MASSIMOSTECCHI

CONSEGNATO IL DRAPPELLONE, MASSIMO STECCHI: "ASPETTO LE REAZIONI DEI SENESI"

News inserita il 17-06-2019 - Palio

Ad avvenuta consegna del Cencio per il Palio del 2 luglio 2019, il pittore ha gentilmente accettato di regalarci qualche anticipazione e indizio sull’opera

Stringono i tempi. Dopo un lungo inverno si avvicinano precipitosamente le afose giornate di Palio, dei preparativi, della festa, dei canti. Ad avvenuta consegna al Comune del Drappellone per la Carriera del 2 luglio 2019, il pittore Massimo Stecchi ha gentilmente accettato di regalarci qualche anticipazione e indizio sull’opera che verrà svelata il 26 giugno, giorno della Presentazione ufficiale. L’artista senese è molto affezionato alla sua città natale e alla sua Contrada, la Selva, ed ha alle spalle una considerevole esperienza, che spazia dalle primissime illustrazioni di vignette, racconti e manifesti all’approdo successivo alla pittura, giungendo ad elaborare uno stile tutto suo e riconoscibile. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali tenutesi sia in Italia, a Siena, Siracusa, Lucca, Orbetello, Milano e Roma, sia all’estero, a Valencia e Francoforte. Gli accesi contrasti di colore e i contorni spigolosi e geometrici, leitmotiv delle sue tele, rappresenteranno, lo scopriremo a breve, il cromatismo e il disegno della prossima carriera.

Com’è nata la tua passione per la pittura?

La mia passione per la pittura è nata molto tempo fa. Ho iniziato lavorando con la china, negli anni Settanta e Ottanta disegnavo vignette per Il Nuovo Corriere Senese e successivamente, negli anni Novanta, per la rivista di Don Vittorio Bonci, Siena Amica. Gradualmente questa mia attitudine al disegno si è trasformata in qualcosa di pittorico, quindi anche in lavoro sul colore. Questo soprattutto dopo il periodo di formazione nella bottega di Ali Hassoun, che ha tenuto dei corsi a Siena e mi ha trasmesso tanta passione e voglia di fare.

Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

All’inizio mi piacevano (e mi piacciono tuttora) artisti come Renato Guttuso per i colori e Mario Sironi per le forme. Nel tempo poi ho cercato di trovare la mia strada, un mio modo di lavorare e una tecnica che mi fosse il più possibile congeniale. Piano piano ho abbandonato queste influenze iniziali e ho ricercato un mio stile personale.

Sotto il profilo pittorico qual’è il tuo Palio preferito?

Ce ne sono tanti. Tantissimi. Devo dire che ultimamente quello che mi ha colpito più di tutti è stato quello di Igor Mitoraj, vinto dalla Tartuca. È bellissimo. Non solo quello; sono stupendi anche i Drappelloni di Vespignani, Guttuso...Ogni Palio è un’opera d’arte a sé; abbiamo un grande patrimonio a Siena.

Qual’è stata la tua reazione, soprattutto da senese e da contradaiolo, quando il Sindaco ti ha incaricato di dipingere il Drappellone?

Un’emozione fortissima. Non mi aspettavo assolutamente che mi avrebbe affidato l’incarico; sapevo che era stata designata un’artista bravissima, Giosetta Fioroni, che in seguito ha rinunciato per motivi personali. Sicuramente avrebbe realizzato una grande opera d’arte. Tutto si è svolto in pochissime ore, tre o quattro, quindi, come puoi immaginare, l’emozione è stata grandissima.

Pur non potendo ovviamente svelare al momento il contenuto del Drappellone, potresti dirmi a grandi linee cosa ti ha ispirato?

La dedica non c’è e quindi è raffigurata la Madonna di Provenzano, in risalto, e poi delle figure, che sono un po’ quelle che ho rappresentato nelle mie tele negli ultimi anni e che erano presenti nei quadri che sono stati esposti nella Galleria Cesare Olmastroni di Palazzo Patrizi lo scorso ottobre. Più di questo non posso rivelarti.

Riguardo la questione del Drappellone non benedetto dipinto dal pittore belga Charles Szymkowicz, pensi che l’iconografia debba cambiare con il mutare dei tempi oppure rimanere fedele alla tradizione e sottostare ai giudizi ecclesiastici?

Secondo me ci sono due aspetti; il fatto che ci sia un’iconografia obbligatoria mi sembra giusto e regolare perché è vero che è un’opera d’arte, ma è anche un Palio. Il Palio di Siena deve avere i suoi punti fermi, questo sicuramente. D’altra parte però è necessario anche cercare di dare, se chiamiamo degli artisti di fama nazionale e internazionale, la possibilità di interpretare. Non è pensabile che raffigurino tutti la stessa immagine. Francamente il fatto di non benedire il Drappellone mi lasciò molto perplesso perché come reazione mi sembrò un po’ esagerata. Secondo me non c’era niente di sconveniente in quel Palio.

Cosa vorresti comunicare ai Senesi con questo Palio?

Preferirei che me lo dicessero i Senesi quando lo vedranno; ho cercato di mettere un certo significato, però non so se verrà recepito e se ciò non avvenisse la colpa sarebbe mia. Quindi vedremo; spero che verrà percepito ciò che ho voluto comunicare, ne sarei felice. Però in questo momento non spetta a me dirlo, aspetto le reazioni.

Nell’attesa della Presentazione del 26 giugno ringrazio sentitamente Massimo Stecchi, tra le gemme artistiche della nostra città così da sempre ricca di eccellenze creative, per avermi concesso quest'intervista, rivelandomi dei dettagli che saranno utili nella lettura della sua opera e alimentando ulteriormente la mia già nutrita curiosità.

Francesca Raffagnino

 

 

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