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"SIENA E I NUOVI WORKING POORS"

News inserita il 19-01-2026

Siena Pirata parla di un recente articolo su un quotidiano toscano che ha stimato in 2200€ lo stipendio minimo necessario per vivere a Firenze. Ma a Siena, dove l’inflazione è più alta della media nazionale, quanti lavoratori raggiungono questa cifra? Pochi, soprattutto nel pubblico, dove gli stipendi restano inchiodati tra 1300 e 1700€. Intanto la città mostra i segni della crisi: consumi in calo, negozi che chiudono e un crescente numero di “working poors”. Siena rischia così di perdere il diritto a un’esistenza davvero libera e dignitosa.

Il comunicato di Siena Pirata: "Un articolo di qualche giorno fa da parte di un quotidiano Toscano ha evidenziato come, ad oggi, per vivere a Firenze sia necessario uno stipendio di almeno 2200€ mensili. Cifra necessaria per pagare un affitto/mutuo per una abitazione decorosa, i costi degli spostamenti, costo del cibo, bollette delle utenze, tasse… 

Firenze, a differenza di Siena, non è nel podio nazionale delle città dove il costo delle vita è più elevato.

Viene spontaneo, quindi, chiedersi quale sarebbe lo stipendio minimo per vivere a Siena, considerando che l’inflazione nella nostra città è stata superiore alla media nazionale. 

Ipotizzando comunque che anche per Siena siano sufficienti 2200€, ci chiediamo quanti siano i lavoratori che a Siena percepiscono, o superano, tale cifra. Di certo, soprattutto nel comparto pubblico, ben pochi possono vantare stipendi di tale livello: la maggioranza dei dipendenti pubblici oscilla tra i 1300 e i 1700€ mensili, con gli aumenti dei rinnovi contrattuali ridicoli davanti all’inflazione reale del Paese. Anche nel privato, per quanto ne sappiamo, non sono molte le realtà capaci di offrire ai suoi dipendenti stipendi così generosi, complice anche una tassazione sul lavoro decisamente pesante. Paradossalmente, secondo quanto molte statistiche sembrano confermare, a Siena molte pensioni sono superiori agli stipendi.

Non è difficile quindi collegare l’attuale crisi della città, con negozi che chiudono e una generale contrazione dei consumi, ad un forte indebolimento del potere di acquisto dei cittadini, in particolare dei lavoratori. Con sempre meno risorse economiche disponibili, tra aumento dei costi dei carburanti, dei generi alimentari e delle bollette per le utenze, resta ben poco per concedersi qualche sfizio.

Anche Siena, quindi, pare scivolare verso una diffusa condizione di “working poors”, di lavoratori poveri, dove la retribuzione mensile non garantisce il diritto costituzionalmente sancito all’art. 36 di “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Il tutto, purtroppo, nel silenzio assordante delle Istituzioni."

 

 

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