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ADDIO A VALENTINO BATTISTI, EROE DELLE DUE PROMOZIONI

News inserita il 22-05-2019

L'ex giocatore biancoverde si è spento a soli 60 anni. Memorabili le sue annate con la squadra senese

Valentino Battisti

Fa male sapere che uno degli eroi biancoverdi se n'è andato, oggi, con tanto, troppo anticipo. La morte spiazza, perché Valentino Battisti aveva compiuto appena sessant'anni a febbraio: non era più l'atleta di un tempo, vero, ma la sua battaglia l'ha combattuta fino all'ultimo col coltello fra i denti, perché se una cosa non gli difettava, quella era la grinta.
L'aveva acquisita negli anni in cui, giovanissimo, era riserva del Billy Milano, forgiandosi spalle e gomiti in allenamento con gente del calibro di Ferracini, Gallinari senior, Sylvester, se l'era portata dietro in tutte le esperienze di una carriera che, sul finire degli anni Ottanta lo aveva indirizzato proprio a Siena. Intuizione di Carlo Ciccarelli, l'averlo portato alla Mens Sana: lui come Lasi, Pastori, Giroldi e dodici mesi dopo Brumatti, investimenti resi possibili dalla cessione miliardaria del diciottenne Paolo Moretti e messi a frutto dal sergente di ferro Gianfranco Lombardi, che quei pretoriani se li sarebbe portati dietro (assieme a Visigalli e poi al trio Vidili-Alexis-Lampley) dalla B Eccellenza all'A1 in appena due stagioni. Un “martello”, coach Dado, filo da torcere per la personalità, forte, di Valentino, che messo sotto pressione giocò una delle sue più belle partite in biancoverde proprio la sera del ritorno in A2, mettendo le mani addosso ai malcapitati giocatori di Imola ma pure crivellando il canestro ospite con una serie di piazzati dai cinque metri che ne spiegavano il valore cestistico, fatto non solo di prese di posizione sotto canestro, blocchi, spinte e birbate a rimbalzo.
Fuori dal campo si accendeva la sua immancabile sigaretta, lontanissimo dal prototipo di atleta e sportivo col quale abbiamo a che fare oggi: lo potevi trovare a discutere con il joystick ed i pulsanti del videogame dentro il bar del palazzetto vecchio, a scrutare il pelo dell'acqua di qualche laghetto tenendo salda in mano l'amata canna da pesca, oppure in tabaccheria da Emiro, a Scacciapensieri, dove (lui come altri ex mensanini) aveva piantato solide radici di amicizia, a suon di cene, bevute e coloriti sfottò.
Fosse rimasto a Siena anche nell'anno di A1, la Mens Sana (rivelatasi poi troppo leggera per affrontare il massimo campionato) probabilmente non sarebbe retrocessa, quando fu il momento di tornare si ritrovò, pure lui, nel tritacarne di una contestazione che probabilmente non meritava, e verso la quale non si trattenne dal rispondere a modo suo. Non scorreva certo acqua nelle vene di Battisti, è risaputo, e comunque questa è un'altra storia, che oggi avrebbe anche poco senso rivangare.
Valentino ci mancherà, come nel tempo ci sono venute a mancare la classe cristallina di Pino, le schiacciate di Marcone, le intuizioni in panchina del Fino, quelle dietro la scrivania di Carlino, la gestione ruspante e appassionata di Beppe e Giancarlo. Non abbiamo più neppure una squadra che possa fermarsi almeno un minuto prima della palla a due per onorare la memoria, dei nostri eroi: è il cruccio peggiore, per chi ha colorato di biancoverde tante giornate della propria vita.
Matteo Tasso

 

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