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SIENA PIRATA: "I DATI DEI NOSTRI FIGLI NUOVO TERRENO DI CONQUISTA?"

News inserita il 01-07-2020

Dopo la decisione di alcune Regioni d'imporre la piattaforma Microsoft Teams per la didattica a distanza con i nostri figli, obbligando migliaia di famiglie ad aprire un account e inserire i propri dati personali per permettergli di seguire le lezioni, l’ennesima doccia fredda arriva direttamente dal Ministero, con una circolare che informa dell’adozione della nuova piattaforma di posta elettronica su Office 365.

Direttamente dal sito ministeriale (https://www.istruzione.it/nuovo-sistema-posta/utente_scuola.html) si scopre che il motivo principale di questa decisione sembrerebbe essere la “maggiore capienza” della casella di posta stessa -fino a ben 50GByte!- trascurando il fatto di regalare gratuitamente migliaia di e-mail, e quindi di dati, al gestore della piattaforma stessa, Microsoft.

Sia chiaro: la collaborazione tra Stato e impresa può esprimere potenzialità importanti, soprattutto quando l’obiettivo è di rinnovare i processi con tecnologie innovative. Ma in questo caso non riscontriamo né un consistente vantaggio in termini di innovazione rispetto a soluzioni open source e riusabili né, in termini sicurezza nazionale, una contropartita accettabile rispetto all’affidamento della comunicazione tra Ministero e Istituti scolastici a piattaforme straniere, proprietarie e chiuse.

Abbiamo inoltre ben chiara la volontà delle grandi corporation multinazionali, tra cui, oltre alla stessa Microsoft, ci sono anche Google e Amazon, di entrare nel mercato dell’istruzione. Offrendo servizi gratuiti e sollevando dalla complessa gestione ICT delle piattaforme gli istituti e ricevendone in cambio i dati relativi alle comunicazioni, valutazioni etc etc etc…

Tutti dati che, nel grande calderone del Big Data, contribuiscono ad alimentare un perverso sistema di profilazione personale dal quale, in tutta sincerità, vorremmo cercare -per quanto possibile- di tener fuori i nostri figli, spesso ancora minorenni.

Ci uniamo, a tal proposito, all’appello fatto dal Prof. Angelo Raffaele Meo e molte associazioni per il software libero sulla necessità di riconquistare la “sovranità digitale”, adottando codice aperto, standard liberi e investendo sulle competenze digitali (https://scuolalibera.continuity.space/lettera-professor-meo):

Proibisca l’uso di software proprietario nelle applicazioni della Pubblica Amministrazione che implicano il trattamento di dati personali;
Obblighi ad usare formati di file standard e aperti;
Consenta l’uso di infrastrutture IT in Cloud soltanto se queste sono nel controllo della pubblica amministrazione Italiana (Private Cloud);
Richieste che anticipano di poco l’allarme lanciato anche dalla Corte dei Conti (https://www.irpa.eu/cortedeiconti-clarizia-3/) che, in una recente lettera, “critica l’esternalizzazione alle società in house dei processi di informatizzazione e digitalizzazione delle PA”, ricordando come queste strategie precludano “alle amministrazioni di assumere una governance efficace delle decisioni strategiche. È impossibile assumere le decisioni strategiche e verificarne gli effetti se le competenze tecniche sono prevalentemente esternalizzate. Tra l’altro la scelta di esternalizzare i processi di informatizzazione e digitalizzazione delle amministrazioni non consente neppure a quest’ultime che di acquisire le necessarie competenze interne e di monitorare adeguatamente lo stato di avanzamento”.

Comprendiamo che l’emergenza causata dalla diffusione dei CoVID-19 e le necessarie misure di prevenzione abbiano impresso una forte accelerata alle esigenze di teledidattica e di lavoro da remoto. Tuttavia questa non deve essere l’occasione per delegare a privati la gestione dell’infrastruttura TLC ma, anzi, l’opportunità per cristallizzare le esigenze e spingere alla realizzazione di una piattaforma ministeriale nazionale basata su software open-source dove i dati sono conservati, gestiti e raccolti in sicurezza e privacy.

La PA è la spina dorsale di un Paese. Crediamo che sia necessario proteggerne i dati e le infrastrutture, anche e soprattutto per quanto riguarda il “colonialismo digitale” da parte di realtà sovranazionali difficili da controllare.

Siena Pirata

 

 

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