La ricerca su 75 pazienti evidenzia i benefici di un percorso di Medicina Integrata, con miglioramenti del dolore, della qualità di vita e una minore necessità di farmaci

L'impiego della Medicina Integrata nella gestione della fibromialgia potrebbe ampliare le possibilità terapeutiche per i pazienti affetti da questa complessa patologia cronica. A indicarlo è lo studio "Effectiveness of Integrated Medicine Protocols in Treating Fibromyalgia: A Retrospective Study", pubblicato sulla rivista internazionale Current Rheumatologic Reviews e realizzato dal Centro di Riferimento per la Medicina Integrata nei percorsi ospedalieri dell'Asl Toscana Sud Est nell'ambito del progetto triennale 2025-2027.
Il gruppo di ricerca è composto, per la Medicina Integrata, da Rosaria Ferreri, Franco Cracolici, Chiara Bocci e Giuseppe Tocci, mentre per la Reumatologia hanno partecipato Giovanni Porciello e Marco Piazzini.
Lo studio rafforza l'ipotesi che un approccio multidisciplinare, fondato sulla presa in carico complessiva della persona e sull'integrazione di diverse competenze cliniche, possa offrire un'opportunità concreta nella gestione della fibromialgia, una malattia cronica per la quale i trattamenti disponibili sono spesso orientati soprattutto al controllo dei sintomi e non sempre garantiscono un miglioramento duraturo della qualità di vita.
Il Centro di Riferimento, operativo dal 2011 e inserito nella Rete Toscana di Medicina Integrata coordinata dal Centro Regionale per la Medicina Integrata (CRMI), ha sviluppato un modello assistenziale che combina medicina convenzionale, agopuntura, omeopatia e fitoterapia/fitonutrizione. Il percorso terapeutico viene definito in modo personalizzato, tenendo conto delle caratteristiche cliniche di ciascun paziente e delle eventuali patologie associate.
L'analisi ha preso in esame i dati di 75 persone con sindrome fibromialgica trattate secondo questo protocollo. Oltre ai tradizionali indicatori clinici, i ricercatori hanno valutato la risposta alle terapie integrate, l'impatto sulla qualità della vita e l'utilizzo dei farmaci sintomatici.
I risultati hanno evidenziato una significativa riduzione del dolore e dei disturbi correlati, accompagnata da un miglioramento dello stato di salute generale e della qualità di vita. È stata inoltre osservata una diminuzione del ricorso ai farmaci convenzionali, con il potenziale vantaggio di limitare gli effetti indesiderati legati alle terapie farmacologiche.
«L'aspetto più rilevante dello studio riguarda le prospettive che questi risultati aprono nella gestione della fibromialgia», sottolinea Rosaria Ferreri, responsabile del Centro. «L'esperienza maturata dimostra che la Medicina Integrata non rappresenta soltanto un supporto alle cure convenzionali, ma può incidere in modo significativo sul percorso assistenziale del paziente cronico, intervenendo contemporaneamente sul dolore, sulle manifestazioni associate, sulle comorbidità e sull'impatto della malattia nella vita quotidiana».
Secondo Ferreri, l'obiettivo è costruire un percorso di cura centrato sulla persona, capace di favorire maggiore autonomia, benessere e qualità della vita, riducendo, quando le condizioni cliniche lo consentono, anche il peso della terapia farmacologica. La responsabile evidenzia inoltre come i risultati ottenuti, frutto di oltre quindici anni di esperienza clinica e supportati da numerose pubblicazioni scientifiche, consolidino il ruolo della Medicina Integrata nella gestione delle patologie croniche e aprano la strada a percorsi terapeutici sempre più personalizzati, multidisciplinari e orientati agli esiti di salute.









































