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BLOCK NOTES: ADÙ, UN MAGNIFICO RETTORE ALL'UNIVERSITÀ DEL PALIO

News inserita il 21-05-2020 - Attualità - Rubrica Block Notes

Il ricordo di Muzzi: contradaiolo, cavallaio e gran personaggio della sua amata Siena

Adù Muzzi ha lasciato la sua famiglia, la sua città adorata e la sua amatissima Contrada, la Tartuca.
Siena perde un pezzetto della sua anima. Certo al primo posto c'è il personaggio, il Contradaiolo, il Presidente di Castelsenio e il Priore. Ma c'è anche il commerciante di mobili dal taglio moderno e sempre di autori e quindi di pregio. E c'è il “cavallaio” l'uomo che insieme a Leonardo Viti, detto Canapino, ha portato sul Campo autentici campioni. Sì, Adù in fatto di barberi aveva la vista lunga e poi ci avrebbe pensato il fido Leonardo ad allenarli, a smussarne il carattere e a piallare i difetti, per farli diventare dei piazzaioli.
Panezio, il cavallo che secondo Adù sapeva leggere e scrivere e che avrebbe corso 20 carriere dal 1972 al 1984, conquistando otto strepitosi successi, sarà per sempre nel suo grande cuore, anche se lo aveva “tradito” andando in sorte per tre volte ai rivali di San Marco, portandoli al successo in due occasioni. Ma gli voleva bene lo stesso. Era come un figlioccio. Io ricordo che una mattina di un Natale di tanti anni fa presso la Conca d'Oro mi fermò per farmi gli auguri. Ero con Roberta, mia figlia che aveva si e no 5 anni. “Ti saluto – mi disse – perché ora devo andare al ranch di Leonardo per fare gli auguri a Panezio. E' Natale anche per lui, sai bellina, e gli porto un regalo”.
I ricordi si moltiplicano. Adù era anche amico del mio babbo. Gli sfottò erano la colonna sonora della loro rivalità contradaiola. Ma si rispettavano e forse si volevano anche un po' di bene, fatto sta che i primi mobili di un certo stile per la mia prima casa il babbo volle che fossero acquistati dal Muzzi. E quando al Corteo della vittoria mio babbo allestì un carro con una grande testa di un cavallo, Panezio, che irrideva ad un maestoso Adù – opere di un altro amico, Tambus - il Muzzi non si scompose, andò a trovare il babbo in officina e firmò la testa di Panezio, “tanto la mia si riconosce anche senza firma”.
Era spigoloso a volte polemico, insomma uno da “prendere con le molle” come si dice nei nostri rioni ma pronto ad affidarsi ai suoi modi dire “con le foglie di cavolo un si trotta”, “la mosca tira il calcio che può”, “a chiaccherà un ci vol fatica” con i quali condiva i suoi discorsi e panegirici sulla nostra Festa, all'Angolo dell'unto, accanto alla Conca d'Oro, dove era considerato in fatto di cose e strategie paliesche vere, semiserie o inventate, il Magnifico Rettore.
Lo confesso quando il Parigi mi affidò una mezza pagina de La Nazione per scrivere di Palio, cavalli e fantini anche io ero diventato un avventore dell'Angolo e non mi perdevo le lezioni che tenevano Adù, il Pacciani, il Donde, il Bani, Marione e compagnia bella. Si diventava in qualche modo dei cultori del Palio anche così.
Adù mi rispettava anche se diceva che nei miei articoli parteggiavo sempre per la Chiocciola...ma lo giuro cercavo di essere sempre equilibrato e comunque alla fine anche il grande Muzzi mi leggeva e qualche volta mi apprezzava. Mi mancherà il suo spirito, la sua franchezza, la sua sincerità.
Sì con Adù della Tartuca, o del Rospo, come dico io, se ne va anche un pezzetto della mia vicenda paliesca. Chiudo facendo mio, per centrare meglio l'obbiettivo sul personaggio, un post di Maurizio Bianchini. La prova della mattina, causa pioggia, non era stata effettuata. Mau va a prendere il primo caffè ad un bar. C'è anche Adù, stranamente triste. Mau gli chiede perché...”non si è corsa la prova...”, ma stasera si corre di certo c'è il sole, replica il Bianchini. “Sì lo so, ma vedi, se piove per il Palio lo rimandano, ma una prova no. Ed io quella di stamani non la vedrò mai più”.
Ecco mi piace credere che uno così sia andato via soffrendo troppo per la sua Siena orfana dei suoi Palii...

Roberto Morrocchi

 

 

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