ANTIBIOTICO RESISTENZA, RAPPUOLI: "EPIDEMIA SILENZIOSA. L'ITALIA PUÒ GUIDARE L'EUROPA"

News inserita il 16-02-2026 - Attualità Siena

Dal podcast della FNOMCeO l'appello del direttore del Biotecnopolo di Siena: servono ricerca e strategie innovative

L’antibiotico-resistenza è un’“epidemia silenziosa” che ogni anno provoca centinaia di migliaia di morti nel mondo e minaccia di riportare indietro di decenni la medicina moderna. A lanciare l’allarme è Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, intervenuto nel podcast “Salute e Sanità” della FNOMCeO.

Ringraziando il presidente della Federazione, Filippo Anelli, per l’attenzione dedicata al tema, Rappuoli ha sottolineato la necessità di un’alleanza stabile tra clinica e ricerca, a partire da una più diffusa educazione all’uso corretto degli antibiotici. Senza farmaci efficaci, ha ricordato, aumentano i rischi legati a interventi chirurgici, terapie intensive e trattamenti oncologici: “Se perdiamo gli antibiotici, perdiamo uno dei pilastri della medicina contemporanea”.

Nel suo intervento, il direttore scientifico ha ribadito il ruolo strategico del Biotecnopolo di Siena come piattaforma nazionale per contrastare i patogeni resistenti, integrando ricerca di base e sviluppo applicato. L’obiettivo è costruire una rete solida capace di unire eccellenze italiane e internazionali, rafforzando la capacità del Paese di fare sistema.

La sfida, tuttavia, richiede una visione più ampia. L’antibiotico-resistenza è indicata come priorità dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è stata al centro anche dell’agenda del G7 a presidenza italiana nel 2024, sotto la guida del ministro della Salute Orazio Schillaci.

Secondo Rappuoli, l’Italia può giocare un ruolo da protagonista in Europa grazie alla qualità della propria ricerca. Tra le strategie innovative su cui punta la Fondazione figurano gli anticorpi monoclonali, già ampiamente utilizzati in oncologia, come possibile alternativa terapeutica contro i batteri resistenti. Un banco di prova non solo per la comunità scientifica, ma per l’intero sistema Paese, chiamato a proteggere il Servizio sanitario nazionale e garantire cure efficaci alle nuove generazioni.

 

 

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