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BLOCK NOTES: IL REBUS MPS, IL MISTERO DI UNA "COMMEDIA" PIÙ GRANDE DEI SENESI

News inserita il 07-05-2022 - Attualità - Rubrica Block Notes

Siena, piccola città, aveva volato come un novello Icaro troppo in alto e forse meritava di tornare tutto di un botto a battere il muso sulla pietra serena?

Tutti assolti perché il reato non sussiste. Così ha deciso la Corte di Appello di Milano dopo che in primo grado sia Mussari che Vigni erano stati condannati a pene detentive di una certa severità e al sequestro dei loro beni. Ovviamente assolti anche tutti i dirigenti delle Finanziarie che avevano supportato le operazioni valse a facilitare l’acquisto di Antonveneta, pagata oltre il triplo del suo valore, senza che il Monte facesse nei tempi necessari quella “due diligence” sui crediti in bonis e soprattutto su quelli in sofferenza che la banca veneta portava, si fa per dire, in dote alla Banca più antica del mondo.
Io non sono un giudice e non entro certo nelle pieghe di una sentenza che ha comunque scandalizzato il mondo finanziario e fatto rizzare i capelli in testa a tutti i Senesi. Ma se il Monte ha rischiato la bancarotta all’indomani di un acquisto per lo meno “incauto” e tuttora naviga in acque agitate per dire tempestose credo che si possa almeno parlare di assoluta incompetenza, se non c’è colpa e dolo, dei vertici montepaschini dell’epoca, leggi il Presidente in carica Giuseppe Mussari e il Direttore Generale Antonio Vigni, oltre al Consiglio di amministrazione che niente vide e fece e anche alla Fondazione MPS che si accollò l’onere di un aumento di capitale che quasi avrebbe azzerato il suo portafoglio.
Insomma tutti assolti….perché forse incapaci di capire la gravità e l’insensatezza dell’operazione che andavano a sottoscrivere. Non saranno colpevoli, ma forse si meriterebbero di essere interdetti a vita per manifesta incapacità. O la responsabilità se la debbono accollare i dipendenti della Banca, i clienti della Stessa, e i cittadini Senesi che nella loro Banca avevano sempre visto un porto sicuro a sostegno delle loro attività industriali e delle loro Istituzioni. O è stato il disegno di un destino cinico e baro che ha deciso così, forse per gelosia, forse per invidia, di mettere la parola fine ad splendida impresa sorta nel 1472.
Siena, diciamocelo, una piccola città aveva volato, come un novello Icaro, troppo in alto e forse meritava di tornare tutto di un botto a battere il muso sulla pietra serena.
Restano comunque tanti dubbi, e non basta indicare nelle forze politiche dominanti sul territorio, leggi soprattutto il partito egemone della sinistra, che di fatto amministrava quello che un fantasioso giornalista ebbe a definire “groviglio armonioso”, i veri colpevoli.
La Corte d’Appello di Milano ha stabilito così, tutti onesti e se non si troverà un giudice finale che rimetta a posto le carte, se lo meritano di tornare a posto, la vicenda montepaschina resterà per tutti un rebus, un mistero e nessuno conoscerà mai il nome o i nomi dei mandanti e dei colpevoli.
E si chiuderà così una tristissima storia che ha prodotto anche la morte di uno dei dirigenti del Monte dei Paschi, morte, anche questa, rimasta avvolta nel mistero.
Io chiudo qui e da vecchio senese e montepaschino mi sento in qualche modo tradito, ma forse anche io come tutti Voi faccio parte di una commedia più grande e debbo – dobbiamo - far buon viso a cattivo gioco. O no?

Roberto Morrocchi

 

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