
I sempre più frequenti episodi di violenza ad opera di giovanissimi, come se la tristissima vicenda di Willy Monteiro Duarte non avesse insegnato niente, sono banalmente la conferma di un sistema che si sta avviando sempre più velocemente al declino totale. Declino sociale, culturale ed economico.
E’ sufficiente, del resto, guardare i dati per rendersene conto.
Secondo l'ISTAT in Italia ci sono 5.9 milioni di immigrati regolari e circa 700.000 irregolari. Di questi 6,6 milioni solo 930.000 lavorano regolarmente, quasi tutti nella fascia di reddito esente, non versano imposte e ricevono assegni per i familiari a carico, persino per i parenti all'estero, purché fatti risultare nello stato di famiglia.
Ma sono 6,6 milioni di persone che accedono a servizi scolastici e sanitari, beneficiano dei sussidi, dei bonus e degli alloggi per famiglie a basso reddito, pagati dagli altri lavoratori (in Italia, meno del 50% dei lavoratori paga l’IRPEF).
Sempre secondo l'ISTAT, il 67% dei reati è commesso da immigrati che sono anche il 47% degli ospiti delle patrie galere, al costo di circa €270 al giorno per la collettività. Gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza costano, alla comunità, oltre 37€ al giorno: soldi che finiscono nelle tasche delle cooperative e delle associazioni, non degli immigrati stessi, spesso lasciati nel più totale sbando.
Tornando ai dati INPS, grazie ai ricongiungimenti dei familiari anziani, solo il 3% delle pensioni erogate ad immigrati ha cumulato versamenti contributivi di almeno €1.
A questo si aggiunge la Guardia di Finanza, che rileva come quasi tutti i negozi etnici hanno una mortalità di 4 anni, tempo tecnico affinché lo Stato si accorga che non versano nessuna imposta. Nel frattempo l'attività viene chiusa, il titolare (spesso un “prestanome”) torna nel suo paese con una dote per aprire un'attività e lo Stato italiano si attacca al tram e negli stessi locali riapre un connazionale che procede con lo stesso meccanismo.
La maggior parte dei porti italiani sono gestiti da società cinesi, che sfruttando i limiti dei controlli doganali di 2 container su 1000, importano tonnellate di prodotti dalla Cina per alimentare magazzini e negozi che vendono spesso senza versare alcuna imposta. Basta poi chiedersi come mai la maggior parte delle ricevitorie di giochi e tabacchi stiano diventando tutte cinesi per capire che attraverso i prodotti di monopolio che non prevedono scontrini, queste attività stanno diventando le più grandi lavanderie per riciclare i soldi delle comunità etniche.
Non è quindi difficile immaginare come, davanti a questa enorme concorrenza sleale ed all’assenza di uno Stato capace di controllare e gestire, il futuro non possa che essere parecchio difficile.
Siena Pirata





































