SIENA NOTIZIE NEWS

STORIA DEL PALIO: L'ALLEGATO B AL REGOLAMENTO

News inserita il 12-02-2018

Lo schema dei 14 gruppi della passeggiata storica.

Il corteo storico, o così come viene comunemente chiamato dai senesi, la passeggiata storica, è definita da molti studiosi come un corteo “anti - storico” in quanto propone un vero e proprio percorso a ritroso nel tempo, che parte celebrando la Repubblica di Siena nel suo massimo splendore e si chiude con l’ingresso del Carroccio che richiama alla mente le grandi battaglie medievali, in primis quella di Montaperti. L’ordine di ingresso del corteo attuale, modificato nel 1981 e mantenuto tale anche dopo il rinnovo dei costumi del 2000, è disciplinato dall’allegato B al regolamento per il Palio. Il corteo si compone di 14 gruppi per un totale di quasi 600 figuranti che sfilano sul tufo agli ordini del Maestro di Campo, coadiuvato dai suoi aiuntanti, i cosiddetti rotellini. Lo sparo del mortaretto, alle 17.20 a luglio ed alle 16.50 ad agosto, annuncia l’entrata in Campo della sfilata che precede di circa 2 ore la carriera, e contemporaneamente, dalla Torre del Mangia, Sunto comincia a diffondere quel suono di bronzo che tanto colpì Eugenio Montale. La passeggiata si apre con l’ingresso dei 6 Mazzieri che recano la mazza degli ambasciatori, che sono seguiti dal vessillifero a cavallo recante la Balzana senese, scortato da 4 Comandatori, ai quali era riservato il compito di controllare l’incedere dell’esercito. La Fanfara del Palio, l’unico gruppo nel quale è ammessa la presenza femminile e composta da 12 tamburini, 18 trombetti con chiarine d’argento e 30 musici con strumenti vari, da il primo tocco musicale al corteo intonando le note della Marcia del Palio del maestro Formichi, il cui ascolto provoca sensazioni indescrivibili a tutti i senesi, e che, assieme al cupo rintocco del Campanone ed al rullo dei tamburi, costituisce la colonna sonora del corteo. Sfilano poi i 67 vessilliferi delle città, potesterie, terre e castelli dell’antica Repubblica, mentre una posizione privilegiata spetta alle rappresentanza di Massa Marittima, alleata fondamentale nella battaglia di Monteaperti, che sfila con un tamburino, il vessillifero e 3 balestrieri, e quella di Montalcino (un tamburino il vessillifero e 4 arcieri), roccaforte ed ultimo baluardo della repubblica senese dopo la sua caduta in mano fiorentina e sino alla sua resa definitiva nel 1559. Il vessillifero ed i paggi recanti la targa, l’elmo e la spada, precedono l’ingresso del Capitano del Popolo a cavallo con palafreniere, l’autorità che tutelava i popolani dai soprusi dei nobili e che aveva il compito di guidare l’esercito in battaglia. Lo seguono i vessilliferi dei Terzi, i centurioni dei Terzi ed i Capitani delle Masse dei Terzi (i territori appena fuori le mura), tutti a cavallo con palafreniere. Il terzo gruppo comprende la rappresentanza dello Studio senese che celebra la nostra Università, una delle più antiche al mondo, fondata nel 1241, e si compone di 2 tamburini, 1 vessillifero, il Rettore, 4 docenti delle materie di Diritto, Natura, Filosofia medica e Teologia, e 4 studenti. Il vessillifero, i tamburini ed i 3 magistrati della Mercanzia, l’organo con competenza e giurisdizione in materia di commercio, precedono l’entrata dei 6 rappresentanti del popolo delle 17 contrade, preceduti dal vessillifero recante l’insegna dell’arte caratteristica di ogni rione: Aquila - Notai; Bruco - Setaioli; Chiocciola - Cuoiai; Civetta - Calzolai; Drago - Banchieri; Giraffa - Pittori; Istrice - Fabbri; Leocorno - Orafi; Lupa - Fornai; Nicchio - Vasai; Oca - Tintori; Onda - Falegnami; Pantera - Speziali; Selva - Tessitori; Tartuca - Maestri di Pietra; Torre - Battilana; Valdimontone - Ligrittieri. Dopo il paggio porta Masgalano, scortato da due paggi armati, entrano le comparse delle contrade partecipanti al Palio che sfilano seguendo l’ ordine di estrazione poi, separate da 12 paggetti con festoni di alloro, è il turno delle altre 7 non partecipanti che, rispetto alle precedenti, non hanno ovviamente né il barbero né il soprallasso. Il corteo sta ormai volgendo alla fine e, dalla Bocca del Casato, ecco spuntare le 6 contrade non più esistenti, comunemente chiamate contrade soppresse (Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera), i cui cavalieri sfilano con la celata dell’elmo abbassata. E’poi il turno dei balestrieri, ai quali era demandata la difesa del Palazzo Pubblico. Nel loro gruppo sfilano il vessillifero, il Capitano, 2 tamburini, 4 Pavesari che sorreggono il Pavese, il grande scudo ligneo che serviva da riparo per i balestrieri quando dovevano ricaricare la loro arma, 4 balestrieri con balestra grande e 16 con balestruccio. E’ poi il turno del Capitano di Giustizia (l’ autorità che fino al 1777 aveva la giurisdizione penale sulla città) a cavallo con palafreniere, scortato da 4 fanti armati di roncone. Il momento clou del corteo arriva con l’ingresso del Carroccio recante il drappellone e trainato da 4 buoi di razza chianina, condotti da 4 bovari. Sul carro prendono posto 6 trombetti, l’inserviente porta Palio, il valletto che suona la Martinella (la piccola campana che chiamava a raccolta i soldati per l’ultima preghiera prima della battaglia) e, seduti sul grande sedile ligneo, i 4 di Balia. La Balia era una commissione di cittadini sorta in principio con poteri assai limitati che ha acquisito nel corso dei secoli sempre maggiore importanza, fino a divenire, dopo la caduta della repubblica, una magistratura indipendente che si occupava, tra l’altro, dell’organizzazione delle feste pubbliche. Il Carroccio, scortato da 8 fanti con roncone, è seguito dai cavalieri di 6 famiglie nobili senesi: i D’Elci – Pannocchieschi (stemma rosso con arabeschi oro e aquila imperiale coronata), i Piccolomini( stemma bianco e celeste con croce e 3 mezzelune), i Salimbeni (stemma rosso con rombi oro), i Salvani (stemma bianco e blu con stelle a 6 punte inquartate), i Tolomei (stemma blu e bianco con fascia bianca a 3 lune) e gli Ugurgeri (stemma oro con tre leoni neri che circondano una ruota rossa). Chiudono la sfilata 6 paggi con festoni di alloro.

Quando la pista è ormai sgombra e mentre i valletti comunali accompagnano il drappellone al Palco dei Giudici, restano sul tufo solo il tamburino ed un alfiere di ciascuna contrada per la sbandierata finale, terminata la quale, un silenzio quasi irreale avvolge la Piazza; l’ora della carriera è finalmente arrivata.

Davide Donnini

 

Galleria Fotografica

Web tv