"Per affrontare una delle principali minacce alla salute globale"

La lotta all'antimicrobico-resistenza richiede un approccio diverso rispetto al passato. Affidarsi esclusivamente allo sviluppo di nuovi antibiotici non è più sufficiente: la risposta deve passare attraverso una strategia più ampia che punti sulla prevenzione delle infezioni, su strumenti diagnostici sempre più rapidi, sull'impiego di vaccini e anticorpi monoclonali e sulla creazione di reti scientifiche capaci di accelerare il trasferimento dell'innovazione nella pratica clinica.
È questo il messaggio emerso dal seminario "Antimicrobicoresistenza: dalla ricerca al paziente. La sfida italiana per la sicurezza nazionale", organizzato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena. L'iniziativa ha riunito ricercatori, clinici, rappresentanti delle istituzioni ed esperti del settore per fare il punto su una delle minacce più rilevanti per la salute pubblica.
Ad aprire i lavori è stata la vicepresidente della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Annalisa Santucci, mentre il coordinamento del seminario è stato affidato al direttore generale Gianluca Polifrone. Tra i relatori sono intervenuti il direttore scientifico della Fondazione, Rino Rappuoli, Marco Falcone, direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive dell'Università di Pisa, Monica Monaco, responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, e Claudia Sala, responsabile del Laboratorio di Biologia Molecolare della Fondazione. Le conclusioni sono state affidate a Franco Zaffini, presidente della Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato e Previdenza sociale del Senato.
Secondo Gianluca Polifrone, uno degli obiettivi strategici della Fondazione è costruire un sistema capace di mettere in rete competenze, istituzioni e infrastrutture scientifiche.
"La preparedness non nasce durante le emergenze, ma è il risultato di investimenti costanti nella ricerca, nella collaborazione e nella capacità di trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti al servizio del Paese", ha affermato.
L'antimicrobico-resistenza rappresenta oggi una delle sfide più impegnative per i sistemi sanitari. La crescente perdita di efficacia degli antibiotici rende infatti più difficile curare le infezioni, aumenta il rischio di mortalità, prolunga le degenze ospedaliere e mette maggiormente in pericolo i pazienti più vulnerabili. Le conseguenze non riguardano soltanto l'assistenza sanitaria, ma anche la sostenibilità economica dei sistemi di cura e la capacità degli Stati di prepararsi alle future emergenze biologiche.
Nel corso del suo intervento, Rino Rappuoli ha evidenziato come il mondo della ricerca stia attraversando un profondo cambiamento, nel quale la collaborazione tra grandi reti internazionali sta progressivamente sostituendo il modello della competizione tra singoli laboratori.
"Esistono migliaia di virus e migliaia di batteri resistenti agli antibiotici. Problemi di questa portata non possono essere risolti da un'unica istituzione. Servono competenze multidisciplinari che coinvolgano microbiologi, medici, fisici, chimici, ingegneri ed esperti dello sviluppo e della produzione. Le grandi scoperte sono sempre il risultato della collaborazione", ha spiegato.
Il direttore scientifico della Fondazione ha inoltre sottolineato come la strategia basata esclusivamente sull'introduzione di nuovi antibiotici abbia mostrato i propri limiti.
"Ogni nuovo antibiotico consente di curare i pazienti, ma allo stesso tempo favorisce la comparsa di nuove resistenze. Se continuiamo a intervenire soltanto con questi farmaci rischiamo di alimentare un ciclo che si autoalimenta."
Per questo motivo, secondo Rappuoli, è necessario rafforzare gli investimenti nella prevenzione delle infezioni, sviluppare sistemi diagnostici più rapidi e affidabili, promuovere l'utilizzo di vaccini e anticorpi monoclonali e diffondere una cultura dell'uso appropriato degli antibiotici sia nella medicina umana sia in quella veterinaria.
"La medicina del futuro sarà sempre più orientata alla prevenzione. È questa la strada che offre le maggiori garanzie per tutelare la salute delle persone e preservare l'efficacia degli antibiotici anche per le prossime generazioni", ha aggiunto.
Tra i temi affrontati durante il seminario anche l'importanza dell'integrazione tra ricerca di base e attività clinica. In questo ambito è stato richiamato il lavoro portato avanti dai gruppi guidati da Rino Rappuoli e Marco Falcone nello sviluppo di nuove strategie contro Klebsiella pneumoniae, tra i batteri che oggi presentano i più elevati livelli di resistenza agli antibiotici.
"L'antimicrobico-resistenza può essere affrontata solo attraverso un approccio multidisciplinare", ha sottolineato Marco Falcone. "Ricerca di laboratorio, microbiologia, infettivologia e pratica clinica devono operare in stretta sinergia. Una rete stabile tra competenze diverse permette di trasferire più rapidamente l'innovazione ai pazienti e di migliorare la qualità dell'assistenza."
Nelle conclusioni, Franco Zaffini ha ribadito il valore strategico della ricerca anche sul piano istituzionale, evidenziando come l'antimicrobico-resistenza rappresenti non solo una questione sanitaria, ma anche un tema di sicurezza nazionale.
"Per affrontare questa sfida sono indispensabili ricerca, programmazione, innovazione e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, comunità scientifica e Servizio sanitario nazionale."
Dal confronto ospitato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena emerge dunque la necessità di superare un modello fondato sulle singole eccellenze e di costruire una rete permanente capace di integrare ricerca, attività clinica e istituzioni. Una strategia che punta a rafforzare la preparedness del Paese e a rendere più rapido il trasferimento delle innovazioni scientifiche nella cura dei pazienti.













































