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CIRILLO NON DIMENTICA LA ROBUR: "AUGURO AL SIENA DI TORNARE PRESTO IN SERIE A"

News inserita il 18-05-2022 - Robur

L'ex difensore è intervenuto a Supernews ricordando le due stagioni in bianconero vissute insieme a calciatori importanti come Chiesa, Flo, Taddei, Cufrè, Ventola e tanti altri

In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Bruno Cirillo. L’ex calciatore, di ruolo difensore, classe 1977, in carriera ha indossato, tra le altre, le maglie di Reggina, Inter, Lecce, Siena e AEK Atene. Ha esordito in Serie A, contro la Juventus allo Stadio Delle Alpi, con la Reggina sotto la gestione Franco Colomba nella stagione 1999/2000. L’anno successivo fu acquistato dall’Inter di Massimo Moratti, facendo il suo debutto in Europa e giocando al fianco di campioni del calibro di Ronaldo, Zanetti e Seedorf. In massima serie si è affermato, poi, tra le fila di Lecce e Siena, raccogliendo in totale più di 180 presenze in Serie A.

Tuttavia, nella carriera di Bruno Cirillo non solo Italia, ma anche tanto estero. L’ex difensore, infatti, ha indossato anche le maglie di AEK Atene, Levante, PAOK, Alki Larnaca, Metz e Pune City tra il 2005 e il 2014. Ha chiuso la carriera da calciatore alla Reggina nel 2015 in Serie C. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, con uno sguardo rivolto all’attuale situazione calcistica.

Sei cresciuto calcisticamente nella Reggina, club nel quale sei tornato diverse volte in carriera. Che ricordi hai dell’esordio in massima serie con la maglia amaranto e dell’ultima stagione in Serie C nel 2015?

“La Reggina per me è stata come una seconda famiglia. Dell’esperienza in Calabria ho ricordi nitidi e bellissimi. Il club amaranto ha creduto in me da quando avevo appena quattordici anni e mi ha dato la possibilità di intraprendere un percorso importante, sotto l’aspetto umano e calcistico. Grazie alla Reggina mi sono affacciato nel calcio che conta ed ho vissuto grandi emozioni come il gol all’Olimpico contro la Roma. Il ritorno in amaranto nel 2015 rappresenta la ciliegina sulla torta, una scelta di cuore. Ci tenevo a chiudere la carriera lì dove tutto era iniziato, alla chiamata del presidente Foti non ho avuto dubbi. Sul campo riuscimmo a salvarci ai playout contro il Messina, purtroppo dopo arrivò il fallimento. Tuttavia, per me era importante dare il mio contributo, essere presente in un momento di difficoltà per la squadra”.

La Reggina ha disputato quest’anno un campionato anonimo, senza troppi sussulti. Sulla panchina amaranto si sono susseguiti addirittura tre allenatori: Aglietti, Toscano e Stellone. Qual è il tuo parere sulla stagione del club calabrese?

“Per la Reggina è stato un anno particolare, si poteva fare sicuramente di più. Tuttavia, la Serie B è un campionato difficile ed è comunque importante aver raggiunto la salvezza. A tratti la squadra ha fatto vedere anche belle cose, nonostante i cambi in panchina e le vicissitudini societarie. Si tratta di una piazza del sud sicuramente importante e di grande tradizione. Faccio il tifo affinché tutto si risolva al più presto e la Reggina possa tornare ad alti livelli”.

Nel 2000 arriva il trasferimento all’Inter, come hai vissuto il passaggio in nerazzurro? Com’è stato giocare al fianco di campioni del calibro di Ronaldo, Zanetti e Seedorf?

“Il passaggio all’Inter ha rappresentato uno step importantissimo per la mia carriera. Arrivare in una delle più forti e importanti squadre in Europa è stata sicuramente un’emozione unica. Ho fatto parte di un gruppo straordinario, composto da grandi campioni, e per me è motivo di orgoglio. Ogni calciatore sogna di arrivare a livelli simili, di indossare una maglia così gloriosa. All’Inter sono riuscito a ritagliarmi uno spazio importante, ho giocato 18 partite in campionato e 6 in Coppa Uefa, non ho rimpianti. A livello di squadra, però, non riuscimmo a centrare obiettivi importanti, in generale fu una stagione non esaltante. L’Inter all’epoca non aspettava nessuno, aveva bisogno di giocatori già pronti. Mi fu detto che avrei avuto poco spazio e decisi di andare a giocare altrove…”

L’Inter ha vinto la Coppa Italia e, almeno matematicamente, è ancora in corsa per lo scudetto. Come valuti la stagione della squadra di Simone Inzaghi?

“Quella dell’Inter è stata una stagione molto positiva. Hanno vinto due trofei e si giocheranno lo scudetto all’ultima giornata. Il Milan ha un vantaggio sicuramente importante, ma nel calcio tutto può succedere. Saranno 90 minuti da brividi sicuramente. I nerazzurri hanno dimostrato una grande forza, non mollano mai, come fatto contro la Juventus in finale di Coppa Italia. Di Simone Inzaghi sentiremo parlare per tanti e tanti anni, è un allenatore super preparato”.

Al Lecce hai vissuto una retrocessione in Serie B e una promozione in massima serie, che ricordi hai delle stagioni in giallorosso? Ti aspettavi che il Lecce potesse conquistare quest’anno la Serie A? Punteresti ancora su mister Baroni?

“Retrocedere non è bello per nessun calciatore. Era importante riscattarsi subito e così è stato. L’anno dopo siamo risaliti subito in Serie A e i ricordi di quella promozione sono bellissimi. Lecce è una piazza importante, con un pubblico favoloso e la città è stupenda. Sono molto contento che quest’anno abbiano vinto il campionato, i giallorossi meritano la massima serie. Il Lecce ha un direttore sportivo, Pantaleo Corvino, che è tra i più bravi in circolazione e punterei sicuramente ancora su mister Baroni, che si è guadagnato ampiamente la conferma in Serie A. Se il prossimo anno vuole salvarsi il Lecce non deve perdere la propria identità”.

Tra le tappe più importanti della tua carriera c’è Siena. In bianconero due ottime stagioni, al fianco di calciatori importanti come Chiesa e Taddei, che ricordi hai dell’esperienza in Toscana?

“A Siena ho vissuto due anni davvero positivi. Ho avuto l’onore e il piacere di giocare con grandi calciatori, ricordo in particolare Chiesa e Taddei, ma anche Cufré, Flo, Ventola e tanti altri. Era una squadra davvero fortissima e un gruppo coeso. Al Siena auguro di tornare presto in Serie A, merita sicuramente palcoscenici migliori rispetto alla Serie C”.

Hai vinto il campionato Europeo Under 21 nel 2000, quali emozioni si provano a vincere con la maglia della Nazionale? Come ti spieghi la mancata partecipazione al prossimo Mondiale in Qatar?

“Vincere con la Nazionale ha un sapore diverso, una gioia che nessun club può darti. Indossare la maglia azzurra è un qualcosa di incredibile. Giochi per la tua gente, per la tua nazione, ciò non ha eguali. Ho giocato solo con l’Under 21, ma ne vado davvero orgoglioso. Ho vinto l’Europeo nel 2000 e successivamente ho avuto la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Sidney, si tratta di esperienze che porterò sempre nel cuore. L’Italia che non partecipa ai Mondiali rappresenta un danno notevole per l’intera nazione. Per quanto mi riguarda credo che mister Mancini stia facendo comunque un lavoro importante. Puntando sui giovani e introducendo in maglia azzurra una nuova generazione di giocatori riusciremo a tornare ai vecchi fasti, bisogna avere pazienza”.

Non solo Italia, ma anche tanto estero, tra Grecia, Spagna, Malta, Francia e India. Qual è il club al quale ti senti maggiormente legato? A livello personale, cosa ti ha lasciato questo girovagare per il mondo?

“In Grecia soprattutto ho giocato in due grandi squadre, di prestigio e tradizione. Con PAOK E AEK Atene ho giocato in Europa League e in Champions League, sono esperienze incredibili che mi hanno fatto crescere tanto. Ogni anno lottavo per vincere il campionato greco, è stato davvero stimolante. Anche in Spagna, al Levante, ho giocato in una realtà importante, in un campionato estremamente competitivo. Girare tanto mi ha fatto conoscere nuove culture e mi ha dato la possibilità di poter parlare tre lingue. Non restare ancorato al campionato italiano, a livello umano, mi ha dato tanto sicuramente”.

Nel 2015 hai appeso le scarpette al chiodo, di cosa si occupa oggigiorno Bruno Cirillo? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Non potevo non restare nel mondo del calcio. Ho intrapreso la carriera da scout, vado alla ricerca di nuovi talenti. Si tratta di un lavoro che faccio con amore e grande passione. L’obiettivo è anche quello di condividere la mia esperienza con i giovani calciatori. Oggigiorno, più di prima, penso ne abbiano davvero bisogno”.

 

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