È l’unica Regione a usare in modo sistematico i satelliti per individuare le frane lente e prevenire i rischi sul territorio

La Toscana si conferma all’avanguardia nella prevenzione del dissesto idrogeologico. In un territorio strutturalmente fragile, la Regione ha scelto di puntare su conoscenza scientifica, tecnologie avanzate e una gestione operativa coordinata, diventando l’unica in Italia a utilizzare in modo sistematico il monitoraggio satellitare radar per l’individuazione delle frane lente.
Il punto della situazione è stato presentato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati dal presidente della Regione Eugenio Giani, insieme al sottosegretario Bernard Dika e al direttore della Difesa del suolo e Protezione civile Giovanni Massini, affiancati da esperti del mondo accademico e tecnico, tra cui il professor Nicola Casagli dell’Università di Firenze.
Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, oltre il 72% del territorio toscano — pari a più di 16.500 chilometri quadrati — è interessato da fenomeni franosi. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata rappresentano circa il 21% della superficie regionale, una quota superiore alla media nazionale, anche grazie a un livello di mappatura più avanzato.
I fenomeni di frana possono avere evoluzioni molto diverse: alcuni si sviluppano lentamente nel tempo, altri si manifestano in modo improvviso, spesso in concomitanza con eventi meteorologici estremi. Per questo la Toscana ha adottato un approccio integrato che unisce monitoraggio, prevenzione, pianificazione territoriale e gestione dell’emergenza.
Dal 2018 la Regione utilizza in modo strutturato il monitoraggio satellitare radar per intercettare i movimenti franosi lenti. I dati, elaborati dal Dipartimento di Scienze della Terra e dal Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze, consentono di rilevare spostamenti del suolo anche di pochi millimetri all’anno. Le informazioni confluiscono in un bollettino mensile a supporto delle decisioni degli enti locali. Un modello che la Toscana ha trasformato in uno strumento operativo stabile di governo del territorio.
«Siamo l’unica Regione ad aver implementato da tempo un sistema di monitoraggio satellitare che permette di “leggere” il territorio e intervenire in chiave preventiva», ha sottolineato il presidente Giani. «Negli ultimi cinque anni abbiamo potuto agire in almeno 500 casi, investendo oltre 200 milioni di euro per interventi sui movimenti franosi, utilizzando risorse regionali». Giani ha inoltre auspicato una normativa nazionale che consenta di estendere questo modello a tutto il Paese, annunciando anche la disponibilità a collaborare con la Sicilia.
Tra gli strumenti messi in campo figura anche lo studio di suscettibilità da frana, elaborato dalla Commissione scientifica istituita dopo l’alluvione del novembre 2023, che individua le aree maggiormente predisposte all’innesco di frane, in particolare quelle rapide, offrendo indicazioni fondamentali per la pianificazione territoriale.
La gestione operativa è affidata a procedure unitarie e a un tavolo tecnico permanente che coinvolge Regione Toscana, Autorità di Distretto dell’Appennino Settentrionale e Università di Firenze, garantendo supporto e coordinamento ai Comuni sia in fase preventiva sia dopo gli eventi. Negli ultimi cinque anni la Toscana ha mobilitato oltre 200 milioni di euro per più di 500 interventi di prevenzione, messa in sicurezza ed emergenza legati al dissesto idrogeologico.




































