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EUROPEI 1979: I MARZIANI DEL CANESTRO ATTERRANO A SIENA

News inserita il 27-05-2019

Al palasport, 40 anni fa, il gigante sovietico Tkachenko, le Furie Rosse spagnole, Olanda e Bulgaria

Nove, dieci, undici giugno 1979, al palasport atterrano i marziani. Non sono piccoli e verdi (molti di loro, anzi, superano i due metri di statura) ma fanno ugualmente impazzire Siena, che per tre giorni ospita il girone eliminatorio dei XXI Campionati Europei di basket: ricordo bello ma sfumato per chi c’era, episodio inedito (o quasi) per chi è arrivato dopo, abbiamo deciso di raccontarlo oggi, a 40 anni di distanza (anche con una clip video, che trovate di seguito), quell’evento che attirò sulla città i riflettori del Vecchio Continente.

SIENA SETTANTANOVE Cinque giorni prima del via di Eurobasket, i senesi sono andati alle urne. Pci al 43%, ma sindaco di espressione socialista: è il professor Mauro Barni, che succede a Canzio Vannini. La Dc muove altre leve, quelle della Banca, che a febbraio ha acquisito il Credito Commerciale e della quale è provveditore Giovanni Cresti. Domenica 10 giugno, a Europei in corso, la Robur perde 4-2 a Montevarchi e chiude undicesima in C2: Pazzaglia è capocannoniere con 14 reti, sulla panchina (dopo un paio di ribaltoni) c’è Ottavio Bianchi, in gradinata stanno germogliando gli Ultras Fighters. La Mens Sana di Bucci e Fernsten, e di coach Rinaldi, è già uscita dai playoff, fatta fuori dalla Sinudyne Bologna. Ci si avvicina al Palio di luglio, che si corre il 4 e viene vinto dalla Civetta col Congiu e Quebel, il 16 agosto tocca all’ultimo volo del grande Urbino, nell’Aquila montato da Aceto, in mezzo ci sono il commiato del Meeting dell’Amicizia di atletica al Rastrello e la consegna del Mangia a monsignor Mario Ismaele Castellano: ruolo chiave, il suo, nella proclamazione di Santa Caterina a Dottore della Chiesa, ma tutti lo amano per l’attaccamento mostrato a Siena ed alle sue tradizioni. A gennaio, al palazzetto, si sono esibiti De André e la Pfm, in primavera il maestro Sforzi ed il coro Intonati e Stonati vanno a cantare in Lussemburgo, ma nel Settantanove di SIena c’è pure la cronaca nera: una ragazza viene violentata d’estate al Lago dei Vecchi, ne segue un processo rimasto nella memoria della gente, soprattutto per le appassionate arringhe di Tina Lagostena Bassi e Carlo Saracini.

LA PROVINCIA DEI CANESTRI L’Italia ha ottenuto di organizzare gli Europei a metà anni Settanta, quando la presidenza federale di Claudio Coccia cambia i connotati a tutto il movimento: si investe molto in provincia, sulle squadre come sulle strutture, insomma non deve sorprendere il fatto che i campionati scattino a Mestre, Gorizia e Siena: a due passi dalla Laguna è stata appena inaugurata la “cupola” (si chiamerà Taliercio dopo l’omicidio brigatista, nel 1981, del dirigente Montedison) sotto la quale gioca la Superga di Harris e Wingo, nella città di frontiera con la Jugoslavia c’è il nuovo impianto del Pagnossin, in cui Pondexter infila un trentello dietro l’altro, in viale Sclavo la Mens Sana ha la sua grande e funzionale (per l’epoca) arena da settemila posti, finita di costruire nel 1976. Poi l’evento si sposta a Torino, ma lì a parte il palasport del Parco Ruffini ci sono i soldi della Fiat, sponsor dell’evento col marchio Sisport.

ATTENTI AL GORILLA Gli Azzurri giocano a Mestre, dove opera Pieraldo Celada, businessman anni luce avanti al resto della pallacanestro tricolore. Questioni geopolitiche indirizzano a Gorizia la Jugoslavia di Cosic, Kicanovic, Dalipagic e Slavnic (i “plavi” varcano il confine sostenuti migliaia di tifosi ma perdono la sfida-chiave contro Israele, decisa dal buzzer beater di Miki Berkowitz), Siena accoglie con entusiasmo i mostri sacri dell’Unione Sovietica: li guida il leggendario colonnello Gomelsky, che punta sul blocco del Cska (Sergej Belov, ormai 35enne, Myshkin, Belostenny, Eremin, più l’impronunciabile Zharmukhamedov) e su un gorilla georgiano alto 2 metri e 21, che quando riceve palla sotto canestro fa sempre ciuff e, se per caso sbaglia, prende il rimbalzo e schiaccia. Si chiama Vladimir Tkachenko, gioca con lo Stroitel Kiev e non ha ancora 22 anni, ma in Europa non ha già rivali perché ha un tonnellaggio incontenibile (140kg) e poi incute timore con lo sguardo truce, i baffoni a ferro di cavallo, la mandibola che (scrive con un pizzico di cattiveria qualche cronista del tempo) assomiglia a quella di un mammuth. Si tifa anche per la Spagna, divisa tra madridisti (Corbalan, Brabender, Rullan) e catalani (San Epifanio e De La Cruz sponda Barcellona, Santillana e Margall lato Badalona), con in panca il grande Diaz Miguel. Di contorno le nazionali di Bulgaria e Olanda: nella prima c’è un giovanissimo Glouchkov (a metà anni Ottanta sarà il primo cestista est europeo in Nba, ampiamente a fine corsa vestirà poi la maglia della Mens Sana), tra gli oranje si ricorda Akerboom, top scorer nell’edizione di due anni prima a Liegi.

IMPRESA IBERICA Al palasport si disputano due gare al giorno (ore 19.15 e 21.15), cerimonia d’inaugurazione fissata sabato 9 giugno alle sei di pomeriggio. Subito dopo è già palla a due: la alzano il greco Tsolakidis ed il serbo Jaksic (nel girone senese c’è anche un arbitro italiano, il grande Bruno Duranti) davanti a Bulgaria e Spagna, che vince all’ultimo tuffo (85-81) trascinata dall’11 su 13 di Wayne Brabender, Usa passaportato che negli annali del Real vanta quattro Coppe Campioni. Brabender ne mette 30 anche il giorno dopo contro l’Olanda, asfaltata (105-83) in coppia col barbuto pivot maiorchino Rafa Rullan in anteprima alla terrificante dimostrazione di superiorità data dall’Urss: 104 punti alla malcapitata Bulgaria, 24 dei quali segnati da Salnikov, ala ucraina che nel 1974 aveva distrutto gli Usa nella finale dei Mondiali giocata a San Juan di Porto Rico. All’esordio senese, i sovietici si erano poco più che allenati contro l’Olanda, spuntandola 92-84 con 22 di Tkachenko e 29 del siberiano Myshkin, modernissimo 2.07 che gioca da ala ma porta e passa la palla come un play, si fa largo a rimbalzo e trova il tempo di segnare montagne di punti. Quando si affrontano, lunedì 11 alle 21.15 (sulle tribune ci sono quasi 5 mila paganti), Spagna e Urss sono già qualificate per la fase finale. Avvistati in mattinata in Piazza del Campo, Tkachenko e (non è un modo di dire) compagni fanno i turisti anche al palasport e nella ripresa concedono 55 punti alle Furie Rosse (De La Cruz 25, Santillana 24): score finale 90-101, Diaz Miguel nel post partita parla di vittoria storica (in effetti mai la Spagna aveva superato la nazionale sovietica) e ringrazia il pubblico di Siena, che durante il match ha tifato per l’impresa. Qualche ora prima l’Olanda l’ha spuntata (87-82) contro la Bulgaria, sul referto dei vincitori stanno scritti i 23 punti del biondissimo centro Jim Woudstra, tra i bulgari ne ha messi 19 Ilia Evtimov. Sì, proprio il padre dei futruri bolognesi “Vasco” e Ilian.

AZZURRO SCIVOLOSO La Nazionale arriva all’Europeo con grandi aspettative. Appena otto mesi prima è tornata da Manila col quarto posto ai mondiali (poteva essere terza se non l’avesse tirata giù dal podio un canestro da dieci metri del brasiliano Marcel, che poi avrebbe giocato a Fabriano), vanta vittorie recenti contro Usa e Urss, può contare su giocatori ormai affermati quali Meneghin, Caglieris, Carraro, Bertolotti, Ferracini, oltre che sugli emergenti Villalta (l’ala di Maserada sul Piave è stata protagonista nel 1976 del trasferimento record, 400 milioni, alla Virtus Bologna) e Brunamonti, e sul “marine” Marco Bonamico, appena transitato in maglia 3A Antonini per l’anno di prestito accordato dalle Vu Nere alla Mens Sana. E poi l’Italia gioca in casa, il che non guasta of course. Insomma un quadro idilliaco, che però diventa da incubo nell’ultima settimana di preparazione al torneo, quando il c.t. Giancarlo Primo viene abbandonato da Bariviera e Marzorati (il play canturino si è appena laureato in ingegneria e chiede una tregua, esausto per le fatiche dello studio oltre a quelle del campo) e perde “Ciccio” Della Fiori, fratturatosi il giorno prima dell’esordio: rimaneggiata e ridisegnata, Azzurra batte Grecia e Belgio ma scivola (in tutti i sensi: il parquet di Mestre, causa caldo e umidità, a giugno è quasi una piscina) nel match per il primato contro la Cecoslovacchia. Stop pagato a caro prezzo perché si trascina nella classifica di Torino, dove pure l’Italia firma due belle vittorie su Spagna e Israele ma poi alza bandiera bianca al cospetto di Urss e Jugoslavia, oggettivamente di un altro pianeta. Niente semifinale (ci vanno i cechi), si chiude con un deludente quinto posto. Primo, il “professore gentiluomo” viene silurato dalla Fip qualche giorno dopo la fine dei campionati, inizia l’era di Sandro Gamba. L’oro continentale, intanto, va al collo dell’Unione Sovietica, che in finale si diverte (98-76) con Israele. Tkachenko scrive 29, Belov 20, gli avversari tornano in patria comunque accolti da eroi: la loro è la prima medaglia conquistata in Europa, ad oggi anche l’unica. Sul calendario c’è scritto 20 giugno 1979, Siena ha già salutato i marziani tornandosene alla sua tranquilla quotidianità.

Matteo Tasso (da "Il Corriere di Siena")

La foto di Spagna vs Urss, disputata al palasport nel giugno 1979 e scattata da Alessandro Monciatti, è stata gentilmente concessa da Duccio Monciatti

 

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