BLOCK NOTES: LA VERA STORIA DELLA BATTAGLIA DI MONTAPERTI

News inserita il 27-04-2017 - Attualità Siena - Rubrica Block Notes

Il conflitto tra Guelfi e Ghibellini è lo scontro tra due poteri: Chiesa ed Impero

Attesissimo è uscito in libreria, edito da Laterza, il libro di Duccio Balestracci “La battaglia di Montaperti”. Il Libro sarà presentato, ai Senesi, giovedì 11 maggio alle 17.00 nella Sala Storica della Biblioteca Comunale degli Intronati, alla Sapienza, da Giovanni Mazzini, Alma Poloni e Victor Rivera Magos.

Io vi do appuntamento per quel giovedì letterario...ma il libro me lo sono già divorato e nell'attesa mi permetto, anche se non sono un critico, di raccontarvelo per sommi capi.

Il fantastico Duccio - insegnante di Storia e Civiltà medievali al nostro Ateneo -  è riuscito nell'impresa di mettere insieme in 220 pagine un saggio storico, una cronaca bellica e un romanzo verità. Sarebbe riduttivo restringere il lavoro alla rivalità fra la nostra Siena e la dominante Firenze.

Si scontrano due poteri: Chiesa ed Impero. I conflitti si sciolgono il 4 settembre 1260 a Montaperti in una battaglia durissima e cruenta. Il sangue di uomini e cavalli, come dice Dante in un passo della Commedia, “fece l'Arbia colorata in rosso”.

E fino a qui niente di nuovo. Anche i nostri cittini delle elementari conoscono questa storia e vanno orgogliosi della vittoria dei Senesi contro i Fiorentini.

Ma il libro va oltre. Ci porta nella realtà della Toscana della prima metà del Duecento, ma va ancora oltre fotografando un panorama che coinvolge il Papa, l'Imperatore, il Regno di Sicilia e la politica che Manfredi mette in atto, nel quadrante mediterraneo, fino alle terre bizantine.

Una storia di Guelfi e Ghibellini con personaggi e città che scivolano ora in campo guelfo ed ora in quello ghibellino, a volte senza una distinzione netta. Conosciamo più da vicino i due capi ghibellini coprotagonisti di questa storia. Il senese Provenzano Salvani e il fiorentino Farinata degli Uberti, anche se le loro biografie sono a volte nebulose, o quanto meno sommarie.

Viene posta l'attenzione su come e dove i due eserciti si siano scontrati e di quanti fanti e cavalieri fossero composti i due schieramenti.

E qui si entra nel romanzesco e diventa tutto più difficile. Forse l'esercito senese contava su 18.000 fanti e 400 cavalieri senesi, oltre a 800 cavalieri tedeschi, più 200 mercenari. I fiorentini, sconfitti, come accade quasi sempre nelle cronache guerresche, di fonte partigiana senese, per esaltare il trionfo, vengono contati in un improbabile numero doppio. Si citano 3.000 cavalieri e 30.000 fanti.

C'è chi sostiene che i caduti per Firenze siano stati oltre 10.000 e chi, un cronista di parte guelfa, si ferma a 2.500 morti e 1.500 prigionieri.

Siena ha vinto, non ci sono dubbi in merito, ma è soprattutto Manfredi che mette in seria crisi il Papato e il partito guelfo. E da qui parte una sottile battaglia politica che favorisce Siena, è vero, ma per un tempo relativamente breve. Siena diventa la capofila della “lega ghibellina” toscana nel maggio del 1261. Aderiscono a questa alleanza anche Pistoia, Pisa, Colle Val d'Elsa, Volterra, San Miniato, Prato, Poggibonsi, San Gimignano e la stessa Firenze. Con alterne vicende la vittoria sui fiorentini a Montaperti produce benefici effetti per una decina di anni. Ma il Papa, la caduta di Corradino di Svevia, la discesa in Italia di Carlo d'Angiò scompaginano le carte. I Guelfi sono tornati più forti e baldanzosi.

E qui si pone il fatidico interrogativo. Perchè Siena non sferrò un colpo definitivo e mortale a Firenze? La storia non si fa con i se e con i ma. Manfredi non avrebbe mai permesso che Firenze venisse distrutta e forse Siena non era, da sola, in grado di mettere a ferro e fuoco la più grande e forte città della Toscana.

Ma poi, la battaglia di Montaperti c'è stata o no?

Roberto Morrocchi

 

 

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