Il ritorno di una leggenda tra riff taglienti, nostalgie punk e scelte sonore controverse

Lo scorso aprile Billy Idol è tornato con un nuovo album, "Dream Into It", che ci riempie il cuore di energia. Il suo rock potente e ricercato ha fatto epoca: forse quest’ultimo album non rimarrà tra i suoi migliori di sempre, ma saprà comunque ritagliarsi un angolo speciale in molti cuori nel mondo.
Nel nuovo album è affiancato, ancora una volta, da Steve Stevens, noto chitarrista con all’attivo numerose collaborazioni, tra cui quella con Michael Jackson. Stevens è presente anche come coautore e autore di assoli di chitarra tutt’altro che scontati, sempre energico nell'accompagnamento.
Siamo ben lontani dalle atmosfere di Whiplash Smile, Charmed Life o, se vogliamo, del cibernetico Cyberpunk. Possiamo dire che negli ultimi lavori c’è un ritorno a un rock dal sapore più “punkettaro”. In alcuni momenti ricorda perfino gli inizi con i Generation X: nel brano n.5 (Wildside) lo abbiamo addirittura scambiato per i Green Day… speriamo non ci senta!
Discutibile la scelta del sound dell’album: sonorità ovattate e sporche, come se il rock non avesse bisogno di suonare nitido. Così facendo, però, non abbiamo modo di apprezzare pienamente la sua voce pulita e la sua estensione vocale.
Il tempo passa, ma questo 69enne si mantiene davvero in gran forma. Chissà, forse riuscirà a eguagliare la longevità artistica di Iggy Pop o degli Stones...
Una sola ballata quasi conclude l’album: è il brano n.8, I'm Your Hero.
Steel Dancing chiude con grinta, anche se i suoni risultano un po’ chiusi: i piatti della batteria quasi scompaiono e la sua voce roca sembra ancora più rauca.
Brani da segnalare: Dream Into It, 77, John Wayne.
Solo 9 canzoni per una durata piuttosto breve, produzione discutibile, ma ormai Billy Idol è un personaggio che può permettersi di fare ciò che vuole. Buon ascolto!
Simone Benvenuti







































