche della festa, purtroppo condizionata dalla caduta del fantino a fine corsa.

Fabio Giustarini, dal 1998 torna a fare il capitano del Nicchio e arriva il miracolo.

Che cosa prova?

«È vero, è stata una cosa in cui ho creduto e sono riuscito a far credere anche la Contrada. Abbiamo inseguito un sogno e, alla fine, siamo riusciti a realizzarlo».

Un sogno che ha avuto bisogno di tempo, fortuna e delle persone giuste.

«Sì, ci vuole tempo per tutte le cose e serve anche un po’ di fortuna. È arrivato il cavallo, è arrivato Giovanni e poi è arrivato il Palio. Ma c’è stata anche tutta la parte umana e spirituale che ha accompagnato questi giorni. Credo sia importante dare il giusto valore a ogni cosa».

La Contrada ha vissuto settimane di festa e di entusiasmo.

«La cosa più bella è stata vedere un popolo che da tanti anni non aveva un cavallo e che finalmente ha potuto vivere questa esperienza. Al di là del risultato della corsa, il Nicchio si è goduto questi giorni in serenità, amicizia e unità. Credo di avere avuto anch’io un piccolo merito in questo».

Che Contrada ha trovato al suo ritorno?

«Ho trovato una Contrada meravigliosa. Dopo vent’anni che ero stato fuori, mi ha accolto benissimo, mi ha dato fiducia e ha creduto nelle cose che ho detto. La Contrada è stata coesa. Io l’ho sempre detto: il Palio una Contrada lo vince quando se lo merita. E quest’anno noi ce lo meritavamo».

Con Giovanni Atzeni si è completato un rapporto umano e professionale.

«Sì, è stato il massimo. Il rapporto umano si è unito a quello professionale e insieme abbiamo raggiunto un risultato straordinario».

Purtroppo Giovanni non ha potuto godersi pienamente la festa.

«Purtroppo no. Dopo la caduta è stato trattenuto qualche giorno in osservazione per un trauma cranico, ma era cosciente e non ci sono state altre complicazioni o fratture. È un peccato, perché avrebbe potuto godersi la festa insieme a tutti noi. Quando l’esuberanza è tanta, però, può succedere di andare oltre e purtroppo questa volta Giovanni ne ha pagato le conseguenze».

La mossa è durata circa 45 minuti. Si è preoccupato?

«Sì, è stata una mossa lunga e, onestamente, mi sono un po’ preoccupato. Conoscendo Giovanni, avevo paura che potesse ripetere l’errore del 2018, quando aveva cercato di sistemare le cose da solo. Quando ha iniziato a girare ero un po’ preoccupato. Poi ho pensato che probabilmente volesse tenere il cavallo sveglio, anche perché non aveva lavorato per due giorni. A Giovanni, comunque, non c’è niente da dire».

Oggi vive il Palio con uno stato d’animo diverso rispetto a tanti anni fa.

«Sicuramente rispetto a trent’anni fa il mio stato d’animo è diverso. A quarant’anni c’è più incoscienza, a settantacinque anni c’è un po’ più di apprensione. È normale che sia così. Però, alla fine, il Palio è sempre il Palio: vince il cavallo migliore montato dal fantino migliore».

Che cosa pensa della gestione della mossa?

«Il mossiere stasera ha avuto una situazione non semplice. All’inizio alcune mosse erano anche buone, forse la seconda, ma non siamo partiti insieme alla Chiocciola. Per me, però, va bene così. Non si può andare dal mossiere a dirgli come deve fare il suo lavoro. C’è un regolamento al quale deve attenersi, ma il colpo d’occhio è il suo. Se poi si insiste troppo, anche per la sua soddisfazione può voler dimostrare di avere ragione. Il problema è che, andando avanti, i cavalli dentro possono innervosirsi e iniziare a scalciare».

A chi dedica questa vittoria?

«La dedico a tutta la Contrada del Nicchio, alla mia famiglia e a tutte le persone che hanno creduto in questo sogno e ci hanno accompagnato fino alla vittoria». (Video intervista)

L.C.

 

 

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