
La mozione del Gruppo consiliare Siena Sostenibile esprime una netta contrarietà al piano di riarmo europeo e all’aumento della spesa militare, ritenuti inefficaci per la pace e dannosi per la giustizia sociale. Il documento chiede di ridurre gli investimenti in armamenti, riorientando le risorse verso sanità, istruzione, welfare, lavoro e ambiente, tutelando il ruolo dei Comuni e i principi costituzionali di pace.
Oggetto: Mozione del Gruppo consiliare Siena Sostenibile contro il piano di riarmo europeo, per la riduzione della spesa militare e l’aumento dei finanziamenti allo Stato sociale.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI SIENA
PREMESSO CHE
la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 2.718 miliardi di dollari (fonte SIPRI), con un aumento del 20% negli ultimi tre anni, il più alto dai tempi della guerra fredda;
in Europa la spesa è cresciuta del 17%, fino a 693 miliardi di dollari, mentre la spesa complessiva dei 32 Stati membri della NATO rappresenta il 55% del totale mondiale (1.506 miliardi di dollari);
la spesa militare italiana per il 2025 è stimata in 32 miliardi di euro (33 miliardi con i costi indiretti), pari a circa l’1,5% del PIL nazionale (dati Osservatorio Milex);
la storia ha più volte dimostrato che la militarizzazione non produce pace né sicurezza duratura, ma alimenta cicli di conflitto, distruzione e disuguaglianza.
VISTO CHE
nel marzo 2025 l’Unione Europea ha approvato il Libro Bianco per la Difesa Europea – Prontezza 2030, insieme al piano “ReArm Europe” (poi ridenominato “Readiness 2030”), che prevede un aumento complessivo di 800 miliardi di euro in quattro anni di spesa militare, anche attraverso deroghe al Patto di stabilità e l’utilizzo di fondi destinati alla coesione territoriale e sociale;
nel vertice NATO di L’Aja del 24-25 giugno 2025, gli Stati membri (eccetto la Spagna) hanno deciso di elevare al 5% del PIL l’obiettivo di spesa militare entro il 2035, di cui il 3,5% in spese militari dirette e l’1,5% in spese per la sicurezza.
CONSIDERATO CHE
l’aumento previsto comporterà per l’Italia un incremento della spesa militare fino a mille miliardi di euro nel prossimo decennio, con un differenziale di oltre 445 miliardi rispetto ai livelli attuali;
tali risorse verrebbero necessariamente sottratte a settori fondamentali come sanità, istruzione, welfare e servizi pubblici, già oggi sottofinanziati;
ogni miliardo investito nel comparto militare genera 3.000 posti di lavoro, mentre lo stesso investimento ne produrrebbe 8.000 nel settore ambientale, 12.000 nella sanità e 14.000 nell’istruzione;
l’insieme di queste misure si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali enunciati all’articolo 11.
RILEVATO CHE
i Comuni italiani, negli ultimi decenni, sono stati fortemente penalizzati dalle politiche di contenimento della spesa pubblica, con la perdita complessiva di circa 15 miliardi di euro a causa del Patto di Stabilità;
la Legge di Bilancio 2025 ha già previsto ulteriori tagli per 1,3 miliardi di euro nel periodo 2025–2029;
nuovi tagli derivanti dall’aumento delle spese militari rischiano di compromettere la capacità dei Comuni di garantire i servizi pubblici essenziali e di svolgere la loro funzione sociale.
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
a rappresentare presso il Governo italiano, il Parlamento, il Comitato Europeo delle Regioni e la presidenza dell’Anci, le seguenti posizioni e richieste del Consiglio comunale:
- contrarietà ad ogni forma di sostegno del piano europeo “ReArm Europe / Readiness 2030”;
- recedere dall’impegno assunto in sede NATO di aumento della spesa militare al 5% del PIL;
- riorientare le risorse previste per l’aumento delle spese militari verso il lavoro, l’ambiente, la sanità, la scuola e il welfare, pilastri della sicurezza sociale, con una gestione condivisa europea;
- invertire la rotta nei rapporti finanziari con i Comuni, garantendo loro le risorse necessarie a esercitare pienamente la propria funzione pubblica e sociale;
- tassare gli extra-profitti dell’industria bellica e ridurre i fondi destinati alle missioni militari all’estero;
- promuovere nel territorio comunale iniziative di educazione alla pace, al disarmo e al dialogo tra i popoli.







































