

“Il Comune di Radicofani avrà presto un ostello per ospitare i pellegrini della Via Francigena”, ha annunciato il sindaco Massimo Magrini al convegno di ieri dedicato all’antica via. La creazione di una struttura di accoglienza, che dovrebbe essere pronta entro la fine dell’anno e con una disponibilità di accoglienza fino a 80 persone, ha il sapore di un ritorno all’antico, visto che nella Radicofani medievale c’erano almeno otto strutture ricettive per ospitare i viandanti di una delle strade più importanti e transitate del mondo. Lo stessa gigantesca struttura della Posta granducale testimonia un intenso passaggio internazionale, almeno fino ai tempi al Grand Tour. “Poi tutto è finito negli anni Cinquanta – ha ricordato il sindaco – con la nuova strada di fondovalle che ha determinato un lento declino e lo spopolamento”. Oggi l’intero Comune conta poco più di mille abitanti, più o meno gli stessi della metà del Quattrocento, quando erano 950.
Ma ora si riscoprono gli antichi fasti sulla spinta di un turismo culturale e religioso, attento alla lettura di luoghi storici, per non dire mitici, e Radicofani torna a suo modo un punto di riferimento. L’antica “via Longobardorum”, diventata “via Franciosa” in riferimento agli eserciti franchi che la percorrevano, viene menzionata nella nostra zona nell’876, per poi essere ribattezzata nel 1016 “Strada Romea” e dal secolo XII, più comunemente Francigena. Una strada senza un percorso definito, che ha sfiorato o attraversato per secoli Radicofani, a seconda dei casi e delle scelte individuali. Lo hanno ricordato studiosi ed esperti in un teatro affollato. Tra questi Renato Stopani, uno dei massimi studiosi della Francigena, secondo il quale lo straordinario sviluppo di Radicofani si deve al fatto che si trovava nel punto di passaggio tra la strada proveniente dalla Francia e quella più a est, che arrivava dalla Germania, e per questo chiamata Via Teutonica.
Molto approfonditi e ricchi di suggestione anche gli interventi di Fabrizio Vanni, Patrizia Turrini e Fausto Cecconi, assessore comunale e grande conoscitore della storia locale. È stato un viaggio alla riscoperta della strada che passava “per Sanctum Quiricum al altum Radicofanum, et deinde Aquapendentem…”, e di una Radicofani che diventava ricca e coltivava leggende, talvolta incredibili di osti, avventori, malandrini e donne di malaffari. Una su tutte, quella resa celebre da Boccaccio, dedicata alla prigionia e alla dieta forzata dell’abate di Cluny, anche lui un viandante, caduto sotto le grinfie di Ghino di Tacco. |