La capsula Orion osserva la faccia nascosta del satellite e raccoglie immagini e dati scientifici durante il viaggio di ritorno verso la Terra

Artemis II, la missione che riporta l'uomo verso la Luna
È una pagina di storia quella che si sta scrivendo in queste ore nello spazio profondo. La Artemis II mission NASA, guidata dalla NASA, rappresenta il primo viaggio umano verso la Luna dopo oltre mezzo secolo, segnando il ritorno dell’esplorazione con equipaggio oltre l’orbita terrestre bassa.
Partita il 1° aprile 2026 dal Kennedy Space Center, la missione ha portato quattro astronauti in un viaggio di circa dieci giorni attorno al nostro satellite naturale, senza atterraggio ma con un obiettivo chiave: testare tecnologie e sistemi in vista delle future missioni di allunaggio.
Un record storico nello spazio profondo
Durante il volo, l’equipaggio ha raggiunto una distanza superiore ai 400.000 chilometri dalla Terra, superando il primato stabilito dalla storica Apollo 13 mission NASA nel 1970.
Il momento più delicato si è verificato durante il passaggio dietro la Luna: come previsto, le comunicazioni con la Terra si sono interrotte per circa 40 minuti, lasciando gli astronauti completamente isolati nello spazio profondo.
Una volta riemersa dal lato nascosto del satellite, la navicella Orion ha ristabilito i contatti con il centro di controllo, confermando il successo della manovra.
Il sorvolo della faccia nascosta
La missione ha effettuato un flyby storico della Luna seguendo una traiettoria a “ritorno libero”, sfruttando la gravità terrestre e lunare per garantire il rientro sicuro.
Gli astronauti hanno potuto osservare direttamente la faccia nascosta della Luna e catturare immagini spettacolari, contribuendo alla raccolta di dati fondamentali per le future missioni.
Verso il ritorno sulla Luna
Artemis II non prevede un allunaggio, ma rappresenta un passaggio cruciale verso le prossime tappe del programma Artemis. Le missioni successive puntano a riportare gli esseri umani sulla superficie lunare entro la fine del decennio. (Foto nasa.gov)
L.C.





































