BUON VIAGGIO LELLO, MAESTRO DI...EMPATIA

News inserita il 01-12-2022 - Attualità Siena

ginanneschi

Ho davanti agli occhi un piccolo completo da basket, di quelli da bambini. Sono pantaloncini e canottiera biancoverdi, rigorosamente griffati (ci mancherebbe...) Mens Sana, con dietro le spalle stampato il nome Caterina: vado a memoria perché è trascorso qualche anno, ma credo sia stato il primissimo regalo che mia figlia ha ricevuto, tanto da averlo “indossato” a mo’ di coperta, in culla, nel reparto delle Scotte dove era nata solo qualche ora prima.
Conservo, conserviamo gelosamente anche il biglietto che lo accompagnava, quel regalo, scritto in rima baciata con tutta una serie di simpatici e dolci accenni al nostro piccolo-grande mondo comune, un arcobaleno di colori soprattutto contradaioli, oltre che biancoverdi, e mi si riempiono gli occhi di lacrime nel leggere quella firma, “Lello”, perché da stamani Lello Ginanneschi non c’è più. È il grande mistero della vita ad avercelo portato via e non possiamo farci nulla, se non (chi ha fede) pregare per lui e per tutti i suoi cari. O comunque ricordarlo per l’empatia, la qualità che più di ogni altra me lo aveva reso amico, amico fraterno.
Me lo ricordo “voce” delle corse in provincia, tanti anni fa, conoscitore di uomini e cavalli ma soprattutto passionista di un mondo ancora vagamente romantico, con qualche paletto in meno rispetto a oggi. Girava le piste e le scuderie riuscendo a far parlare tutta una serie di personaggi poco abituati a telecamere e microfoni, ci riusciva perché a quella sua presenza fisica, all’epoca imponente, e a quella risata, sempre pronta a saltar fuori, non potevi non affezionarti. Esplose in una grassa risata anche in faccia a Carlo Conti, sì sì proprio quel Carlo Conti, il giorno in cui, venticinque anni fa o giù di lì, stava per portarsi a casa qualche milioncino di vecchie lire in un quiz televisivo di Rai 1 e padellò, lui diceva così quando lo raccontava, la domanda conclusiva per colpa di un malinteso mescolato però a quel suo gusto di essere guascone che mai mancava di accompagnarlo. Prima di tutto veniva il buonumore, Lello era così.
Me lo ricordo, ovviamente, anche con un microfono in mano al palasport (non ci siamo conosciuti lì, a dire il vero, ci siamo conosciuti dietro a altri microfoni, quelli della radio), per la gioia sua e dei tifosi della Mens Sana, un po’ meno di quelli che lo ascoltavano da Cantù, Bologna, Roma, Milano ma, lo ribadiva ogni volta, prima che un cronista Lello era un tifoso e in fin dei conti anche a Cantù, Bologna, Roma, Milano, una volta sbollita l’incazzatura per la sconfitta della squadra del cuore, finivano per apprezzarne la simpatia e l’onestà, se è vero che di “anatemi” in radio o in tv, il giorno dopo la messa in onda della partita, non ne arrivavano mai. O quasi.
Dietro la simpatia c’era però una solida base di professionalità, che sempre veniva a galla seppur smorzata, volutamente, dall’umanità e dalla modestia con la quale si poneva. Un lasciapassare che lo ha fatto apprezzare nel mondo del lavoro, nonostante si ostinasse a definirsi “un semplice operaio della comunicazione”, in Contrada (non sta a me parlare della Giraffa, altri lo faranno con cognizione di causa e dovizia di particolari, ma certo è che essere chiamato, a 50 anni, a guidare la sua bella e amata Contrada dice tutto), in altri ambiti che abbiamo frequentato assieme e che mi hanno fatto conoscere, e apprezzare, la sua preparazione culturale oltre che la sua saggezza, prodiga di consigli e, quando è stato necessario, aiuti.
Si è incamminato, Lello, si è messo in viaggio su uno di quei sentieri che un tempo amava percorrere in sella alla sua bici. Anni fa era arrivato a Siena da Losanna, pedalando lungo la via Francigena (scrisse un libro su quella lunga avventura personale, testimonianza che consiglio a tutti di leggere, o rileggere…), forse per ritrovare se stesso o forse solo per il gusto di osservare l’orizzonte da un punto di vista diverso, lui che come orizzonte in fondo al cuore aveva ed ha sempre avuto il profilo della Torre del Mangia, del Duomo, della sua amata Provenzano. Ci sentivamo ogni sera, a fine fatica (sua), per il mio “come stai?”, al quale Lello rispondeva col suo proverbiale “che si dice?”.
Oggi purtroppo non si dice niente, caro Lello, ma tu continua a pedalare. E da lassù guardaci, col tuo sorriso e la tua empatia.

Matteo Tasso

 

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