La competizione ciclistica ha preso il via da Vescovado di Murlo

Si è corsa sabato 16 maggio, in un clima di alto agonismo dichiaratamente incompatibile con qualsiasi regolamento federale, la prima edizione della Coppa Bobbi, competizione ciclistica amatorial-goliardica destinata, secondo gli organizzatori, a entrare nel gotha dello sport internazionale di paese.
Alle 15.26 in punto, sfidando il meteo, il folto gruppo dei partecipanti ha preso il via da Vescovado di Murlo per affrontare un impegnativo anello misto tra asfalto e strade bianche, con passaggio strategico da Buonconvento.
Il regolamento tecnico, giudicato dagli esperti “avanguardistico”, consentiva la partecipazione con biciclette muscolari, elettriche e persino ad energia eolica, formula che ha garantito una pluralità di mezzi raramente osservabile anche nelle più moderne competizioni europee.
Ad aprire la manifestazione è stato un padrino d’eccezione, Italo Gorini, autore di una prolusione storico-antropologica sulla figura del Bobbe (plurale bobbi), creatura mitologica vescovina le cui origini si perdono fra tradizione orale, racconti da bar e memoria collettiva.
Ma archiviata la parte culturale, la corsa è entrata subito nel vivo. Dopo appena pochi chilometri si è registrato il primo scatto del giovane Luca Usai, apparso particolarmente brillante sull’ascesa dal bivio di Piana verso la Fornace. La sua azione, che sembrava preludere a un assolo memorabile, è stata però prontamente neutralizzata all’altezza del bivio di Maiano: non da tatticismi di squadra, bensì dall’irrinunciabile necessità fisiologica di gruppo davanti al Caggio, gesto unanimemente ritenuto più importante della classifica generale.
Superato questo delicato snodo tecnico, il gruppo ha proseguito senza particolari difficoltà fino alla piaggia di Bibbiano che, pur essendo in discesa, ha creato qualche apprensione agli equipaggiamenti, mettendo a dura prova sellini, cambi e soprattutto la dignità di alcuni partecipanti.
L’intergiro di Buonconvento, con breve ma intensa sosta alla Porta Senese, ha regalato ai corridori il caloroso saluto degli astanti, presumibilmente sorpresi nel trovarsi davanti una manifestazione di cui ignoravano l’esistenza fino a pochi secondi prima.
Lasciato il centro abitato e imboccate rapidamente le strade bianche del circondario di Piana — ormai abbandonati dalle ammiraglie e quindi affidati sostanzialmente alla Provvidenza —, i concorrenti hanno affrontato le severe asperità del Gpm tra Saltemnano e Quarantallina, dove hanno impressionato la prova di Claudio Bonci, autore di una scalata da maglia azzurra, confermando le ottime sensazioni già intraviste al Romandia di quest’anno (quantomeno nella sua personale narrazione sportiva) e l'invasione di due cani feroci che miracolosamente non ha innescato problemi sui corridori.
La risalita da Santa Marcella non ha fatto registrare particolari scossoni fino all’epilogo. Sul traguardo, però, il coriaceo Federico Tortoli, già protagonista di una poderosa tirata lungo l’abitato dei Tinoni, ha deciso di superare sé stesso, autolanciandosi in una volata tanto spettacolare quanto sostanzialmente inattaccabile.
A chiudere la giornata, nella tarda serata, la meritata celebrazione conviviale presso la Casa del Popolo, dove gli organizzatori hanno predisposto un ristoro degno delle grandi classiche: pinzimoni all’olio di Quato, òva sode, fave nel baccello, porchetta e vino in quantità tali da annullare qualsiasi beneficio cardiovascolare maturato nel pomeriggio.
Non sono mancati i riconoscimenti finali, in pratiche e comode bottiglie di Fernet: Rino Coppolaro si è aggiudicato la categoria Over, Luca Usai ha conquistato la maglia bianca di miglior giovane, mentre il successo assoluto è andato, giustappunto, a Federico Tortoli, premiato anche per il miglior abbigliamento tecnico, elemento evidentemente decisivo nelle grandi corse.
«Per l’edizione 2027 attendiamo fra i mille e i millecinquecento bobbi. Il bobbe è una figura da riscoprire», ha dichiarato con misurato ottimismo Simone Bui, tra gli organizzatori della corsa, lasciando intendere che il movimento sia ormai pronto al definitivo salto di qualità.
Pippo Lambardi








































