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PARTITO COMUNISTA: "LA MULTIUTILITY TOSCANA? È UNA NUOVA PRIVATIZZAZIONE"

News inserita il 03-04-2021

 

Il Segretario del Partito Comunista Toscana, Francesco Sale, dichiara:
“Il 10 Dicembre scorso, i tre sindaci di Firenze, Prato ed Empoli, Nardella, Biffoni e Barnini, presentavano il progetto di costituzione della Multiutility dei servizi pubblici in Toscana. Progetto che veniva benedetto dalla presenza e dalle dichiarazioni compiaciute del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.
Nelle dichiarazioni sia del presidente Giani che dei sindaci si leggevano toni entusiastici: diminuzione delle tariffe, aumento degli investimenti, radicamento territoriale, quotazione in borsa.
Questo progetto è già in ritardo, visto che entro aprile i tre comuni dovevano stabilire gli atti amministrativi di indirizzo per la costituzione della Multiutility. A onor del vero, Firenze ed Empoli sono in linea, ma manca all’appello il comune di Prato.
In questo caso, il ritardo e l’inefficienza li consideriamo una piccola vittoria.
Come Partito Comunista siamo infatti fortemente critici rispetto alla proposta di costituzione della Multiutility. Le ragioni sono molte. La prima ragione di contrarietà è però obbligatoria. Infatti, il progetto si propone di riunire in un’unica azienda i servizi di gestione del gas, dei rifiuti e dell’acqua e di quotare l’azienda in borsa. La quotazione in borsa servirà ad attrarre i famosi fondi di investimento stile Black Rock, famosi non per la beneficienza o per la qualità dei servizi pubblici.
Ora, vogliamo ricordare ai sindaci e al Presidente Giani che nel 2011 circa 26 milioni di cittadini hanno abrogato la possibilità di “remunerare il capitale investito dal gestore”. Tradotto, l’indirizzo politico dato dai cittadini è quello di rendere l’acqua un bene pubblico. E come Partito Comunista siamo estremamente convinti che l’acqua debba essere un bene pubblico, affidato a una gestione che sia pubblica al 100%, così come pubblica devono essere la gestione del ciclo dei rifiuti e l’energia. Considerare i servizi pubblici come beni pubblici significa anche farli uscire dalla spirale del profitto privato. Questo consentirebbe assunzioni stabili e durature, una sana occupazione fuori dalle logiche del ribasso dei salari e dei diritti. Una gestioni i cui proventi andrebbero non a remunerare i capitali dell'alta finanza, ma dovrebbero essere reinvestiti negli altri servizi pubblici, scuole e ospedali, che oggi vivono una situazione drammatica non solo a causa della pandemia.
In secondo luogo, non sfugge a nessuno che le dichiarazioni rese finora dai sindaci stiano replicando la ricetta trita della propaganda degli ultimi trenta anni: anni nei quali si è parlato di riforma dei servizi al fine di diminuire le tariffe, e migliorare i servizi e gli investimenti. Ma abbiamo visto tutti che le riforme erano in realtà delle svendite e che gli effetti sono stati opposti rispetto a quelli propagandati, ovvero tariffe più salate, servizi peggiori e investimenti ridotti al minimo.
E’ poi necessario sottolineare come la svendita dei servizi pubblici abbia aperto alla compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori impegnati nei servizi pubblici, mediante il sistema degli appalti a cooperative.
Da destra si sono levate un po’ di voci che sembrano critiche rispetto al progetto. Ma a ben guardare, le critiche non sono nel merito. Non si critica la proposta di riunire in un’unica multiutility servizi pubblici totalmente diversi, come acqua, rifiuti o gas, non si critica la possibilità di quotare in borsa la multiutility. Il problema che individua la destra è che il governo di questa società toscana è e sarà saldamente nelle mani del PD.
Ecco, il PD. Questo progetto è stato letteralmente riesumato nel corso dell’anno 2020. Le prime ipotesi di costituire una multiutility regionale per la Toscana rimontano almeno a dieci anni fa. Eppure, sarà sicuramente un caso, ma nell’ultimo decennio abbiamo assistito all’entrata della multiutility romana Acea, società che adesso si sta cercando di estromettere. Guarda caso, proprio in concomitanza della fine dell’idillio tra il PD toscano (segnatamente fiorentino/renziano) e il PD romano.
Non vorremmo che i cittadini toscani fossero costretti a subire le conseguenze di un regolamento di conti interno al PD."

 

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