
L'intervento della Consigliere Comunale Monica Casciaro di Siena Sostenibile sulla scuola e DSA:
"Ogni giorno molti studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) affrontano un percorso reso talvolta più difficile da ostacoli organizzativi, incomprensioni o da un’applicazione non uniforme degli strumenti previsti dalla normativa. Accanto a loro ci sono le famiglie, spesso chiamate a dialogare con la scuola perché certificazioni DSA, relazioni specialistiche e Piano Didattico Personalizzato (PDP) trovino applicazione nella quotidianità scolastica.
Per Siena Sostenibile l’inclusione scolastica rientra in una visione ampia di sostenibilità: non solo ambiente e territorio, ma anche qualità della vita, accesso ai diritti, educazione e benessere delle nuove generazioni. Una società è davvero sostenibile quando non lascia indietro nessuno e crea condizioni reali di partecipazione e pari opportunità.
Parlare di DSA e scuola non significa individuare responsabilità personali, ma promuovere consapevolezza su ciò che molti studenti e famiglie vivono ogni giorno. Gli studenti con DSA hanno le stesse capacità dei compagni: non imparano meno, imparano in modo diverso. Alcune attività possono richiedere più tempo, strategie differenti o strumenti specifici, senza incidere su intelligenza, impegno o obiettivi.
La Legge 170/2010 tutela il diritto allo studio degli studenti con DSA e prevede didattica personalizzata, strumenti compensativi, misure dispensative e adeguate forme di verifica e valutazione. Il Decreto Ministeriale 5669/2011 e le Linee guida indicano alle scuole come renderlo effettivo. L’inclusione non consiste nel fare eccezioni, ma nel mettere ogni alunno nelle condizioni di imparare ed essere valutato in modo equo.
Certificazioni e relazioni specialistiche non dovrebbero essere semplici allegati burocratici, ma il punto di partenza per costruire un PDP adeguato. Se le indicazioni degli specialisti vengono recepite solo in parte o tradotte in modo generico, lo studente rischia una tutela soltanto formale: il documento esiste, ma nella quotidianità scolastica può non produrre gli effetti necessari.
Strumenti compensativi e misure dispensative non sono privilegi, ma strumenti di equità. Mappe concettuali, sintesi vocale, tempi aggiuntivi, programmazione delle interrogazioni, modulazione delle prove e, ove previsto, riduzione quantitativa ma non qualitativa, non semplificano il percorso né modificano gli obiettivi didattici: permettono allo studente di dimostrare ciò che sa.
Le mappe concettuali non danno risposte, ma aiutano a organizzare le informazioni e a mostrare ciò che è stato studiato. Spesso vengono costruite dagli studenti, con l’aiuto di famiglie, tutor o specialisti. La scuola dovrebbe accompagnare questo percorso, aiutando lo studente a diventare autonomo e tenendo conto dei tempi necessari per leggere, comprendere e organizzare le informazioni.
Particolarmente delicata è la valutazione. Se gli strumenti previsti vengono usati nello studio ma negati durante verifiche o interrogazioni, il percorso perde coerenza e lo studente rischia di essere valutato più sulla difficoltà legata al disturbo che sulle conoscenze acquisite. Il PDP non può funzionare solo sulla carta né essere lasciato alla sensibilità del singolo docente: quando uno strumento è previsto, il suo uso dovrebbe essere garantito.
Ogni realtà scolastica è diversa: in molti contesti esistono attenzione e buone pratiche; in altri possono emergere difficoltà organizzative o interpretazioni differenti della normativa. Per questo il Consiglio di classe non dovrebbe limitarsi a predisporre il PDP all’inizio dell’anno, ma verificarne adeguatezza e applicazione, confrontando quanto previsto nella documentazione con quanto realmente fatto: misure applicate, non applicate, applicate solo in parte o non inserite pur essendo coerenti con il profilo dello studente.
Una verifica intermedia consentirebbe di correggere le criticità; un monitoraggio finale aiuterebbe a predisporre un PDP più efficace per l’anno successivo. Per molti studenti con DSA la difficoltà non nasce solo dallo studio, ma anche dall’incertezza che gli strumenti riconosciuti siano utilizzabili o che ogni volta sia necessario chiedere, spiegare, giustificare. Rendere stabile l’applicazione delle misure significa creare un contesto più sereno, equo e rispettoso del diritto allo studio.
La collaborazione tra scuola e famiglia resta essenziale. L’obiettivo comune deve essere il successo formativo dello studente: metterlo nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità, senza lasciare che le difficoltà legate al disturbo compromettano il suo percorso scolastico.
Una scuola sostenibile è una scuola capace di prendersi cura dei percorsi individuali, riconoscere le fragilità senza trasformarle in limiti e costruire pari opportunità. Quando la scuola riesce a fare questo, non favorisce qualcuno: offre a tutti la possibilità di costruire il proprio futuro con dignità e fiducia nelle proprie capacità."







































