FABIO: "LA TUTELA DEL PALIO DEVE RIGUARDARE LA FESTA NEL SUO INSIEME"

News inserita il 16-08-2026 - Palio

La sindaca di Siena interviene sulle polemiche per il Drappellone e sul futuro di Monte dei Paschi

La tutela del Palio deve essere affrontata considerando la Festa nella sua interezza. È questo il messaggio lanciato dalla sindaca di Siena Nicoletta Fabio durante la conferenza stampa di domenica 16 agosto, nella sala stampa “Paolo Maccherini” di Palazzo Berlinghieri, alla vigilia della Carriera.

«La tutela del Palio deve essere affrontata nella sua interezza. Non possiamo pensare di difenderne un aspetto separandolo dagli altri, perché il Palio è un organismo complesso nel quale storia, tradizione, sicurezza, tutela del cavallo, rispetto delle regole, immagine, identità culturale, dimensione religiosa ed espressione artistica sono profondamente intrecciati», ha dichiarato Fabio.

«Le osservazioni emerse in questi giorni sul Drappellone mi hanno lasciato profondamente amareggiata, perché credo che su temi così delicati sia necessario mantenere sempre senso di responsabilità, rispetto e misura», ha aggiunto la sindaca.

Fabio ha quindi richiamato alla responsabilità tutti i soggetti coinvolti nella vita della Festa, sottolineando la necessità di un'azione comune.

«Credo che oggi sia necessario fare un passo ulteriore da parte di tutti gli attori coinvolti.

Le istituzioni civili e religiose, il Comune, le Contrade, il Magistrato delle Contrade, il Consorzio per la Tutela del Palio e tutti coloro che, con responsabilità diverse, concorrono alla vita della Festa devono sentirsi parte di una stessa azione di tutela», ha affermato.

«Il coinvolgimento deve essere ampio e autentico, perché ciascuno custodisce una parte della storia e del significato del Palio. Non possiamo procedere per compartimenti stagni, ciascuno limitandosi al proprio ambito: difendere il Palio significa difenderlo nel suo insieme».

Sul rapporto tra dimensione religiosa e libertà artistica, la sindaca ha ribadito la necessità di mantenere distinti ruoli e competenze, favorendo al tempo stesso il confronto.

«Naturalmente ognuno deve mantenere il proprio ruolo e le proprie competenze, ma sulle questioni più importanti, soprattutto quando riguardano il futuro della Festa, dobbiamo essere capaci di costruire una posizione il più possibile condivisa», ha spiegato Fabio.

«Questo vale anche per la dimensione religiosa, che è parte profonda e imprescindibile del Palio. Il confronto con le istituzioni religiose è doveroso e necessario, così come il rispetto della sensibilità, della storia e dei valori che rappresentano. Allo stesso tempo, però, questo dialogo non deve tradursi nello snaturamento dell’arte o nella compressione della libertà espressiva di chi è chiamato a interpretare il Palio attraverso un’opera».

Ampio spazio è stato dedicato al Drappellone realizzato da Teodora Axente e alle reazioni suscitate dall'opera.

«Il Palio di Siena è una celebrazione viva che non ha mai avuto timore di misurarsi con la contemporaneità e con la complessità del linguaggio artistico. Quando si affida la realizzazione del Cencio a un’artista di caratura internazionale come Teodora Axente, si sa che non si sta commissionando una copia figurativa del passato, ma un’opera capace di interrogare il presente», ha detto la sindaca.

«Nell’opera di Axente vi è la ricerca di una protezione divina che si manifesta con severità e forza nel cinquecentenario della Battaglia di Camollia, un momento chiave della nostra storia».

Fabio ha inoltre ribadito l'importanza del dialogo con le istituzioni religiose: «Rispettiamo e facciamo nostro il richiamo della Chiesa e del Collegio dei Correttori sull’importanza di accompagnare sempre di più gli artisti nel viaggio dentro l’anima della nostra città. Il dialogo con le istituzioni religiose è e rimarrà sempre aperto e proficuo».

E sulle discussioni nate intorno all'opera ha aggiunto: «Quando una città discute per giorni di un’opera d’arte, non lo considero un problema, ma un privilegio. Sono poche le comunità al mondo in cui un dipinto diventa argomento di conversazione nelle strade, nelle Società di Contrada e nelle famiglie».

La sindaca ha poi affrontato il tema della committenza del Drappellone, assumendone direttamente la responsabilità.

«La committenza del Drappellone è una responsabilità del Sindaco e me la assumo per intero. Proprio perché è un’opera destinata a un altare prima ancora che a un museo, sono disponibile nei prossimi mesi a un confronto con l’autorità religiosa e con il Magistrato delle Contrade sulle modalità con cui questa committenza viene costruita e accompagnata», ha dichiarato.

«Non per mettere l’arte sotto tutela, ma per aiutare l’artista a esprimere liberamente il proprio linguaggio dentro la storia, la devozione e l’identità percepita dal popolo senese».

Fabio ha quindi sintetizzato il rapporto tra tradizione e libertà dell'artista: «Il nostro Cencio è figlio dell’incontro di due elementi: il soggetto, che appartiene alla committenza e alla tradizione, e il linguaggio pittorico, che appartiene all’artista e alla sua libertà espressiva».

Alla domanda se rifarebbe la scelta di Teodora Axente, la sindaca ha risposto senza esitazioni: «Sì, la rifarei».

«Teodora Axente è un’artista di riconosciuto livello internazionale, con un linguaggio fortemente legato al sacro, alla tradizione pittorica e alla metamorfosi. E soprattutto non è arrivata a Siena il giorno prima di dipingere il Palio: il suo rapporto con la città è stato costruito nel tempo, dal Santa Maria della Scala fino al confronto con Lorenzetti a Palazzo Pubblico», ha spiegato.

«Quando scegliamo un artista non gli chiediamo di fare ciò che avremmo saputo immaginare noi. Gli chiediamo di incontrare Siena attraverso il proprio talento. Altrimenti non avremmo bisogno di un artista, ma di un esecutore».

Nel corso della conferenza stampa Fabio ha affrontato anche il tema di Monte dei Paschi e del riconoscimento del Mangia 2026 assegnato a Luigi Lovaglio.

«Il Concistoro ha scelto di assegnargli il Mangia per aver contribuito ad accrescere la fama e il prestigio di Siena anche fuori dai nostri confini. Luigi Lovaglio è stato chiamato a guidare la nostra Banca nell’ora più difficile della sua storia plurisecolare e, sotto la sua gestione, il Monte è tornato protagonista del sistema bancario, non soltanto nazionale», ha detto la sindaca.

«È un percorso che prosegue anche nelle difficoltà di questo momento e proprio per questo il sostegno della città e delle istituzioni resta fondamentale».

Fabio ha poi ricordato le parole pronunciate da Lovaglio al Teatro dei Rinnovati: «Ho apprezzato molto le parole pronunciate da Lovaglio al Teatro dei Rinnovati quando ha ricordato che Siena non si impara sui libri, ma stando qui, ascoltando e rispettando. È esattamente questo il punto: il Monte non è semplicemente una banca o un insieme di filiali, ma una parte dell’identità di Siena da oltre cinquecento anni».

Guardando alle prospettive dell'istituto, la sindaca ha richiamato anche le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Registro con grande soddisfazione le parole del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha espresso l’auspicio che il Monte dei Paschi non venga smembrato e non perda il proprio nome e la propria identità. È un principio che Siena sta sostenendo con forza e in maniera unitaria», ha affermato.

Fabio ha quindi ricordato l'appuntamento del 20 agosto a Roma: «Giovedì 20 agosto sarò a Roma, insieme al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e alla presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti, per l’incontro con il ministro Giancarlo Giorgetti».

«Non andiamo a interferire nelle dinamiche di mercato, che non competono alle istituzioni locali, ma a chiedere che siano tutelati il patrimonio sociale, occupazionale ed economico che questa banca rappresenta per Siena, per la provincia e per la Toscana: l’integrità del gruppo, il marchio, i livelli occupazionali e la permanenza a Siena delle funzioni direzionali».

In chiusura, la sindaca è tornata sul tema della tutela complessiva del Palio, collegandolo alla necessità di una responsabilità condivisa.

«Difendere il Palio non significa soltanto reagire quando nasce una polemica o quando arriva un attacco dall’esterno. Significa lavorare ogni giorno affinché ogni sua componente sia tutelata e affinché le decisioni che lo riguardano siano inserite dentro una visione complessiva».

«Il Palio non appartiene a una singola istituzione e nessuno può pensare di tutelarlo da solo. È questa unità, nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse responsabilità, che può rendere davvero forte la nostra azione».

 

 

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