Il partito esce indebolito dalla recente sarabanda

Quando una settimana fa il Segretario del Comunale del PD, Simone Vigni, se ne uscì con la frase destinata a passare alla storia minima del nostro pollaio politico, e cioè che “...il Partito mi pare una maionese impazzita”, mai avrebbe pensato che il caos tutt'altro che calmo del suo gruppo avrebbe partorito un topolino. Intanto il Vigni avrebbe dovuto domandarsi chi fosse lo chef stellato che aveva fatto impazzire la maionese, E forse avrebbe evitato di lasciare ai posteri una dichiarazione tanto incauta. Dopo aver sentito i 14 circoli del Comunale che si erano espressi largamente a favore del Sindaco uscente Bruno Valentini, avrebbe dovuto imboccare senza “se e ma” la strada che ha portato alla ricandidatura del Valentini. Invece ha organizzato, forse dietro suggerimento di chi voleva allargare la coalizione – penso a Fulvio Mancuso di LeU – e a chi da sempre voleva far fuori Brunetto...leggi Monaci e il chiusino Scaramelli, una tale sarabanda che ha rischiato davvero di far perdere la testa al PD, ammesso che non l'abbia già persa di suo, giocandosi nel contempo un personaggio di assoluto valore come Fulvio Bruni, mettendo in seria difficoltà Massimo Bianchi fino alla sceneggiata finale con il povero Giovanni Mezzedimi che chiedeva strada senza avere nemmeno la metà delle firme necessarie per correre alle “primarie”. Ammesso e non concesso che il PD Senese abbia ancora la testa sulle spalle il Vigni ha fatto perdere del tempo prezioso alla sua gente, senza porre le basi di una fantomatica coalizione.
Valentini, intanto si era portato avanti, creando una interessante lista di sostegno alla sua possibile candidatura, non a caso battezzata “In Campo” e ha continuato a lavorare in attesa che gli venisse concessa, quale sindaco uscente, almeno la garanzia di una tornata di quelle primarie, che avevano fatto le fortune prima di Bersani e poi di Renzi. Primarie che il Partitone pare adesso voler relegare nel dimenticatoio anche a livello nazionale, senza aver trovato però un antidoto valido alle sconfitte e alle guerricciole interne che ne minano la credibilità.
Tutto bene, si dirà, quello che finisce bene. Valentini, in fondo ha ottenuto la ricandidatura, ma non sarebbe male porsi la domanda a quali costi. Intanto il Partito, da questa sarabanda, ne esce indebolito e in tanti resta l'impressione – che solo i fatti potranno smentire – e cioè che gli oppositori di Bruno potrebbero solo fare da spettatori mentre infurierà il Palio degli attuali candidati alla poltrona di Sindaco. Corsa che si presenta per tutti piena di ostacoli.
Valentini può, ma solo in teoria, contare sulla base di voti che hanno portato Padoan alla Camera, ma si dovrà guardare da un De Mossi che potrebbe alla fine diventare il paladino della destra unita, in caso di ballottaggio se non prima. Il se non prima, riguarda il Guasconi lanciato dalla Lega cittadina ma già mezzo azzoppato da quella Regionale. Furiozzi, l'uomo dei Cinque Stelle, parte dal 20% raccolto dai “grillini” alle politiche e se sorretto da tutti i Senesi pentastellati potrà correre eccome. Si dà un gran da fare Pier Luigi Piccini, forte della su esperienza, ma anche dei tanti giovani che sembrano aver sposato il suo progetto per la città.
Intorno alla figura di Massimo Sportelli si stanno coalizzando diverse liste civiche e la sua corsa è tutt'altro che disperata. Mentre il pur entusiasta Sergio Fucito di Casa Pound pare destinato a chiudere presto la sua carriera, portando poi in dote alla destra il suo gruzzoletto di voti.
Resta da capire se LeU sarà o no della partita, così come pare impossibile che la sinistra che si riconosce in Ernesto Campanini resti ai bordi del campo a guardare e basta. Chissà che Mancuso e Campanini non si possano ritrovare nella stessa lista?
Il trascorrere del tempo, forse ci illuminerà. Ma per ora tutto è tremendamente difficile.
A proposito del tempo...il 1 Aprile si festeggia la Pasqua di Resurrezione. Tanti cari auguri ai miei quattro lettori e a tutta la gente di Siena. E che sia davvero di...Resurrezione.
Roberto Morrocchi






































