ALESSANDRO NEPI, LA MENS SANA, I PLAYOFF: "DOVREMO ESSERE PRONTI MENTALMENTE"

News inserita il 16-04-2026 - Mens sana Basket

L'esterno della Note di Siena si racconta: "La maglia biancoverde pesante? A me pare leggerissima, merito del supporto che ci danno i tifosi" 

Alessandro Nepi è arrivato in viale Sclavo l’estate scorsa. A 32 anni, e con una carriera spesa a incendiare retine tra serie B e serie C, quella biancoverde era l’unica maglia senese che mancava al suo curriculum sportivo: prima c’erano stati il Costone, una storia di famiglia, poi la Virtus, una seconda pelle per tanti motivi, oggi c’è la Mens Sana, con la quale il rapporto è diventato subito intenso, viscerale, senza dubbio aiutato dal calore col quale club e pubblico lo hanno accolto fin dal primo giorno.
L’esterno della Note di Siena sta segnando 9.5 punti per gara, in un ruolo che è diverso rispetto a buona parte di quelli interpretati in passato perché coach Federico Vecchi lo fa partire dalla panchina e quando ha bisogno del suo apporto gli chiede di fare il microonde, cioè di scongelarsi in un amen e iniziare subito a fare canestro. “Prima però viene la squadra, il gruppo”, dice Nepi mentre sta preparando la trasferta di domenica prossima a San Miniato e sullo sfondo iniziano a delinearsi i playoff per la promozione in B Nazionale.
È tornato il sorriso dopo la vittoria contro Cecina?
“Abbiamo rilanciato la nostra rincorsa verso i playoff, era l’occasione giusta per farlo dato anche il livello dell’avversaria.

Soprattutto sentivamo il bisogno di metterci alle spalle un periodo particolare, tralasciando il discorso infortuni le prestazioni ultimamente non erano state all’altezza di ciò che la Mens Sana ha fatto vedere durante tutta la stagione”
Parliamone lo stesso di guai fisici, la sua spalla infortunata è tornata a posto?
“Più del dolore fisico, mi ha fatto male dover stare fuori a guardare i miei compagni che giocavano. Adesso comunque sto bene, sono al 100%, devo dire grazie al lavoro dello staff che mi ha permesso di rientrare anche prima del previsto”.
Partire dalla panchina e dover essere un valore aggiunto quando entra in campo che effetto le fa?
“Al di là del partire dalla panchina, e comunque non è la prima volta in assoluto che mi succede in carriera, l’obiettivo è proprio quello di dare un grande contributo in pochi minuti. Vecchi me lo chiede, lo chiede a tutti dall’inizio dell’anno: l’idea è riuscire subito ad incidere, farlo però senza andare incontro a forzature e, anzi, aspettando che la partita venga da te. È molto stimolante sul piano mentale, non lo nego, è anche una soddisfazione accorgersi quando il gioco ti ripaga per tutto quello che fai sul campo”.
Visto che lo ha citato, che allenatore è Federico Vecchi?
“Fin dal primo giorno ci ha chiesto di andare contro i nostri istinti, di provare a rivedere certe convinzioni che giocatori più esperti come il sottoscritto si portano dietro sin dai tempi delle giovanili. C’è grande comunione di intenti con il coach, lo abbiamo seguito con convinzione, abbiamo creduto in questo tipo di lavoro proprio perché sapevamo che avrebbe dato frutti”.
Che gruppo è questa Note di Siena?
“Un gruppo molto, molto affiatato. In spogliatoio ci divertiamo come matti e ci divertiamo anche in campo, seppur poi subentri la stanchezza dell’impegno sul parquet. Abbiamo legato tantissimo, è come se fossimo insieme da tempo nonostante la squadra sia molto rinnovata, in pratica col solo Pannini che è testimone dei tanti anni trascorsi nella Mens Sana”.
Lei durante il giorno lavora, non fa il cestista a tempo pieno. Come vive questo doppio impegno?
“La stanchezza, quando c’è, è più mentale che fisica. Ci viene richiesto di essere sempre concentrati, sempre sul pezzo, partita o allenamenti non fa differenza: sono comunque abituato da qualche anno a vivere questa condizione, so di cosa si tratta ormai, e comunque ho la fortuna di poter lavorare e giocare a Siena, a casa. Non dover viaggiare significa molto nella gestione delle giornate”.
È questa la spiegazione del suo aver giocato quasi sempre a Siena?
“In realtà ogni volta che ho cambiato maglia l’ho fatto per una questione di stimoli. Quando dal Costone sono passato alla Virtus avevo voglia di fare un salto di categoria, di mettermi alla prova con un livello di basket superiore, allo stesso tempo nel momento in cui ho scelto Castelfiorentino e poi Legnaia sentivo la necessità di ripartire da zero e rimettermi in gioco: il fatto di conoscere ambienti nuovi, fuori da Siena, mi è sicuramente servito anche a livello di esperienza umana”.
Mai pensato di fare il cestista professionista?
“È capitato, in passato mi sono arrivate alcune proposte in tal senso. La mia idea, però, è sempre stata dare priorità prima allo studio e poi al lavoro, concentrarsi su quello e in funzione di quello riuscire poi a dare il massimo possibile, anche in campo”.
Il Costone cosa ha rappresentato per Alessandro Nepi?
“Al Costone ho iniziato a giocare a basket, ho fatto tutte le giovanili, ho esordito in prima squadra e disputato molti campionati, con esperienze sportive di ogni genere: sono stati anni bellissimi, gran parte delle cose che oggi faccio sul campo le ho imparate là. Un ambiente familiare in tutto e per tutto, del resto mio nonno Osvaldo era un costoniano vero, di quelli storici”.
Il ricordo più bello di quel periodo?
“Citare la promozione dalla C alla B sarebbe scontato, però io in quella squadra avevo un ruolo ancora abbastanza marginale, quindi scelgo altri due momenti. Il primo è il titolo Under 19 regionale vinto in finale contro Montevarchi: ci allenava Collini, non avevo ancora compiuto 17 anni, in quella finale disputai probabilmente la mia miglior partita di sempre. Poi una vittoria contro Senigallia, in serie B: misi il tiro della staffa, una botta di adrenalina che ancora ricordo”.
Un momento da incorniciare nei sei anni di Virtus, invece?
“Gara-3 di finale a Livorno, contro la Pielle. Giocammo in cinque e mezzo, in un ambiente incredibile per il tifo che c’era al PalaMacchia e contro una squadra fortissima, eppure la portammo a casa e qualche giorno dopo fummo promossi. Avevamo una fame incredibile, venivamo da una retrocessione senza senso: retrocedere dopo aver chiuso la stagione regolare con 26 punti in classifica, credo in Italia non sia capitato ad altri. La Virtus mi ha dato l’opportunità di investire su di me a più alto livello, sono molto legato alle amicizie e ai rapporti che ho creato in quei sei anni”.
Osvaldo Bonelli, suo nonno materno e come ha sottolineato costoniano storico, cosa direbbe vedendole addosso la maglia della Mens Sana?
“Bella domanda. Non so che effetto gli farebbe, forse sarebbe un po’ stranito, sorpreso, ma alla fine immagino sarebbe felice. Credo che tutta la mia famiglia sia felice di avermi avuto più o meno sempre vicino e di vedermi indossare le maglie delle squadre cittadine”.
I rumours dicono che alla Mens Sana è arrivato con un anno di ritardo. È vero?
“Con Riccardo Caliani ci siamo sentiti spesso, siamo più o meno sempre stati in contatto nel corso degli anni. L’opportunità di venire alla Mens Sana si è concretizzata solo nell’estate scorsa: ogni cosa ha il suo tempo, mi piace pensarla così, e il tempo giusto era questo”.
C’è davvero tutta questa pressione nel gestire i risultati, soprattutto le sconfitte, alla Mens Sana?
“In tanti mi hanno parlato di una maglia pesante, del fatto che tutto questo interesse attorno alla Mens Sana sia una gran cosa quando si vince ma diventi, appunto, pressione nelle sconfitte. Sono onesto, a me la maglia sembra invece leggerissima ed è proprio il seguito che abbiamo a rendere tutto più facile: qui i tifosi ti supportano giorno dopo giorno, non solo la domenica al palazzo, è questo che ti spinge a fare meglio, a farlo sempre”.
Tre squadre della stessa città che militano nella stessa serie e che si contenderanno lo stesso risultato nei playoff. È un buon segno per il movimento? Oppure manca terribilmente una squadra di più alto livello a guidarlo?
“Quando ero piccolo venire a vedere la Mens Sana che giocava per vincere l’Eurolega era un grandissimo spettacolo per tutti. Oggi manca la stratificazione, è innegabile, però queste tre squadre che lottano nello stesso campionato hanno finito per riaccendere la passione: siamo a Siena, la città del Palio, qui si vive di rivalità e in queste stracittadine di rivalità se ne respira tanta, anche se poi apertamente nessuno lo dice. Vedremo cosa succederà nei prossimi anni, intanto è importante aver creato nuovo entusiasmo”.
Sensazioni, oggi, sul secondo posto in classifica che verrà assegnato tra dieci giorni proprio da un Mens Sana-Costone?
“Rappresenta un obiettivo importante, perché il vantaggio del fattore campo nei playoff ha il suo peso e nel nostro caso lo ha ancora di più: venire a giocare al PalaEstra per chiunque altro è sempre molto difficile. Un derby è sempre una partita dal grande peso specifico, figuriamoci quando si gioca all’ultima giornata e con in palio il secondo posto in classifica”.
La capolista Lucca che effetto le ha fatto?
“È una delle naturali candidate alla promozione. Ha un organico forte, incontrandola abbiamo avuto un assaggio dei playoff: sono state due partite tostissime, in casa loro l’abbiamo spuntata in maniera anche rocambolesca, a Siena si sono invertiti i ruoli, sono stati bravi i nostri avversari a portarla a casa nel finale trovando canestri difficili, di talento. Non so se torneremo a confrontarci, dovesse succedere sarebbe una gran bella serie”.
Vi state documentando sulla Division D dalla quale uscirà l’avversaria della Note di Siena nel primo turno dei playoff?
“Lo staff e molti dei miei compagni sicuramente lo stanno facendo, io no. Non mi piace anticipare, non sappiamo ancora in quale posizione termineremo noi la prima fase e di conseguenza non conosciamo l’avversaria, ragion per cui trovo inutile fare congetture, adesso, su chi sia meglio trovare, oppure evitare. Chiunque ci capiti sappiamo che avremo dalla nostra il fattore campo, ma anche che dovremo fare il meglio per passare il turno”.
Quali insidie nel prossimo turno a San Miniato?
“Affrontiamo una squadra molto giovane, ma che ci assomiglia: corrono tanto, fanno dell’intensità la loro arma principale e sono estremamente fisici e talentuosi, sarà una partita ostica, impegnativa anche come accoppiamenti. Detto questo, inutile fare pretattica: andiamo là da secondi in classifica e giochiamo per vincerle tutte, fermo restando il fatto che di facile non esiste nulla in questo campionato”.
Su quel campo lei ha vinto anche una gara delle schiacciate. Se lo ricorda?
“Credo che in rete esista ancora qualche video di quella gara, era nell’ambito di un All Star Game della serie C. Comunque sia, ormai sono passati più di dieci anni”.
Sta dicendo che con le schiacciate ha chiuso?
“Le ginocchia non sono più quelle di un tempo, ma ogni tanto capita. Non ho disimparato e non ho smesso, chi vuole può venire a vedere gli allenamenti e controllare”.
Dopo l’ufficio e il parquet, a casa la attende sua moglie Elisabetta. Vivere accanto a DolceGiuridica, food blogger con quasi 100 mila followers, è un rischio per la sua dieta da sportivo?
“Considerato che alla Mens Sana mi stanno chiedendo dall’inizio della stagione di mettere su peso e che purtroppo non riesco a farlo, direi proprio di no. È il mio fisico, è sempre andata così negli anni, e pensare che grazie alla sua bravura ho la possibilità di seguire una dieta sempre molto ricca e variata: a parte questo, avere Elisabetta accanto è una grande fortuna per tutta la mia vita, certo non solo per questioni di ricette o di forni. Rimanendo in ambito di cucina, però, vorrei aggiungere una cosa”
Prego.
“Anche io mi metto spesso ai fornelli e ritengo proprio di non sfigurare. Col passare del tempo mi sono abbastanza specializzato, principalmente sui salati”.
Elisabetta, in compenso, sul suo ultimo libro "Alta quota, alta idratazione", racconta di come Alessandro l'ha coinvolta nella sua grande passione verso la montagna...
“Lei era molto marittima, diciamo così, ma ho provato a invogliarla e alla fine sì, si è appassionata alla montagna. Che per me è una passione, appunto, che viene da lontano: ci sono sempre andato in vacanza, fin da piccolo con i miei genitori, in inverno e in estate, e da un po’ di anni lo faccio anche insieme a Elisabetta. Non esiste niente che ci rilassi più di un’uscita la mattina presto per fare una lunga escursione e poi giungere in vetta a godersi in pace il panorama, l’aria, l’atmosfera che si respira”.
Ci salutiamo con una sorta di spazio autogestito a sua disposizione. Il tema però è già stabilito: cosa succederà nei playoff?
“Saranno come sempre una sorta di roulette, anche se la regular season ha espresso un piazzamento e dei valori che le squadre si portano poi dietro, soprattutto in termini di aiuto che può dare l’avere a disposizione il fattore campo. Ogni serie fa storia a sé, non esiste pensare oltre il momento, la formula della post season non ti dà margini di errore perché in una sfida al meglio delle tre partite basta sbagliarne una per ritrovarsi con l’acqua alla gola”.
Per la Mens Sana conterà soprattutto affrontarli in una condizione fisica finalmente accettabile?
“Più che fisicamente credo sarà importante essere pronti mentalmente, consapevoli cioè di non poter sbagliare. Dovremo stare con la testa sempre lì, essere consapevoli di quanto sia importante credere nel nostro sistema: è quello che ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi, è quello che può consentirci di fare strada anche nei playoff”.
Matteo Tasso
foto Mens Sana Basketball

 

 

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