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CHIUSO UN BLOCK NOTES...SE NE APRE UN ALTRO! TITOLO: UNA TOSCANA DA MIGLIORARE

News inserita il 16-12-2021 - Toscana - Rubrica Block Notes

Le città della nostra regione restano fuori dalle prime dieci nella rituale classifica della vivibilità

La rubrica del venerdì è definitivamente chiusa...ma gli amici di Ok Siena continueranno ad identificare i pezzi che di volta in volta scriverò, quando l'argomento mi prenderà e avrò voglia di commentare gli accadimenti e gli eventi che mi passano nella testa, come Block Notes. Nessuna ritualità e nessun appuntamento fisso, ma se me la sento scrivo, perché non me la sento di mollare tutto. Voglio restare in pista, a Dio volendo, continuando a fare quello che dagli anni della Gazzetta di Siena e poi de La Nazione ho sempre fatto. Scrivere e raccontare. Magari con un pizzico di cattiveria in più, perché del buonismo di facciata ne ho piene le tasche. Senza dimenticare che il buon Renzo Corsi mi aveva ribattezzato, non a caso, “penna di fuoco”.
Eccoci dunque alle prese con la rituale classifica della vivibilità delle nostre cento città, redatta puntualmente a fine anno da “Il Sole 24 Ore”.
E balza subito agli occhi che la Toscana, per la prima volta da quando il Sole mette in chiaro i suoi studi, non piazza nessuna delle sue belle città fra le prime dieci.
La maglia rosa la conquista la splendida Trieste, la città rimasta per oltre un mese sotto i riflettori, come teatro della protesta contro vaccini e permessi, è la stessa che i vari indicatori segnalano, ora, alla testa delle province italiche per qualità della vita.
Non è un caso che il Capoluogo del Friuli Venezia Giulia si distingua per il maggior numero di lettori e di abbonamenti teatrali che fanno corona ad un patrimonio artistico e scientifico di grande livello, accanto a significative attività e scuole e servizi sociali di primissimo livello.
Al secondo posto torna, dopo i primi posti del 2018 e 2019 e lo scivolone dello scorso anno, Milano, la metropoli che riesce ad uscire dall'ingorghi della pandemia, grazie al lavoro di Letizia Moratti e alla guida sicura del Sindaco Sala.
E poi Trento, Aosta, Bolzano, Bologna, Pordenone, Verona, Udine e Treviso. Insomma il meglio del Nord Est, prima che spunti il Centro Italia con Firenze che risale la china di sedici posizioni.
Siena, la nostra Siena, che ha conosciuto per anni il podio e poi un posto fra le prime cinque o dieci, coglie una quindicesima posizione, dinanzi a Venezia, tenendo per ora a debita distanza Pisa, solo ventiduesima, mentre Arezzo è quarantunesima e disseminate dal 53° gradino di Grosseto al 73° di Pistoia si posizionano le altre città.
Stando a questi numeri e parametri che misurano fra l'altro “Ricchezza e Consumi”, “Affari e lavoro”, ma anche retribuzioni medie, valori delle case, diffusione dei servizi bancari, “Ambiente e Servizi”, ”Cultura e Tempo libero”, ma anche “Giustizia e Sicurezza”, la Toscana non sarebbe più la Regione “dove si vive meglio”. Certo la pandemia ha colpito forte le cosiddette città d'arte con riflessi a volte nefasti su turismo e attività alberghiere e di ristorazione...e la Toscana è ricca soprattutto di monumenti, beni artistici e musei. Ma le 90 voci che segnano la classifica della “bella vita” si sono concentrate anche sulla ripresa post pandemia e sui divari di genere. E la nostra Regione non si segnala per picchi significativi. Solo Prato si segnala come città dove le donne vivrebbero meglio che in tutto il resto della Regione. Se poi si approfondiscono altri temi risulta che proprio noi toscani ricorriamo a medicinali antidepressivi molto più che nel resto della nostra Italia.
E questo non è proprio un segnale di benessere.
Resistono ai vertici le campagne, le risorse agroalimentari, la costa e le nostre bellezze ambientali, ma cede l'industria e addirittura il comparto manifatturiero.
Per la verità sono anni che non riusciamo a navigare in tranquillità. Io mi ci sarò anche fissato, ma la salvezza del Monte dei Paschi sarebbe un tonico non tanto e non solo per Siena, ma per tutta la Toscana.
Insomma non possiamo più dormire fra gli allori e dobbiamo inventarci nuove attività, con coraggio e rilanciando una imprenditorialità a quasi tutti i livelli troppo sonnolenta.

Roberto Morrocchi

 

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