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FIPE: "ANCHE A SIENA, BOLLETTE IN VETRINA"

News inserita il 25-08-2022 - Attualità

Marco Cioni, presidente Fipe Confcommercio Siena: "Non servono ristori, ma credito di imposta. Tra aumenti, inflazione, diminuzione dei consumi e aumento delle materie prime, dei prodotti il quadro è pesantissimo"

Anche a Siena le bollette di ristoranti e bar finiscono in vetrina. Fipe Confcommercio Siena infatti aderisce all’ iniziativa nazionale lanciata da Confcommercio che invita tutti gli esercenti ad esporre al pubblico, nelle vetrine delle proprie attività, le bollette del 2022 a confronto con quelle del 2021.

L’obiettivo sono trasparenza e necessità di testimoniare, nero su bianco, l’enorme incremento dei costi di energia e gas, addirittura triplicati – o anche di più –- nel giro di pochi mesi. E non solo. Perché gli aumenti colpiscono tutti gli acquisti. Bollette in vetrina dunque vuole sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a ciò che sta accadendo, aggiungendo informazioni rispetto a ciò che le famiglie stanno sperimentando sulla propria pelle visto che gli stessi aumenti stanno interessando tutti.

“La situazione è insostenibile. Qualcuno parla di aumenti di quasi cinque volte. La politica deve agire ora, non c’è più da aspettare – è la realtà riportata da Marco Cioni, presidente di Fipe Confcommercio Siena - Da più giorni ormai si parla di ulteriori incrementi che da qui a breve arriveranno, basta guardare la quotazione del gas per capirlo. Così non si può andare avanti. Le imprese hanno bisogno di un deciso contenimento dei costi, di un quadro chiaro, di credito di imposta o di una azione sulla leva dell’Iva”.

“In più non ci sono solo gli aumenti del gas e dell’energia, chiaramente. Aumenta tutto, conseguentemente all’inflazione. Quindi materie prime, i prodotti che compriamo. Tutto questo colpisce noi come le famiglie, ma non se ne parla mai - osserva Cioni - Le imprese devono chiaramente devono avere margini positivi e utili, non solo hanno bisogno di lavorare. Invece la prospettiva attuale va in altra direzione con il calo dei guadagni e calo dei consumi. Insomma ci sono tutte le condizioni per un default: un’azienda su tre è a rischio chiusura. Quelle che ce la fanno possono decidere di tenere aperto solo alcuni giorni per diminuire gli aumenti. Non è certo ciò che ci aspettavamo dopo la pandemia”.

Soluzioni? “Non servono nuovi sostegni, inutile erogare aiuti – avverte Cioni - Meglio alleggerire i bilanci da alcuni pagamenti obbligatori, come quelli legati all’Iva. Oppure potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore. Un credito di imposta del 15% per l’energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo ora”.

 

 

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