BARTALI E COPPI, PADRI DELL'EROICA E...DELLA REPUBBLICA ITALIANA

News inserita il 03-06-2016 - Attualità Siena

I due eroi, con le loro vittorie plebee, restituirono dignità all’Italia.

L’Eroica nacque il 5 ottobre 1997 ma ebbe due premesse non usuali: il progetto “Parco Ciclistico del Chianti” e la Gran Fondo Gino Bartali, che vide la sua prima edizione il 21 luglio ’95. Il grande campione fiorentino prestò il suo nome ed una presenza divertita e partecipe alle prime edizioni.
Si era alla terza (21 settembre ’97) quando fu lanciata, come gadget della “Bartali”, L’Eroica, cicloturistica d’epoca. Due settimane dopo si poteva tornare a misurarsi con le strade bianche: chi aveva fatto la Gran Fondo poteva iscriversi gratis. Ma per poter concepire L’Eroica fu necessario aver incontrato Bartali, campione e personaggio “hors categorie”.

La mia è sempre stata una passione per il ciclismo tutto, compreso quello letterario. Conoscere Gino Bartali in diretta fu un’immersione nelle emozioni: come essere appassionati di Storia di Roma e capitare, in viaggio nel tempo, a tranquilla chiacchiera con Giulio Cesare.
Lo racconto così nel libro che decisi di avviare, in partenza solo come curiosa ricerca, rivisitazione, divenuto in seguito “Bartali il mito oscurato”, pubblicato nel 2000.
“Poi ho conosciuto meglio Bartali… L’ho ritrovato sempre ingenuo, spontaneo, diretto; però ho imparato di più a tradurne il borbottio, a capire che ciò che dice sia sempre la verità, o meglio, ciò che lui a suo tempo ha percepito come tale.
Non mi è mai capitato, dico mai, nemmeno nelle cene più celebrative o nei conciliaboli più privati tipo i viaggi in macchina, di sentirlo sminuire Fausto Coppi, l’amico-rivale, sempre più amico nel ricordo, oppure di aumentare di un quid minimo i suoi personali meriti storico-sportivi…”
Era per dire che, dalla conoscenza de visu di Bartali, trassi lo spunto per andare a rileggere ciò che avevo nei miei scaffali dei tanti libri di ciclismo, quasi tutti con Coppi protagonista; e, trattandosi di un periodo nel quale un po’ di tempo potevo dedicarglielo, fra i miei tanti mezzi mestieri, tutte le volte che avevo un momento iniziai ad andare in Biblioteca Comunale a Siena per ripercorrere i giornali dell’epoca e rivisitarmi il Duello Sportivo del Secolo come era stato descritto in tempo reale e non col taglio agiografico di decenni dopo.

L’Eroica è rinata lì, dopo il mio Barrino di bambino. Sfogliare “La Nazione” (e la Gazzetta o il Corriere) era come tornare alle emozioni di quando leggevo per i vecchi gaiolesi; in quegli annali di Biblioteca, Coppi e Bartali si prendevano le prime pagine, non di Gazzetta ma di Nazione e Corriere, giornali generalisti, per ogni loro vittoria, anche, che so, al Giro di Romagna. Ogni tappa di Giro e Tour vi arrivava mentre degli altri sport ricordo le copertine solo per i mondiali dei massimi di pugilato, per la conclusione del campionato di calcio o per una medaglia d’oro italiana alle Olimpiadi. Coppi e Bartali ci finivano sempre, anche se avevano male al ginocchio o, come successe a Fausto e fu il primo, per le vicende coniugali.
Che tempi, che racconti, che avventura era la bici, che rischi e che fatiche comportava; e quali sofferenze, quante esaltazioni per un popolo che era entrato e uscito da una guerra tradendo due volte. “I Francesi che si incazzano” nel “Bartali” di Paolo Conte sono quelli che non digeriscono di come i macaronì dominino nei loro Tour dopoguerra, fino all’aggressione nei fatti dell’Aspin del Tour 1950, per cui la Nazionale Italiana decise di ritirarsi. Ma Bartali e Coppi, con le loro vittorie plebee, restituirono dignità all’Italia: meriterebbero per questo di essere collocati tra i Padri della Repubblica e tutti noi troveremo il modo di proporre un riconoscimento del genere alle Istituzioni.
Di certo stanno, Bartali e Coppi, tra i padri de L’Eroica. E ringrazio ancora l’incrocio astrale che mi consentì di incontrare Bartali ancora lui, in purissima essenza; l’aura che lo circondava, fortissima, fu quella che mi indusse ad un tuffo nella polvere di quel periodo mitico e a partorire L’Eroica, il ritorno alle radici del ciclismo, alla riscoperta delle bellezze della fatica e dell’impresa.
Gino, che eguagliò Coppi sulla strada, ne differì per tante cose; la fondamentale è che lui fu l’ultimo degli eroici, Coppi il primo di un’altra era. Ma per altri vent’anni sarebbe stata “the Golden Age of Cycling”, come oggi la definiscono gli anglosassoni, ultimi “eroici” acquisiti.

Giancarlo Brocci - Fonte: www.eroica.it 

 

 

 

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